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Lago gigante sull’iceberg A23a: segnale del clima che cambia

Lago gigante sull’iceberg A23a: segnale del clima che cambia
Photo by Imagine Earth Photography- Shutterstock
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Le immagini satellitari rivelano l’evoluzione drammatica del più grande iceberg del mondo, diretto verso acque più calde e soggetto a processi di fusione accelerata.

Lago gigante sull’iceberg A23a: segnale del clima che cambia
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Un colosso in movimento: il viaggio di A23a verso nord

L’iceberg A23a, il più esteso attualmente esistente sulla Terra, ha ripreso il suo lento ma deciso spostamento dopo quasi quarant’anni di immobilità. Questo gigantesco blocco di ghiaccio, con una superficie di circa 4.000 chilometri quadrati più grande di intere province italiane – ha iniziato a muoversi dalle acque del Mare di Weddell verso nord, sospinto da correnti oceaniche e venti. Originatosi nel 1986 dal distacco della piattaforma Filchner-Ronne, è rimasto a lungo incagliato nei fondali fangosi, ma oggi è di nuovo in rotta verso l’Oceano Australe, attirando l’attenzione della comunità scientifica globale.

La sua imponente struttura raggiunge in alcuni punti uno spessore di 400 metri, un dato che ne sottolinea la maestosità ma anche la vulnerabilità. La parte emersa del colosso è ora esposta ai raggi solari e alle variazioni atmosferiche, mentre quella sommersa affronta l’erosione delle correnti. Questo doppio attacco, sopra e sotto la linea di galleggiamento, sta innescando mutamenti profondi.

Una piscina naturale nel cuore del ghiaccio

Il dettaglio che ha colpito maggiormente i ricercatori è la formazione di un lago superficiale: un’enorme depressione piena d’acqua si è formata sulla sommità di A23a, visibile chiaramente dalle immagini satellitari. Si tratta di un fenomeno sempre più comune sulle masse glaciali, ma inusuale per iceberg di queste dimensioni. L’acqua accumulata proviene dalla fusione superficiale del ghiaccio, favorita da temperature atmosferiche sopra lo zero che trasformano la neve compatta in acqua liquida.

Questa piscina naturale non è soltanto spettacolare da osservare: è anche un indicatore chiave della fragilità dell’iceberg. L’acqua scura assorbe più energia solare rispetto alla superficie ghiacciata circostante, amplificando la fusione attraverso il cosiddetto effetto albedo. Un meccanismo che innesca un ciclo accelerato di erosione interna, potenzialmente destabilizzando l’intera struttura.

Instabilità crescente: quando il ghiaccio cede

L’accumulo d’acqua all’interno della cavità comporta una pressione notevole sul ghiaccio sottostante. Questa spinta verso il basso può provocare crepe e fratture nella massa, innescando processi di frammentazione. Gli scienziati temono che l’unione tra fusione superficiale e scioglimento basale causato dalle acque più calde che lambiscono il fondo dell’iceberg possa portare a una rottura improvvisa di A23a in blocchi più piccoli.

La distinzione tra questi due tipi di fusione è cruciale. Mentre l’erosione alla base è un fenomeno noto e monitorato, la presenza di laghi sulla superficie suggerisce una pressione atmosferica senza precedenti. È come se l’iceberg venisse corroso da entrambe le direzioni, aumentando la probabilità che si spezzi nei prossimi anni. Ogni nuovo bacino d’acqua non fa che accelerare questo destino.

Lago gigante sull’iceberg A23a: segnale del clima che cambia
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Deriva e impatti ambientali: cosa ci dice A23a sul clima

Attualmente A23a si trova nei pressi delle isole Orcadi Meridionali, lungo un tratto spesso attraversato da iceberg in fuga dal Polo Sud. Ma la velocità con cui si formano le masse d’acqua sulla sua superficie racconta una storia più ampia, quella di un clima in rapida trasformazione. Le temperature più miti che incontrerà nel suo percorso verso nord non faranno che amplificare il processo già in atto, aumentando il rischio di disintegrazione.

Se da un lato la rottura di un iceberg così vasto può arricchire l’oceano di minerali, stimolando la crescita del fitoplancton essenziale per la catena alimentare marina dall’altro può causare disagi significativi. I frammenti più piccoli rappresentano una minaccia per la navigazione e possono alterare temporaneamente le dinamiche ecologiche di alcune zone antartiche, habitat sensibili per foche e pinguini. In definitiva, A23a si sta rivelando un gigantesco barometro naturale, capace di misurare con precisione la pressione del cambiamento climatico sul nostro pianeta.