L’espansione della mantide religiosa asiatica, nota come Hierodula tenuidentata, solleva domande sulla convivenza con la mantide autoctona e sugli effetti reali sulla biodiversità locale.

Negli ultimi anni, tra giardini, orti e muri assolati, capita sempre più spesso di notare una mantide dalle proporzioni imponenti. Non è sempre la specie mediterranea che conosciamo da tempo. In molti casi si tratta della sua “cugina” orientale, arrivata in Italia e ormai stabilmente insediata. Il suo aspetto sorprende, talvolta intimorisce, ma racconta soprattutto una storia di adattamento riuscito.
Origine e diffusione in Italia
La presenza della Hierodula tenuidentata non è frutto di un episodio isolato. Il suo arrivo risale a circa dieci anni fa, quando dalle aree dell’Asia centro-meridionale ha iniziato a espandersi verso l’Europa orientale, fino a raggiungere il Nord Italia. Da lì, complice l’innalzamento delle temperature medie e l’assenza di antagonisti specifici, ha esteso rapidamente il proprio raggio d’azione verso il Centro e il Sud.
Oggi è una presenza consolidata in molte regioni. Parchi urbani, terrazzi, campagne coltivate: la mantide religiosa asiatica dimostra una straordinaria capacità di adattamento anche in ambienti fortemente antropizzati. A differenza di altre specie aliene invasive, non ha mostrato effetti devastanti sulle colture, ma si è inserita in una nicchia già occupata, entrando in competizione diretta con la mantide autoctona.
Come riconoscerla: dettagli morfologici distintivi
A uno sguardo distratto può sembrare identica alla specie mediterranea. Eppure le differenze sono evidenti. La prima riguarda la stazza: la mantide religiosa asiatica appare più grande, robusta, quasi “corazzata”. La specie europea, invece, conserva una linea più snella e slanciata.
Il segno più immediato resta la macchia bianca opaca presente su ciascuna ala anteriore (tegmine), assente nella mantide comune. La colorazione varia dal verde al marrone in entrambe le specie, ma la variante asiatica tende a esibire un verde più intenso e uniforme. Anche il pronoto la sezione che collega testa e torace offre un indizio prezioso: nella specie asiatica è più corto e largo, conferendo un aspetto compatto. Osservandola frontalmente, il capo appare più squadrato.
Impatto su ecosistema e sicurezza
Quando si parla di specie non native, la prima preoccupazione riguarda l’equilibrio della biodiversità. La Hierodula tenuidentata è una predatrice generalista e cattura grilli, cavallette, mosche e altri insetti, incluse le cimici che infestano balconi e coltivazioni. In questo senso può persino risultare utile nel controllo biologico dei parassiti.
La competizione con la mantide autoctona esiste, e in alcuni casi la specie asiatica può predare esemplari locali grazie alla maggiore forza fisica. Tuttavia, non si registrano al momento crolli drastici delle popolazioni indigene. Gli entomologi continuano a monitorare la situazione per comprendere l’evoluzione del rapporto tra le due specie.

Osservazione consapevole e convivenza
Imbattersi in una mantide religiosa asiatica offre l’occasione di osservare da vicino un predatore raffinato. Se si posa in giardino, conviene lasciarla tranquilla: continuerà a cacciare insetti, contribuendo all’equilibrio naturale. Se invece si trova in un punto rischioso, può essere spostata delicatamente con l’aiuto di un foglio o di un contenitore, evitando il contatto diretto per non danneggiarne ali e arti.
Le segnalazioni fotografiche sono preziose. Diverse associazioni raccolgono dati per mappare la diffusione della Hierodula tenuidentata e analizzare le dinamiche della sua espansione. Osservarla mentre caccia, con movimenti rapidi e calcolati, significa assistere a un piccolo capolavoro di ingegneria naturale. Arrivata da lontano, è ormai parte del paesaggio italiano e comprenderla aiuta a leggere meglio i cambiamenti in atto nel nostro ecosistema.

