Sono sempre stato restio a scrivere di quel marzo di più di venti anni fa. E’ pur vero che il primo articolo meteo sul quale mi cimentai, molti anni fa per un noto sito meteorologico, aveva come argomento proprio quel mitico marzo di molti anni fa, ma mi ripromisi allora di scrivere ancora qualcosa su quel memorabile periodo quando avessi raccolto dati sufficienti per scrivere un articolo degno del più mirabile evento freddo meteo che il centro sud ricordi. Era un’ Italia diversa da questa, molto più ruspante forse, senza telefonini, l’unico telefonino portatile era il gettone, con i dischi in vinile, le auto squadrate a benzina super e a carburatore, le salumerie al posto dei discaunt e la strada al posto dei campi di calcetto. Non esisteva internet, naturalmente, e l’unica maniera per seguire le vicende meteorologiche era quella di sintonizzarsi su RAI1 alle 19.55 per seguire gli aggiornamenti di Guido Caroselli. La stagione invernale 1986-87 rimane nel mio immaginario forse la stagione meteorologica più bella. Da pugliese infatti costituì sena ombra di dubbio la prima vera stagione in cui ebbi la possibilità di interagire in maniera appena consapevole con il mondo degli eventi meteo.

La straordinaria situazione stratosferica dell'inverno 1986-87, individuabili almeno 4 stratwarming (riscaldamento anomalo della stratosfera) a 1 hpa (alta stratosfera) il primo a dicembre, e gli altri fra gennaio e febbraio dei quali l'ultimo, non eclatante è probabilmente alla base dell'irruzione di marzo. Fonte www.noaa.gov
Quello fu infatti un inverno per la Puglia straordinario con ben 4 situazioni invernali crude, prima dell’episodio principe forse dell’intera storia recente meteo climatica pugliese. Partirò dunque in questa disamina proprio dall’analisi dell’inverno 1986-87. Abbiamo già ricordato in altre sedi come quell’inverno avesse alcuni elementi teleconnettivi assimilabili a quello in corso, eravamo infatti all’inizio di un lungo periodo di ENSO positiva che provoco ben due distinti eventi di El Nino, uno alla fine del 1986 e l’altro alla fine del dicembre dell’anno successivo. Anche la QBO, come quella di quest’anno, si presentava negativa, e questi due parametri insieme diedero probabilmente vita ad una stagione stratosferica particolarmente convulsa con ben quattro eventi distinti di stratwarming responsabili di un primo importante split del vortice polare in Dicembre che provocò sul nostro paese ben due intensi episodi nevosi, il primo databile intorno al Natale 1986, che diede vita alla prima intensa nevicata in Puglia (Valle D’ Itria) e un po’ in tutta la zona adriatica italiana ( con neve che colpì Pescara il giorno di Natale e di S. Stefano con minima che raggiunse nel capoluogo abruzzese i -5.6°C il giorno 27 dicembre, la neve colpì nel giorno di S. Stefano anche Bari, Matera, Potenza e Campobasso).




Bellissima sequenza delle medie mensili della pressione a 500 Hpa dal mese di novembre del 1986 al mese di febbraio del 1987, evidentissima l' Alta pressione azzorriana in zona spagnola tendente all'erezione verso nord, sarà questa la chiave di volta di tutto l'inverno caratterizzato da blocchi atlantici e discese fredde con target Adriatico e Balcani. Carta Meteoscienze su supporto NCEP/NOAA
Aggiungo a tal proposito un’annotazione puramente climatologica. Quel 1986-87 fu senza ombra di dubbio la stagione dell’ Adriatico italiano che subì a più riprese le ingerenze gelide di un anticiclone russo siberiano fortissimo, l’artefice ultimo di tutti gli eventi meteo di quella stagione fu l’anticiclone delle Azzorre, fortissimo, a tal proposito mostreremo le medie dei geopotenziali a 500millibar dei mesi di novembre-dicembre-gennaio di quella stagione, dove è evidente già da autunno inoltrato una forte presenza dell’anticiclone azzorriano proprio sulla Spagna, esso sarebbe stato insieme all’omologo russo il protagonista di quell’inverno e del marzo 1987. Ma continuiamo a parlare di quell’inverno prima di arrivare al protagonista per eccellenza: “il marzo 1987”. Dopo le nevicate di dicembre un parziale ricompattamento del VP portò a un addolcimento del clima nel resto delle feste natalizie, con una eccezione fredda intorno al 5 gennaio senza particolari fenomeni. Per gli adriatici il primo tempo di quell’inverno 1987 si concluse il 9 gennaio con una fugace ma intensa irruzione artico-continentale che portò nevicate da Pescara in giù, pensare che in quell’occasione nevico per la prima volta durante quella eccezionale stagione a Taranto con accumulo e temperatura minima di -4°C, nevicò anche a Bari con minima di -3°C. Per le regioni adriatiche italiane quell’inverno continuò senza particolari emozioni, visto il ricompattamento in zona stratosferica del vortice polare con invadenza molto marcata nei giorni successivi del flusso atlantico, stancamente insomma ci si avvicinava alla fine della stagione senza grandi sussulti, quando all’improvviso dal forte vortice polare in stazionamento in zona russo siberiana si staccò verso la fine di febbraio un nucleo gelido di enormi dimensioni, come spesso accade questo innesco avrebbe potuto non provocare alcun evento degno di nota se contemporaneamente in zona spagnola non si fosse eretto un blocco alto pressorio di eccezionale intensità e solidità, eravamo di fronte a un vero e proprio Blocking rex, tutto ciò avveniva il primo di marzo del 1987, paradossalmente mentre questi eventi si verificavano il nostro paese assaggiava gli ultimi scampoli del vecchio flusso atlantico con una depressione mediterranea che aveva portato il giorno prima temperature diffusamente superiori ai 16-17°C, si sarebbe detto in quel periodo: “inverno finito” invece come a volte accade in meteorologia si stava preparando uno dei più repentini e inaspettati cambiamenti del clima della storia recente. Infatti un intero lobo del vortice polare si distaccò dal flusso principale polare e con un cuore gelido inferiore ai -25°C a 850 Hpa entrò prepotentemente sulla Penisola Balcanica e da qui stante il blocco alle correnti oceaniche e a un maestoso ponte alto pressorio congiungente la Spagna alla Penisola di Kola iniziò a inviare le sue gelide correnti verso il nostro paese con riferimento particolare all’ Italia.

Ecco la genesi dell'evento, in questa carta che rappresenta i geopotenziali della zona centro orientale dell'emisfero nord, è evidente come si stacchi dal nucleo gelido stazionante sulla Siberia (anticiclone russo siberiano) un imponente lobo gelido in direzione dell' Europa, tre giorni dopo avrebbe raggiunto i Balcani e da qui l' Adriatico meridionale Italiano. Carta Meteoscienze su supporto NOAA/NCEP

Ecco il nucleo che abbiamo visto staccarsi il 28 febbraio in tutta la sua magnificenza raggiungere la Polonia. Il blocco sulla Spagna e quel minimo sull' Alto Adriatico faranno da traghettatori di refoli successivi e ripetuti sull' Adriatico meridionale. Fonte www.wetterzentrale.de

Il Primo nucleo irrompe sull' Adriatico giovedi 5 marzo portando le prime nevicate sulla Puglia, la - 10 a 850 Hpa irrompe su tutto l' adriatico, ma è solo l'inizio...Fonte www.wetterzentrale.de

Il secondo e più intenso nucleo colpisce principalmente la Grecia, la Puglia la Lucania e la Calabria. Geopotenziali bassissimi colpiscono tutta la zona balcanica e adriatica meridionale, tutto ciò grazie all'attivazione di un cutoff del nucelo gelido. Fonte www.wetterzentrale.de

Ecco le conseguenze del cutoff balcanico la -12°C a 850 Hpa bacia l'intera Puglia mentre la -10°C abbraccia tutto l' Adriatico fino alla calabria settentrionale (l' 8 marzo domenica bufere di neve colpivano tutto il centro sud adriatico con temperature che raggiungevano i valori più bassi di tutto l'evento). Fonte www.wetterzentrale.de
Era il martedi di Carnevale del 1987 esattamente intorno alle 17.00 del pomeriggio i primi refoli gelidi entrarono sulla Puglia, l’effetto fu assolutamente traumatico, infatti il cambio circolatorio fu repentino e accompagnato da venti fortissimi di tramontana che irruppero all’improvviso sul basso piano murgiano, era la genesi della più pesante ondata di maltempo che la Puglia abbia vissuto nella sua storia recente. Analizziamo nei dettagli le caratteristiche di questa ondata eccezionale: sulla Murgia si contarono ben 15 giorni di temperature minime negative, dal 4 al 18 marzo con città come Locorotondo che totalizzarono ben 4 giornate di ghiaccio (temperatura mai oltre gli 0°C nell’intero giorno) con una sequenza fra il 6 e il 10 marzo impressionante: 6 marzo ( max.-2.2°C min.-5°C) 7 marzo(max-1.9°C min-5.1°C) 8 marzo(max-2.2 min.-5.6°C) 10 marzo(max -1.9°C min.-4.6°C). Diffusamente su tutta la Murgia barese e tarantina si scese sotto i -4°C di minima per diversi giorni. Ma senza ombra di dubbio l’elemento più impressionante furono gli accumuli nevosi che vennero registrati in quei giorni. Diamo qui di seguito gli accumuli più impressionanti di quel incredibile periodo:
Gioia Del Colle: 6 giorni di neve con 72cm di accumulo totale e 9 giorni di permanenza della neve al suolo.
Casamassima: 7 giorni di neve con accumulo di 55 cm e 7 giorni di permanenza della neve al suolo
Turi: 8 giorni di neve con 76 cm di accumulo totale
Castellana Grotte: 80 cm di accumulo finale
Locorotondo: 46 cm di accumulo totale
Passando invece alla fascia ionica salentina incredibili accumuli vennero registrati in alcune località impensabili perché situate a non più di 100m s.l.m come S. Pancrazio Salentino (Brindisi) dove si raggiunsero i 32 cm di accumulo e Lizzano (Taranto) dove i centimetri accumulati furono addirittura 45, pensate un solo centimetro in meno di Locorotondo, la vera regina per quanto rigurda il gelo e la neve di questo incredibile evento. Sempre in provincia di Taranto vanno ricordati i 27 cm di Massafra e i 10 cm di Crispiano. Mentre il Capoluogo ionico fece registrare 12 cm di accumulo finale con ben 4 giorni di minime negative con minima assoluta di -2.4°C. Anche Bari fece registrare degli accumuli insoliti variabili fra i 14 e i 19 cm nelle diverse zone della città con minima assoluta di -1.2°C. Pensate che anche S. Maria di Leuca fece registrare 4 cm di accumulo e a Brindisi, città solitamente molto mite si raggiunsero i 13 cm di accumulo con ben 5 giorni di neve. Questi numeri rendono molto bene le dimensioni dell’evento, che si abbattè con particolare violenza sulla Puglia ma che non risparmiò altre regioni. Un articolo apparso su la Repubblica il 12 marzo spiega in maniera molto esplicativa la situazione alla fine ormai dell’evento freddo. Eccone alcuni passaggi interessanti:
BARI Ieri, quinto giorno di freddo polare per il Sud, è continuato a nevicare in Puglia, Sicilia ed Abruzzo. La situazione più grave è nelle province di Bari e Taranto dove numerose strade sono totalmente bloccate dal ghiaccio; così pure sul sub-Appenino daunio dove interi paesi rischiano l' isolamento. In Abruzzo la neve è caduta a Chieti, nella Val di Sangro e a Lanciano, mentre a Pescara è tornato finalmente a splendere il sole. In Sicilia si è ulteriormente innevata tutta la fascia delle Madonie, dei Nebrodi e dei Peloritani; imbiancato l' Etna. Eccezionale invece la neve caduta ed è già la terza volta in questo inverno sulle due alture dell' isola di Salina, nell' arcipelago delle Eolie. L' attenzione, dopo la prima sorpresa del persistente gelo fuori stagione, si va ora spostando sui danni, sul futuro delle produzioni ortofrutticole. Nel metapontino, in Basilicata, dove le colture pregiate, compresa la frutta esotica, hanno reso finalmente remunerativa l' agricoltura, si teme per il cinquanta per cento del raccolto, con una perdita secca di quaranta miliardi. Le temperature rimangono rigide: 6 gradi sotto zero nel potentino, meno 9 sul massiccio del Pollino. Le strade di collegamento sono in buona parte impraticabili.(Repubblica 12-3-1987- Federico Pirro)
E poi ancora:
E' sulle fasce appeniniche dell' Abruzzo, la Puglia e la Basilicata che la neve dei giorni scorsi si è trasformata in ghiaccio con gravi difficoltà sopratutto sulle provinciali. Stessa situazione in Calabria: non nevica più, ma l' intera regione continua ad essere investita da un' ondata violenta di freddo intenso. Sulla Sila la scorsa notte il termometro è sceso a meno 11; i laghi sono ghiacciati. La fascia jonica, prosecuzione ideale del metapontino, lamenta gli stessi gravi problemi della Basilicata: grossi danni per l' agricoltura e sopratutto per le produzioni fruttifere, anche qui colpite nel pieno della fioritura. Pesantissima la situazione in Puglia, sopratutto nella Valle D' Itria che, con le sue campagne fortemente urbanizzate, rappresenta un unicum nel panorama dell' economia agricola. Gran parte degli abitanti di Locorotondo, Cisternino e Martina Franca vivono infatti fuori del centro abitato. Molti fra casolari, trulli e masserie sono rimasti del tutto isolati, con danni sopratutto per gli allevamenti che da circa una settimana sono privi di approvvigionamenti. (Repubblica 12-3-1987-Federico Pirro)
I dati e gli accumuli citati in questo articolo sono stati tratti dall’annuario idrologico dell’ APAT. Nulla di più esaustivo però nel mostrare la straordinarietà di quell’evento è di vedere le immagini di quella nevicata, bene oggi grazie a youtube si può avere una idea, sicuramente più precisa di ciò che accadde sulla Murgiain quel marzo di 23 anni fa… solo nel 2001 si è registrato nella nostra regione un evento simile se non per durata quanto meno per vastità dell’evento e per effetti dello stesso, ma sicuramente quello che avvenne 23 anni fa costituisce senza dubbio il nostro (dei pugliesi, dei lucani e in parte anche dei calabresi) personalissimo 1985 e sarebbe bello se lo si rcordasse più spesso come solitamente si rievoca e si ricorda quell’evento. Nel nostro piccolo abbiamo tentato con questo reportage di rievocarlo sperando che un giorno possa ripetersi.
I primi due video si riferiscono a Locorotondo, decisamente irriconoscibile sotto il manto bianco
Dim lights Embed Embed this video on your siteDim lights Embed Embed this video on your site
Il secondo video invece si riferisce ad Alberobello
Dim lights Embed Embed this video on your site








