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Stress e caduta dei capelli: cosa dice la scienza

Stress e caduta dei capelli: cosa dice la scienza
Photo by UniqueMarfa – Pixabay
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Dal cortisolo al ciclo follicolare, l’articolo spiega perché i capelli possono cadere settimane o mesi dopo un periodo difficile e quali meccanismi biologici entrano in gioco.

Stress e caduta dei capelli: cosa dice la scienza
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Quando attraversiamo una fase intensa, tra lavoro, preoccupazioni o eventi personali complessi, notare più capelli del solito sul cuscino o nella spazzola è un’esperienza tutt’altro che rara. Per molti sembra un dettaglio passeggero, quasi una conseguenza inevitabile del “periodo no”. In realtà, lo stress e la caduta dei capelli possono essere collegati da processi fisiologici ben documentati. La scienza, infatti, sta chiarendo sempre meglio come il corpo risponda alla pressione psicofisica e in che modo questa risposta possa influenzare il ciclo vitale dei follicoli.

Non si tratta quindi di una semplice impressione. La genetica resta certamente un fattore importante, soprattutto in alcune forme di alopecia, ma il rapporto tra stato emotivo, ormoni e salute del cuoio capelluto è più stretto di quanto si pensasse in passato. Capire questi meccanismi aiuta a distinguere tra timori infondati e realtà biologiche, evitando allarmismi inutili e offrendo invece strumenti più concreti per interpretare il problema.

Come funziona il ciclo del capello

Per comprendere perché lo stress possa incidere sulla chioma, bisogna partire dal ciclo follicolare. Ogni capello non cresce in modo continuo all’infinito: segue invece un percorso scandito da fasi ben precise, che si ripetono nel corso della vita. E soprattutto, questi cicli non sono sincronizzati. Ogni follicolo lavora in autonomia, motivo per cui in condizioni normali non si verifica mai una perdita massiccia e simultanea di tutta la capigliatura.

La fase più lunga è l’anagen, cioè il periodo di crescita attiva. In questa fase le cellule del bulbo si dividono rapidamente e producono cheratina, la sostanza che forma il fusto del capello. È qui che la chioma si allunga e si rinnova. In una situazione di equilibrio, circa l’85-90% dei capelli si trova proprio in questo stadio, che può durare diversi anni, con tempi variabili da persona a persona anche in base alla predisposizione genetica.

Il ruolo del cortisolo nello stress prolungato

Quando il corpo percepisce una minaccia, o vive una pressione prolungata, entra in gioco il cortisolo. Questo ormone, prodotto dalle ghiandole surrenali, è noto come il principale “ormone dello stress”. La sua funzione è fondamentale: aiuta l’organismo a reagire rapidamente, predisponendolo alla risposta di “attacco o fuga”. Ma se resta elevato troppo a lungo, il suo effetto diventa meno utile e più destabilizzante.

Il problema non è lo stress in sé, che è una risposta naturale, ma la sua persistenza. Un livello costantemente alto di cortisolo può alterare numerosi processi metabolici e interferire con funzioni considerate non prioritarie in una situazione di emergenza. Tra queste c’è anche la rigenerazione pilifera. In pratica, il corpo tende a concentrare le energie su ciò che ritiene essenziale per la sopravvivenza immediata, rallentando o sospendendo altri meccanismi, come quelli legati alla ricrescita dei capelli.

GAS6 e telogen effluvium: perché i capelli cadono mesi dopo

La ricerca più recente ha individuato un tassello importante in questo puzzle: la proteina GAS6. Secondo gli studi, livelli elevati di cortisolo possono ridurne la produzione nel derma. E qui sta il punto chiave. GAS6 agisce come una specie di interruttore biologico, capace di attivare le cellule staminali del follicolo pilifero. Se questo segnale viene meno, le cellule restano dormienti.

Il risultato è semplice da capire, anche se il meccanismo è complesso: il capello vecchio cade, ma il follicolo non riceve subito l’ordine di produrre un nuovo fusto. In altre parole, il ciclo si inceppa temporaneamente. Quando questo fenomeno coinvolge un numero elevato di follicoli, si parla di telogen effluvium acuto. Si tratta di una condizione in cui molti capelli entrano insieme nella fase di riposo, spesso dopo uno shock fisico o emotivo.

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Come favorire il recupero della chioma

La parte positiva di questa storia è che, nella maggior parte dei casi, il fenomeno è reversibile. Una volta ridotta la fonte di stress e riportati i livelli di cortisolo verso la normalità, la produzione di GAS6 può riprendere. A quel punto le cellule staminali del follicolo tornano ad attivarsi e la ricrescita può ripartire. Serve però pazienza: il ritorno alla densità originaria non è istantaneo e può richiedere diversi mesi.

Per favorire il recupero, non bastano consigli generici. Uno stile di vita più equilibrato ha un impatto reale anche sul cuoio capelluto. Un’alimentazione adeguata, ricca di nutrienti utili alla sintesi della cheratina, può sostenere i processi di riparazione. Allo stesso modo, tecniche di rilassamento, sonno regolare e gestione del carico emotivo contribuiscono ad abbassare quel livello di allerta biologica che ostacola la normale attività dei follicoli.