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Venezia è al sicuro, ma la sua laguna rischia di affondare: l’effetto collaterale del MoSE

Venezia è al sicuro, ma la sua laguna rischia di affondare: l’effetto collaterale del MoSE
Photo by MARTINOPHUC – Pixabay
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Le barriere mobili salvaguardano i centri abitati dalle maree estreme, ma una recente ricerca scientifica rivela inaspettati effetti collaterali.

Venezia è al sicuro, ma la sua laguna rischia di affondare: l’effetto collaterale del MoSE
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La realizzazione del MOSE a Venezia segna una svolta storica nella difesa costiera, offrendo uno scudo contro le devastanti acque alte. Grazie a questa infrastruttura, il capoluogo veneto trova riparo dall’ingressione marina durante il maltempo estremo. Se l’opera assicura la protezione urbana, restano aperti interrogativi sulla sua impronta ecologica: modificare le correnti sta infatti alterando i cicli idrodinamici, minacciando gli habitat sommersi.

Ecologia delle barene veneziane

Per comprendere a fondo gli effetti delle dighe artificiali, occorre guardare da vicino il cuore verde dell’ecosistema lagunare. Le barene costituiscono frammenti di terra parzialmente emersi, ricoperti da una flora specializzata capace di prosperare in acque salmastre. Questi isolotti fangosi offrono servizi ecosistemici vitali per la salute delle acque costiere: filtrano gli inquinanti, smorzano la forza distruttiva delle mareggiate e catturano grandi quantità di anidride carbonica. La loro continua evoluzione è strettamente connessa all’energia fluida delle maree.

L’esistenza stessa di queste affascinanti zone umide si regge sul naturale e ciclico innalzamento delle acque. Quando la marea entra prepotentemente in laguna, sommerge le superfici trasportando con sé grandi quantità di sabbia, limo e sostanze organiche disciolte. Nel momento in cui il flusso decelera, il materiale in sospensione si deposita sul fondale. Questo incessante lavoro di sedimentazione assicura l’indispensabile accrescimento verticale delle terre emerse. Tale processo fisico risulta determinante per contrastare l’innalzamento del livello del mare, un fenomeno spinto dai cambiamenti climatici che oggi richiede alle barene una crescita di oltre quattro millimetri annui per non scomparire negli abissi.

Strategia AThOS per l’equilibrio

Davanti a un rischio idraulico che si intreccia sempre più pericolosamente con l’emergenza ecologica, l’ingegneria ambientale ha iniziato a proporre nuove e sofisticate soluzioni di compromesso. Tra queste spicca senza dubbio il sistema AThOS, un avanzato modello matematico di gestione adattiva dei livelli di soglia marittima. La filosofia alla base di questo nuovo approccio è tanto semplice quanto rivoluzionaria: limitare il sollevamento meccanico allo stretto indispensabile. Anziché blindare la laguna a ogni minima allerta meteo, il protocollo suggerisce di azionare le barriere d’acciaio soltanto quando l’acqua supera quote di allarme differenziate e rigorosamente calcolate per i nuclei abitativi di Venezia, Burano e Chioggia.

Ripercorrendo meticolosamente lo storico delle tempeste abbattutesi sulle coste negli ultimi anni, i calcoli mostrano chiaramente che l’applicazione retroattiva di questo innovativo modello avrebbe risparmiato circa il trenta percento delle chiusure totali effettuate. Attualmente, le tempistiche di sbarramento complessive risultano infatti decisamente sovradimensionate, superando ampiamente il reale fabbisogno operativo di protezione civile legato alle variazioni del livello del mare. Ottimizzare e ridurre queste delicate fasi di emergenza si traduce non solo in un grande risparmio energetico e gestionale per le istituzioni, ma soprattutto nella doverosa restituzione di prezioso respiro idrodinamico alla natura circostante.

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Verso la resilienza costiera

Applicare tempestivamente questi nuovi protocolli intelligenti porterebbe fin da subito a risultati ecologici tangibili e perfettamente misurabili sul campo. Adottando le nuove soglie operative dinamiche, il drastico calo delle aree umide irrorate dal mare scenderebbe a percentuali quasi trascurabili, attestandosi su valori ben inferiori al tre percento del totale. Parallelamente, il vitale ritmo di sedimentazione registrerebbe un netto rimbalzo positivo, restituendo finalmente alle barene della laguna le indispensabili munizioni terrigene necessarie per combattere l’inabissamento globale. Questo delicato e mirato bilanciamento offre una via d’uscita incredibilmente concreta e realistica al difficile conflitto tra espansione antropica e doverosa conservazione del patrimonio naturale.