Una recente indagine scientifica rileva la presenza di particelle sensibili al magnetismo in decine di specie.

Il mondo degli insetti impollinatori continua a meravigliare la comunità scientifica con abilità che sfidano la nostra normale percezione. Il profondo legame tra le api e campo magnetico terrestre costituisce un filone di studio affascinante, mirato a spiegare come questi piccoli viaggiatori si muovano con estrema precisione. Immaginate di volare per chilometri esplorando territori sconosciuti, per poi ritrovare infallibilmente l’alveare di provenienza. Sebbene sfruttino già la posizione del Sole e la memoria visiva, l’ipotesi di un innato sesto senso basato sull’invisibile scudo geomagnetico aggiunge una complessità straordinaria alla loro delicata biologia.
Magnetorecezione nel regno animale
Per gli esseri umani il magnetismo del nostro pianeta è una forza fisica del tutto impercettibile, eppure per moltissime creature selvatiche rappresenta una vera e propria mappa invisibile e vitale. Questa straordinaria e complessa abilità biologica è nota tra gli esperti come magnetorecezione, ovvero l’innata capacità di percepire le linee di forza del nostro pianeta e di utilizzarle efficacemente per la navigazione aerea o acquatica. Diverse specie faunistiche celebri per le loro lunghe migrazioni stagionali, come le tartarughe marine, i salmoni e molteplici uccelli migratori, si affidano regolarmente a questa formidabile bussola biologica per attraversare interi oceani o continenti senza mai smarrire la rotta prestabilita.
Tale abilità sensoriale diventa un salvavita cruciale specialmente quando le condizioni meteorologiche e atmosferiche si presentano particolarmente avverse. Se il cielo è fittamente nuvoloso e il Sole risulta oscurato, o se i consueti punti di riferimento visivi sul terreno cambiano a causa delle stagioni, la percezione geomagnetica fornisce all’animale un tracciamento costante, silenzioso e totalmente affidabile. Per moltissimo tempo, gli entomologi di tutto il mondo hanno fortemente sospettato che anche i piccoli insetti impollinatori potessero beneficiare di un simile sistema, ma mancavano ancora prove estese e trasversali che ne confermassero l’effettiva e ampia diffusione in natura.

Indagine su decine di specie
Per colmare le vistose lacune nella comprensione del senso magnetico degli insetti, un recente studio pubblicato sull’autorevole rivista Science Advances ha preso in esame un campione biologico di proporzioni eccezionali e inedite. I ricercatori, infatti, non si sono affatto limitati a studiare esclusivamente la classica ape domestica, ma hanno analizzato approfonditamente ben novantasei specie differenti di apoidei, includendo con estrema cura sia le famiglie caratterizzate da complesse abitudini sociali, sia quelle con uno stile di vita rigorosamente solitario. Inoltre, per ottenere un inoppugnabile termine di paragone scientifico ed escludere potenziali falsi positivi, l’indagine ha inserito nel progetto anche quarantasette insetti estranei alla categoria delle api, testati come indispensabile gruppo di controllo esterno.
Il protocollo impiegato per la rilevazione strumentale ha richiesto una precisione laboratoristica davvero estrema. I minuscoli campioni biologici sono stati prima attentamente essiccati e poi ridotti in una polvere finissima, per essere successivamente inseriti all’interno di un sofisticato magnetometro. Questo specifico strumento analitico, caratterizzato da un’elevatissima e rara sensibilità magnetica, è in grado di rintracciare anche la più flebile anomalia, permettendo così di mappare minuziosamente la presenza di minuscoli composti metallici all’interno dei sottili tessuti analizzati.

