Analisi dell’effetto al suolo dell’evento
Come accennato nell’inquadramento geografico il territorio dell’alta valle del Versilia è caratterizzato da substrati di origine calcarea e più nello specifico nell’area del monte Cavo a monte del borgo di Cardoso sono presenti dolomie con limitate microstrutture metamorfiche, metarenarie quarzoso-feldspatiche-micacee alternate a filladi grigio scure, calcare massiccio, calcari alternati a marne ed altre formazioni minori (Figura 10 e legende associate).



Fig.10 e legende. Carta geologica della Versilia con relative legende di interpretazione geologica.
Il territorio quindi ha caratteristiche di elevata permeabilità. Altra caratteristica importante è la fitta copertura vegetazionale boschiva. Nonostante sia noto l’effetto fondamentale della vegetazione sulla prevenzione delle frane, in questo caso altri fattori hanno giocato un effetto devastante. Le aree boschive montane non venivano gestite e governate da tempo. Inoltre gli alvei dei torrenti nel tratto montano erano quasi completamente abbandonati e non gestiti correttamente. Le intensissime piogge hanno quindi fatto si che tutto il materiale detritico del sottobosco formasse numerosissime dighe effimere che con, l’aumentare della pioggia, si sono rotte riversando a valle enormi colate di detrito e fango, soprattutto nella zona di tra Serravezza, Ruosina, Levigliani e Ponte Stazzemese. Qui è anche presente una formazione scistosa ricoperta da uno strato di detrito argilloso instabile che ha dato vita a devastanti colate di fango. Gli effetti sono stati così disastrosi che alcuni borghi montani sono stati sventrati dalla furia delle colate di acqua e fango. Molte case sono state distrutte o in parte o completamente. Quattordici persone hanno perso la vita. (Figure 11 e 12).


Fig.11-12 I disastrosi effetti dell'alluvione
La cattiva gestione del territorio, purtroppo, ha aggravato l’effetto di un evento di per sé catastrofico e praticamente imprevedibile. Strade che tagliavano i pendii dei versanti nei punti di maggiore acclività hanno aumentato l’instabilità dei versanti. Alvei dei corsi d’acqua non correttamente gestiti con elementi al loro interno (come passerelle o luce dei ponti non correttamente calibrate) hanno contribuito al crearsi di numerosi microbacini effimeri che, all’aumentare della portata del fiume, hanno generato onde di piena devastanti. La mancata potatura dei boschi inoltre ha permesso la presenza di moltissimo materiale detritico sui versanti che ha amplificato non poco l’effetto della piena, andando a creare microdighe sul versante delle valli, amplificando l’intensità dell’evento.
Questo come altri eventi noti del passato ha messo in luce l’elevata fragilità idrogeologica del territorio italiano, un territorio dove la prevenzione ancora prima della previsione è lo strumento fondamentale per permettere di limitare danni di eventi spesso difficilmente prevedibili.








