Un vasto serbatoio d’acqua si è formato sull’iceberg A23a, un segnale che potrebbe predire la sua rapida disintegrazione. Qual è il destino di questo gigante galleggiante?

L’iceberg A23a attira l’attenzione degli scienziati di tutto il mondo a causa di un fenomeno insolito. Su questo colosso di ghiaccio, un’enorme quantità di acqua, derivante dalla sua stessa fusione, invece di disperdersi nell’oceano, sta formando una gigantesca piscina. Questa situazione allarmante segnala un possibile preludio alla frammentazione imminente dell’iceberg.
Soprannominato “sorvegliato speciale“, A23a è uno degli iceberg tabulari più imponenti mai documentati. Le immagini satellitari rivelano una particolarità affascinante: una barriera di ghiaccio lungo il perimetro, simile al bordo di una vasca, che intrappola l’acqua fusione. La pozza copre un’area di circa 800 chilometri quadrati, due terzi della superficie di Roma, e appare di un blu profondo in alcune zone, indicando la notevole profondità dell’acqua.
Lungo viaggio di A23a: storia e evoluzione
L’iceberg A23a vanta una lunga storia. Distaccatosi dalla piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne nel 1986, originariamente aveva dimensioni cinque volte maggiori rispetto a oggi. È stato per anni l’iceberg più esteso del pianeta, ma il suo lento spostamento verso acque e climi più caldi ha accelerato il suo deterioramento. Ora, l’accumulo di acqua di fusione è come un colpo di grazia per la sua struttura già compromessa.
L’acqua liquida, avendo densità superiore al ghiaccio, si infiltra nelle crepe dell’iceberg, aumentando la pressione interna e allargando le fessure. Se raffreddata, l’acqua espansiva potrebbe agire come un potente cuneo, rischiando di far “esplodere” l’iceberg dall’interno. Questo processo, noto come hydrofracturing, distinse il crollo della piattaforma di ghiaccio Larsen B nel 2002.
Un fenomeno non isolato: conseguenze globali

Il caso di A23a non è un’eccezione tra gli iceberg di grandi dimensioni. Secondo l’esperto glaciologo Douglas MacAyeal, la deformazione del bordo può creare una diga naturale, imprigionando l’acqua fusione. Ciò è causato da erosione, fusione differenziale e la tendenza naturale delle alte piattaforme a piegarsi. Le striature d’acqua osservabili dall’alto sono testimoni delle antiche dinamiche di movimento del ghiaccio.
Il futuro di A23a è monitorato attentamente attraverso satelliti ottici e radar (come Sentinel e Landsat) per ricavare dati cruciali sugli iceberg in fase di disintegrazione. La fusione di tali giganti rilascia enormi masse di acqua dolce, alterando la salinità e la struttura degli oceani. Cambiamenti che influenzano la circolazione oceanica, la distribuzione di nutrienti, e la vita marina, creando “oasi biologiche” temporanee, ma ancora poco comprese.
Conclusione
Il destino dell’iceberg A23a è incerto, ma la sua esistenza e i suoi cambiamenti fungono da laboratorio naturale per comprendere meglio le dinamiche delle piattaforme di ghiaccio. Con le sue dimensioni mastodontiche e il suo lento sgretolamento, rappresenta sia una minaccia sia un’opportunità per avanzare nella ricerca climatica.

