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Costruzione delle piramidi: l’ipotesi dell’ascensore ad acqua

Costruzione delle piramidi: l’ipotesi dell’ascensore ad acqua
Photo by 8moments – Pixabay
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Un rivoluzionario studio ipotizza che gli antichi egizi abbiano utilizzato l’ingegneria dei fluidi per innalzare i pesanti blocchi di pietra, sfidando le convinzioni classiche.

Costruzione delle piramidi: l’ipotesi dell’ascensore ad acqua
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Il mistero che avvolge la costruzione delle piramidi continua ad affascinare esperti e studiosi di tutto il mondo. Fino a oggi, le teorie più accreditate hanno sempre puntato sull’impiego di enormi rampe di terra e sull’incredibile sforzo fisico di migliaia di lavoratori per trainare i colossali blocchi di pietra calcarea. Tuttavia, una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista PLOS ONE ha introdotto una prospettiva totalmente inedita che potrebbe riscrivere i manuali di storia antica. Secondo gli scienziati, i progettisti egizi avrebbero sfruttato un ingegnoso ascensore ad acqua per innalzare i materiali edili, impiegando la forza della natura millenni prima di quanto ipotizzato.

L’enigma di Saqqara e Djoser

La piramide di Djoser (nota anche come piramide di Zoser), situata nella celebre necropoli di Saqqara, rappresenta una pietra miliare assoluta nell’evoluzione dell’architettura monumentale umana. Eretta all’incirca nel 2630 a.C. durante l’epoca della Terza Dinastia, questa struttura imponente segna il passaggio definitivo dalle antiche mastabe dalla forma piatta alla tipica sagoma a gradoni che definisce l’immaginario egizio. Raggiungendo un’altezza di oltre 60 metri e sviluppandosi su una solida base rettangolare di 125 per 109 metri, l’edificio ha richiesto il taglio, lo spostamento e l’esatto posizionamento di milioni di rocce. Comprendere i reali metodi utilizzati per la costruzione delle piramidi in epoche così remote risulta di vitale importanza per misurare l’effettivo grado di progresso tecnologico delle civiltà del passato. L’incredibile mole dell’opera ha sempre sollevato interrogativi di natura tecnica sulle metodologie di sollevamento verticale, specialmente considerando il contesto storico antecedente alla diffusione della ruota e delle moderne carrucole.

Meccanica del sistema idraulico

Il fulcro teorico del nuovo studio, condotto da un team interdisciplinare francese, si concentra sull’attenta analisi morfologica e topografica del territorio circostante il monumento. Gli esperti ritengono che alcune imponenti strutture paesaggistiche rinvenute a Saqqara non avessero scopi esclusivamente cerimoniali, ma formassero una complessa e interconnessa rete idrica operativa. Il colossale recinto di Gisr el-Mudir, caratterizzato da mura massicce, avrebbe funzionato a tutti gli effetti come una diga di contenimento. Questo bacino artificiale all’aperto sarebbe stato in grado di intercettare, raccogliere e trattenere con massima efficienza le piogge stagionali, oltre ai numerosi sedimenti terrosi trascinati a valle dai torrenti temporanei che animavano il paesaggio desertico durante i violenti acquazzoni.

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Il sollevamento dei blocchi

La fase più affascinante dell’intero modello teorico riguarda direttamente le dinamiche di innalzamento dei carichi all’interno del cantiere. Esattamente dentro il grande pozzo settentrionale, posizionato con estrema cura sull’asse centrale della struttura, gli operai avrebbero allestito un vero e proprio ascensore ad acqua. Il funzionamento ipotetico prevedeva l’utilizzo di un massiccio galleggiante, verosimilmente realizzato in solido legno, connesso tramite una fitta rete di funi intrecciate a una resistente piattaforma di carico situata in superficie. Immettendo e lasciando defluire l’acqua immagazzinata all’interno di questa profondissima camera verticale, il livello del liquido si alzava con una forza inarrestabile. Sfruttando con arguzia il principio di Archimede, l’immensa spinta idrostatica spingeva il galleggiante verso l’alto, fornendo così la spinta meccanica per far salire i conci calcarei. In questo modo geniale, la mastaba originale poteva espandersi e crescere strato dopo strato procedendo dal nucleo interno fino ai rivestimenti esterni, abbattendo drasticamente i tempi di manovra e limitando il logorante dispendio di energia muscolare.