Nuove indagini del progetto ScanPyramids rivelano due vuoti sospetti dietro blocchi di granito levigato nella facciata orientale della piramide di Micerino. Le tecnologie avanzate suggeriscono la possibile esistenza di passaggi finora sconosciuti.

La piramide di Micerino, la più piccola del celebre trio di Giza, potrebbe custodire ancora segreti rimasti celati per millenni. Il progetto ScanPyramids, iniziativa franco-egiziana che utilizza tecnologie di indagine non invasive, ha individuato due vuoti sospetti dietro alcuni blocchi di granito insolitamente rifiniti sul lato est della struttura. Le anomalie, classificate come A1 e A2, sono state localizzate immediatamente dietro blocchi distinti per la loro lavorazione accurata. A1 si cela dietro un elemento trapezoidale di circa 1,5 per 1 metro, mentre A2 si trova poco più a sinistra, con dimensioni di 0,9 per 0,7 metri.
Le tecniche non invasive utilizzate nella ricerca
Per scoprire queste cavità, gli scienziati hanno incrociato i dati di tre metodologie avanzate: la Electrical Resistivity Tomography (ERT), che misura la resistenza elettrica dei materiali per individuare eventuali vuoti; il Ground Penetrating Radar (GPR), capace di rilevare discontinuità attraverso impulsi elettromagnetici; e l’Ultrasonic Testing (UST), che sfrutta gli ultrasuoni per identificare spazi nascosti. I risultati convergenti di queste tecniche hanno indicato con chiarezza due aree vuote vicine tra loro, proprio dove la pietra appare più curata. Un dettaglio che solleva interrogativi: potrebbe trattarsi di entrate secondarie mai documentate prima?

La piramide meno esplorata del complesso di Giza
Nonostante le sue dimensioni più contenute rispetto alle piramidi di Cheope e Chefren, l’edificio funebre di Micerino – alto 65 metri – è tra i meglio conservati. Costruito tra il 2532 e il 2503 a.C. per il faraone Menkaure, figlio di Chefren, presenta tratti architettonici unici. Eppure, è rimasta per lungo tempo ai margini delle esplorazioni archeologiche. Gli ultimi scavi sistematici risalgono ai primi del Novecento, sotto la guida dell’archeologo americano George Reisner. Ora, queste nuove evidenze scientifiche potrebbero riportare l’attenzione su una struttura finora trascurata, riaccendendo la curiosità su ciò che ancora potrebbe celarsi al suo interno.
Riapre il dibattito archeologico: accessi segreti o semplici cavità?
L’ipotesi dell’esistenza di un secondo accesso alla piramide di Micerino era già stata avanzata in passato, ma mai sostenuta da prove concrete. Oggi, grazie alla sinergia tra tecnologia e archeologia, emergono indizi che potrebbero cambiare il modo in cui interpretiamo questa costruzione millenaria. Se confermati, i due vuoti potrebbero rappresentare veri e propri corridoi nascosti o spazi architettonici non documentati, offrendo nuove chiavi di lettura sulla progettazione e le finalità della piramide. La scoperta solleva una domanda inevitabile: cosa si cela davvero dietro quei blocchi di granito perfettamente levigati?

