All’indomani del primo anniversario della tragedia della negligenza e dell’approssimazione costata la vita a 35 innocenti, il nostro prezioso redattore Daniele Ingemi ci presenta un esauriente e interessantissimo studio sulle cause idroclimatiche di questa tragedia.
Si è trattato di un evento precipitativo più che eccezionale e molto localizzato, una autentica "bomba d’acqua" (questo sembra il termine più appropriato) di straordinaria violenza.
In poche ore ha cancellato sotto metri di fango diversi centri abitati e villaggi dell’estrema sezione meridionale del comune di Messina, compreso il comune autonomo di Scaletta Zanclea insieme ai suoi paesi limitrofi, lasciando dietro il suo passaggio un ingente numero di vittime, feriti, rovine e distruzioni.
Eppure la mattinata di quel maledetto 1 Ottobre 2009 era trascorsa sotto un bel sole, un cielo sereno rotto da qualche passaggio cirriforme in quota che non lasciava presagire alcun peggioramento immediato delle condizioni atmosferica in riva allo stretto.
Durante la mattinata, grazie al soleggiamento e al soffio nei bassi strati di una ventilazione dal quadrante meridionale debole-moderata, proveniente dallo Ionio ed in incanalamento da sud verso nord all’interno dell’imbuto naturale dello stretto, la temperatura in città aveva superato la soglia dei +26° +27°, con valori anche di poco superiori nelle zone meridionali più interne del territorio comunale.
Si sapeva però che le correnti di Ostro e Scirocco (pre-frontali) erano state attivate per l’avanzamento da ovest, a ridosso delle coste meridionali sarde, di un giovane nucleo di bassa pressione che avrebbe investito la Sicilia occidentale, in primis il trapanese e il palermitano, già dal primo pomeriggio con l’avvento delle prime piogge e i primi temporali.

Ore 16.15: Il fronte temporalesco in trasferimento dalla Sardegna verso l'isola approccia con i primi fenomeni la Sicilia orientale.
Sulla Sicilia orientale e sul messinese il passaggio perturbato era atteso solo dalla serata e dalla notte successiva per il transito di un grosso sistema nuvoloso temporalesco in grado di arrecare piogge diffuse e rovesci, localmente di forte intensità, accompagnate da scariche elettriche anche a fondoscala.
Tutto sembrava andare come previsto nei minimi dettagli tranne che per una cosa, ossia la presenza di una particolare circolazione ciclonica in quota, da sud-ovest, che andava in qualche modo a contrastare con il flusso umido sciroccale presente nei bassi strati all’imboccatura meridionale dello stretto di Messina.
Come si sa ogni qual volta che un flusso di correnti sud-occidentali in quota (500 hpa), molto umido e molto instabile, si sovrappone con una ventilazione da sud-est o Sud (Ostro e Scirocco) di provenienza marittima, piuttosto calda e umida nei bassi strati (850 hpa), le coste della Sicilia orientale, specie quelle del messinese ionico, possono vedere lo sviluppo di manifestazioni temporalesche di una notevole intensità, un pò come avvenne per la precedente alluvione lampo del 25 Ottobre 2007.
In queste situazioni infatti si verificano delle particolari convergenze aeree tra masse d’aria molto differenti fra loro per temperatura, stato elettrico e igrometrico, il notevole gradiente termico verticale (la differenza di temperatura alle varie quote all’interno della colonna d’aria) che si viene a determinare agevola lo sviluppo di violenti correnti ascensionali (moti convettivi) con la genesi di imponenti nubi a sviluppo a verticale, i famosi e temibili "cumulonembi temporaleschi", veri e propri mostri di vapore alti anche più di 10-12 km, fino ai limiti della tropopausa per le nostre latitudini.
Tornando a quella giornata già dal primo pomeriggio il flusso scirocale, tra S-SE e Sud, addensava lungo il versante ionico dei Peloritani i primi addensamenti cumuliformi (stau) in arrivo dallo Ionio.
Nel frattempo durante il pomeriggio il flusso umido marittimo incanalava lungo lo stretto una prima linea di cumuli e congesti ben sviluppati che dall’imboccatura sud dello stretto e dallo Ionio si portavano verso la costa messinese addensandosi sulle creste e lungo le vallate dei Peloritani orientali.
La base di queste nubi, molto bassa, variava dagli 800 ai 500 metri, indicava che l’atmosfera si stava nettamente destabilizzando per la crescita del gradiente termico verticale, soprattutto negli alti strati della tropopausa.
Da li a poco tempo, intorno le 17:00, una grossa cumulogenesi, alimentata dall’umido e caldo flusso da S-SE proveniente dallo Ionio, inizia a prendere grande vigore sull’entroterra peloritano, all’altezza dell’alta costa ionica messinese, tra capo di Ali e capo Scaletta.

Ore 17.15: Il fronte temporalesco ormai copre l'intera sicilia orientale con intensi temporali sul trapanese e palermitano.
Intorno le 17:30 una neonata cella temporalesca inizia a gonfiarsi dai Peloritani centro-meridionali fino a espandersi con una propria linea di congesti sulla costa, in questa fase hanno inizio le prime precipitazioni sui monti e sulle valli più interne.
Poco dopo le piogge e i rovesci dalle vallate dei Peloritani centro-meridionali si estendono sulla costa, investendo l’area di capo Ali, Scaletta Zanclea e i paesi collinari di Scaletta Superiore, Guido Mandri, Altolia, Molino e poco dopo anche Giampilieri.
Dalla zona sud di Messina si sentono i primi tuoni, il cielo da SO inizia a coprirsi di nero con l’avanzare di cordoni di cumuli e congesti da sud, con le basi molto scure, pronte a portare dei nuovi e locali rovesci di pioggia.
Poco prima delle 18:00 il nucleo temporalesco si sposta sulla zona sud di Messina dando la stura alle prime piogge e ai primi intensi rovesci, accompagnati da fulminazioni a tratti intense e tuoni sempre più fragorosi.
Sulle zone alluvionate la nube temporalesca, costantemente alimentata dal flusso caldo umido marittimo insistente nei bassi strati, prende sempre più caratteristiche autorigeneranti crescendo di volume, sconfinando con le incudini fino alla parte sud dello stretto, mentre su Messina e lungo la riviera nord il cielo era parzialmente nuvoloso e usciva il sole a tratti.
Nel corso dei minuti i fenomeni precipitativi guadagnavano strada sia verso nord-est, estendendosi a tutti i quartieri sud di Messina, fino a Gazzi e Provinciale per capirci, sia verso ovest, prendendo il settore più meridionale dello stretto fino alla costa calabra, tra capo Spartivento, Pellaro e i centri poco a sud di Reggio.
Contemporaneamente, mentre la cella temporalesca sulla zona sud andava sempre più a intensificarsi gonfiando verso nord, in direzione di Messina, e verso ovest, in direzione di Reggio Calabria, la Sicilia centro-occidentale iniziava ad essere invasa da una possente "Supercella temporalesca" (o Mesociclone), un complesso ammasso convettivo multicellulare (composto da più nuclei autonomi fra loro), pilotato sull’isola da un’area di bassa pressione, posizionata sul Tirreno, nel pieno della fase di maturità (crescita del ciclone extra-tropicale).
Al contempo quando i villaggi della zona sud entravano nel pieno del diluvio torrenziale portato dalla cella autoctona peloritana, mezza Sicilia si trovava sotto l’acqua con la presenza di piccoli nuclei molto intensi che in quelle ore arrecavano acquazzoni persistenti tra il trapanese, l’area del golfo di Palermo (la stessa città si è allagata) e la Sicilia centrale.
Ma è proprio la cella autoctona peloritana a scatenare l'inferno di fango tra Scaletta Zanclea, Giampilieri, Briga superiore, Molino e Altolia.

Ed ecco evidente la supercella, distaccata dal fronte principale imperversare sullo stretto di Messina, è la genesi del disastro.
Alle 19:30, dopo più di un’ora di forti rovesci battenti, lampi, fulmini e forti boati scatenati dai tuoni assordanti, la precipitazione sembra attenuarsi un pò almeno temporaneamente, la cella che ha insistito sulla parte sud di Messina sembra volersi spostare sulla riva reggina scavalcando l’Aspromonte, mentre da ovest, da dietro i Peloritani, verso nord-ovest, si vedono timide schiarite, più ampie verso Messina.
Ecco Giampilieri, vista da Messina, sono circa le 20.00 e un impressionante CB scatena sul sobborgotuoni e fulmini, immagini impressionanti che preludono alla tragedia.
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Ma ad un tratto il cielo si copre di nuovo, da ovest, dietro i Peloritani, nuove spaventose incudini, facente capo le propagini più orientali della Supercella in avanzamento sulla Sicilia, vanno a fondersi con il nucleo temporalesco ormai da 1 ora e mezza in azione nel sud dello stretto e tra i capi di Ali e di Scaletta, dove la pioggia è sempre più incessante (qui non si è registrata nessuna pausa delle precipitazioni a differenza di Messina).
Da qui avviene l’unione tra i differenti ammassi temporaleschi, la parte centrale dell’immenso ammasso temporalesco sembra rimanere semi stazionaria tra l’area di capo di Ali e le frazioni più a sud di Messina, in questo punto l’aspra orografia dei Peloritani ha giocato un ruolo fondamentale favorendo l’addensamento di una fitta nuvolosità cumuliforme da stau, molto bassa e sviluppata, che è stata risucchiata dalla massa temporalesca dandogli ulteriore enfasi, tanto da formare una nube alta più di 12 km (molto più dell’Everest) capace di dare luogo a rovesci di pioggia a carattere torrenziale fra le strette vallate dei Peloritani orientali.
Per tutta la serata è stato un diluvio monsonico continuo, rotto dai lampi e dai tuoni fragorosi che rendevano l’atmosfera ancora più lugubre sullo stretto.
Per rendervi conto della forza di questo mostro di vapore dovete pensare che la parte più alta di questo corpo nuvoloso misurava valori tra i -56.5° -57.5°, mentre dalla base, stimata attorno i 1000-800 metri, cadevano un numero infinito di fulminazioni, anche 2-3 al secondo, molte di queste finite in mare, altre sulla terra ferma vicino alle case e ai centri abitati, una vera tempesta elettrica.
La pioggia torrenziale caduta in poche ore lungo le vallate peloritane della zona sud di Messina ha purtroppo causato l’improvvisa quanto micidiale piena dei torrenti che con una forza incredibile ha travolto ogni cosa nel suo cammino verso il mare.
L’enorme massa d’acqua venuta giù nel giro di poche ore, si stima che siano caduti ben 300 mm, ha causato le enormi frane e colate di fango dai costoni collinari che hanno portato morte e distruzioni nei centri abitati di Scaletta Zanclea, Giampilieri superiore, Altolia, Molino e Briga Superiore.
Un evento precipitativo eccezionale, si può riassumere cosi, ma questo non può giustificare il gran numero di vite umane stroncate da questa immane calamità.
Giampilieri il giorno dopo, 35 innocenti, per l'ennesima volta in questo sventurato paese sfregiato troppe volte dall'incuria, la cupidigia, la negligenza dei propri amministratori, sono stati portati via da un fiume di fango...le immagini parlano da sole, il nostro paese ha pagato ancora una volta il suo tributo non già alla troppo spesso citata natura maligna, ma bensì all'ennesima vergognosa storia di abusi edilizi e non, presappochismo e incapacità amministrativa.
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