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Stagioni e inclinazione terrestre: la vera causa del clima

Stagioni e inclinazione terrestre: la vera causa del clima
Photo by Sebastian_Photography- Shutterstock
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Dall’alternarsi del caldo e del freddo alla durata della luce del giorno: dietro le stagioni si nasconde una danza cosmica precisa e affascinante.

Stagioni e inclinazione terrestre: la vera causa del clima
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Un equilibrio cosmico che regola il nostro tempo

Le stagioni non sono un capriccio della natura, né il semplice risultato della distanza tra Terra e Sole. A orchestrare il susseguirsi di primavera, estate, autunno e inverno è un meccanismo celeste tanto elegante quanto determinante: l’inclinazione dell’asse terrestre.

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, il nostro pianeta non sperimenta temperature differenti per via dell’avvicinarsi o dell’allontanarsi dal Sole. Il fattore decisivo è l’angolo di circa 23,5 gradi che l’asse terrestre forma rispetto al piano dell’eclittica, ovvero il percorso orbitale della Terra intorno alla stella. Questo assetto inclinato fa sì che, nel corso dell’anno, uno dei due emisferi si trovi più esposto alla luce solare diretta, mentre l’altro riceva una radiazione più obliqua e diffusa. È questa alternanza a modellare il clima e a determinare la durata dei giorni.

Quando la luce cambia angolazione

La chiave per comprendere l’origine delle stagioni è racchiusa nel concetto di angolo di incidenza dei raggi solari. Durante l’estate, il Sole appare più alto nel cielo: la sua luce cade quasi perpendicolarmente sul suolo e attraversa meno atmosfera. Questo si traduce in una maggiore intensità luminosa e termica, con giornate lunghe e calde.

Nel cuore dell’inverno, invece, il Sole si abbassa sull’orizzonte. I suoi raggi, inclinati e filtrati da uno strato atmosferico più spesso, si distribuiscono su una superficie più ampia, perdendo potere riscaldante. Anche in giornate limpide, l’energia solare è semplicemente troppo diluita per contrastare il freddo.

L’insolazione, ovvero la quantità di energia solare ricevuta, non dipende solo dal numero di ore di luce ma da come quella luce colpisce la Terra. Ed è proprio questa variabile a dare forma al profilo stagionale.

Perché non è la distanza dal Sole a causare l’estate

Una credenza diffusa attribuisce l’arrivo dell’estate alla minor distanza tra Terra e Sole, ma i dati astronomici smentiscono questa ipotesi. Il punto più vicino al Sole, chiamato perielio, cade infatti a inizio gennaio, durante l’inverno dell’emisfero boreale. L’afelio, il momento di massima lontananza, avviene invece a inizio luglio, in piena estate.

Questa apparente contraddizione dimostra che l’orbita ellittica del nostro pianeta ha un’influenza trascurabile rispetto all’inclinazione assiale. La variazione di distanza di circa 5 milioni di chilometri su un totale di 150 milioni non è sufficiente a spiegare i cambiamenti stagionali. Se fosse davvero la distanza il fattore determinante, l’intero globo vivrebbe le stesse stagioni contemporaneamente.

I veri protagonisti del passaggio stagionale sono invece i solstizi e gli equinozi, quattro momenti cardine dell’anno astronomico. I solstizi segnano l’apice e il declino della luce solare, con il giorno più lungo e più corto dell’anno, mentre gli equinozi sono i punti di perfetto equilibrio, quando il giorno e la notte durano esattamente lo stesso tempo.

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Stagioni opposte, stesso pianeta

La simmetria dell’asse terrestre fa sì che le stagioni siano invertite tra l’emisfero nord e quello sud. Quando in Europa si accendono le luci natalizie, in Australia ci si prepara alle vacanze estive. Questo sfasamento stagionale ha conseguenze rilevanti sulla circolazione atmosferica, sull’agricoltura e persino sulle migrazioni animali, che seguono i cicli termici e la disponibilità di risorse.

Nelle fasce tropicali, più vicine all’Equatore, i raggi solari cadono quasi sempre in modo diretto durante l’anno, riducendo la variazione climatica stagionale. In queste zone prevalgono invece stagioni secche e piovose. Al contrario, nelle regioni polari, l’effetto dell’inclinazione si amplifica: qui si verificano fenomeni estremi come la notte polare o il sole di mezzanotte, con mesi interi di buio o luce ininterrotta.