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Scoperta geologica sotto le Bermuda riscrive il vulcanismo

Scoperta geologica sotto le Bermuda riscrive il vulcanismo
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Una formazione rocciosa scoperta sotto l’Atlantico sfida le teorie consolidate sul vulcanismo e la tettonica, rivelando misteri sepolti da milioni di anni.

Scoperta geologica sotto le Bermuda riscrive il vulcanismo
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Una struttura senza precedenti sotto l’oceano

Nascosta nelle profondità dell’Oceano Atlantico, una formazione geologica emersa sotto le Bermuda ha spinto i geologi a rivedere i modelli classici di vulcanismo oceanico. Ciò che sembrava un arcipelago come tanti, noto più per i miti del “Triangolo” che per la sua composizione, si è rivelato la punta di un fenomeno geologico senza paragoni.

Attraverso l’analisi di campioni estratti dalla crosta oceanica, i ricercatori hanno identificato una struttura rocciosa unica, mai osservata in altri contesti terrestri. Le anomalie rilevate suggeriscono che il magma da cui sono nate le Bermuda abbia origini profonde, lontane dalle dinamiche superficiali note finora. Questo ritrovamento apre una finestra inedita sulla dinamica interna del mantello terrestre, svelando un processo rimasto invisibile per ere geologiche.

Un magma che sfida le regole

Fino a oggi, le formazioni vulcaniche oceaniche erano classificate in due grandi categorie: quelle generate dalle dorsali oceaniche, dove le placche tettoniche si allontanano, e quelle nate da hotspot stabili nel tempo, come quelli delle Hawaii. Ma il caso delle Bermuda non rientra in nessuna delle due.

Le rocce analizzate mostrano una composizione chimica anomala, con elementi volatili e tracce di acqua incastonate nei minerali, segno di un’origine ad alta pressione e temperatura. La firma isotopica dei campioni indica una provenienza profonda, da un serbatoio geologico isolato e antico. Si tratterebbe di materiale rimasto immobile e inalterato per miliardi di anni, lontano dai normali cicli convettivi del mantello superiore: una vera e propria capsula del tempo geochimica.

Il cuore della scoperta: la zona di transizione

Il punto cruciale dell’intera scoperta è la cosiddetta zona di transizione del mantello, situata tra i 410 e i 660 chilometri sotto la superficie terrestre. È qui che, secondo le analisi, circa 30 milioni di anni fa ha preso forma un massiccio flusso magmatico diretto verso la superficie.

Questa zona, normalmente vista come una barriera tra i due strati principali del mantello, avrebbe invece agito come una camera magmatica profonda, generando un’anomalia termica capace di bucare la crosta oceanica in un punto insolitamente distante da qualsiasi confine di placca. Le analisi isotopiche hanno permesso di datare con precisione l’evento, mostrando che il materiale risalito era sorprendentemente “fresco” e incontaminato. Un indizio decisivo per capire la natura profonda della geodinamica terrestre.

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Un nuovo sguardo sull’interno del pianeta

A rendere possibile questa scoperta sono state le più recenti tecniche di spettrometria di massa, in grado di rilevare e analizzare singoli atomi nei campioni di basalto raccolti sul fondale. Nonostante molti dati fossero disponibili già da decenni, solo oggi la tecnologia consente di “leggere” la composizione chimica con una precisione tale da rivelare dettagli prima invisibili.

Unendo geochimica, sismologia e modellazione termodinamica, gli studiosi hanno ricostruito l’intero percorso del magma dalle profondità fino alla superficie. La struttura geologica delle Bermuda emerge così come un caso eccezionale, capace di trasformare la nostra comprensione del mantello terrestre. E se altre strutture simili fossero nascoste in luoghi ancora inesplorati? La risposta potrebbe rivoluzionare la geoscienza, ridefinendo i confini tra ciò che sappiamo e ciò che dobbiamo ancora scoprire.