Scrivo questo articolo oggi, 19 febbraio, culmine probabilmente, nel periodo instabile figlio del flusso zonale atlantico generato dalla marcata antizonalità in sede polare con direttrice principale verso la Gran Bretagna, non a caso parlo di queste cose in un momento in cui tutti i modelli concordemente visualizzano una situazione dominata da figure miti ora perturbate ora stabilizzanti dominate comunque dalla comune origine oceanica. Voglio infatti contrapporre alla ferrea logica dei modelli la meno rigida, ma pur non priva di fondamenti scientifici forti, storia della climatologia italiana, utilizzata molto spesso (pensiamo all’utilizzo per analogia dell’indice MJO) per capire gli andamenti delle stagioni riferendosi a stagioni precedenti con simili caratteristiche tele connettive. Ecco che in questo articolo analizzerò una costante delle primavere successive a eventi di El Nino, che sono sicuro, vi interesserà. Bene ieri traducendo il testo del consueto resoconto quindicinale dell’ Agenzia Meteorologica Australiana mi sono imbattuto in alcune precisazioni storico climatologiche riferite alla marcata piovosità australiana in periodi di declino del Nino, in questo resoconto venivano citati nell’ordine: 2007, 2003, 1998, 1995, 1983, 1973.

Situazione barica a 500 Hpa e situazione termica a 850 Hpa del Mediterraneo e dell' Europa a fine febbraio del 1973, si noti il blocco atlantico che sarà una caratteristica presente in tutte le configurazioni bariche considerate in questa carrellata, vedete come la -12°C approcci l' Italia settentrionale. Fonte www.meteociel.com
Bene ho analizzato nel dettaglio i mesi primaverili di questi anni citati dall’ente meteorologico australiano, e ho trovato un’importante caratteristica comune: tutti gli anni succitati hanno avuto, tranne il 2007, una invernata tardiva in piena primavera, nella quale è stato fondamentale un potente e duraturo blocco atlantico. Vediamo dunque nel dettaglio anno per anno le invernate tardive caratterizzanti queste anomale primavere. Partiamo dal 1973, ad un febbraio mite seguì una svolta meteo nel periodo ricadente fra il 28 febbraio e l’11 marzo, caratterizzato senza alcun dubbio da configurazioni prettamente invernali, con una irruzione artico continentale il giorno 28 febbraio, qui nell’immagine allegata, che colpì principalmente le regioni meridionali e adriatiche grazie ad una elevazione verso nord-nordest dell’anticiclone delle Azzorre, a pilotare un nucleo gelido retrogradante verso il basso adriatico con nevicate prossime alla pianura al sud e in pianura sull’ Abruzzo e il Molise, con nevicate che colpirono Pescara, Campobasso, Matera, Bari, Potenza. Interessante poi la piega che prese tutta la prima parte del mese di marzo che fino alla sua metà vide l’instaurarsi di un classico Scandinavia Pattern con goccia retrograda a generare una irruzione fredda su tutta la Pianura Padana con neve a Milano e temperature minime sotto zero fino a metà mese su tutto il nord del paese.


Analisi barica a 500 Hpa e 850 Hpa dell'irruzione retrograda che portò il record di -3°C a Firenze nell' aprile del 1973, classica azione fredda artico continentale che colpì principalmente il nord Italia. Fonte www.meteociel.com
Incredibile poi come irruzioni fredde di origine artica interessarono la primavera del 1973 anche nel mese di Aprile dove venne stabilito il record storico di temperatura minima più bassa mai registrata a Firenze (15 Aprile -3°C) e dove comparve addirittura la neve a Bologna il 20 dello stesso mese, forse una fra le nevicate più tardive nella storia della città felsinea. Passiamo invece al 1984, il secondo anno citato nella nostra ricerca, quest’anno come il 2007 fa un po’ eccezione rispetto alla regola generale delle invernate tardive degli anni post picco Nino, infatti pur evidenziando anch’esso una tendenza marcata agli scambi meridiani con elevazione dell’anticiclone azzorriano, per l’ Italia marzo risultò sopra media e dominato dalla figura alto pressoria atlantica piazzata proprio al centro del mediterraneo, solo alla fine del mese una discreta discesa artico marittima portò nevicate sugli Appennini e una discreta diminuzione delle temperature.

Analisi barica e termica a 500 Hpa e 850 Hpa relativa a fine di marzo 1995, classica azione meridiana di aria artico continetale che colpisce in pieno il centro sud, nevicate copiose colpirono le Murge e un pò tutte le regioni adriatiche. Fonte www.meteociel.com
Molto più interessante risultò invece essere il 1995, che dopo un inverno sostanzialmente mite con un unico episodio degno di nota a metà gennaio, propose invece un mese di marzo dai due volti, mite e secco per quasi la sua totalità, grazie ancora alla elevazione dell’anticiclone azzorriano sul mediterraneo centrale, e freddo e perturbato alla sua fine grazie a una irruzione fredda artico continentale che colpì principalmente le regioni centro meridionali (molto simile a quella del 1973 con l’alta pressione azzorriana in elevazione verso nord e discesa del nucleo gelido verso al Puglia con nevicate anche intense su tutta la Murgia e gli Appennini centro meridionali, con una minima a Bari che raggiunse il valore di tutto rispetto di 0.9°C giorno 29 marzo e nevicate che interessarono i giorni successivi anche le città di Campobasso, Matera, Potenza.

Analisi barica della retrogressione gelida che colpì le regioni adriatiche durante la terza decade di marzo del 1998, lunga fase di maltempo in quei giorni con neve e pioggia al sud a più riprese. Fonte www.meteociel.com
Passiamo al 1998, l’anno più caldo del secolo, che a un inverno mite oppose un mese di marzo freddo e instabile, con un periodo fra il 21 e il 25 caratterizzato da una vera e propria invernata tardiva con pioggia, neve e temporali che colpirono Bari a più riprese, con una temperatura minima che toccò i -3°C, nel capoluogo regionale, giorno 23 marzo.


Analisi barica e termica a 500 Hpa e 850 Hpa dell'eccezionale irruzione artico continentale fuori stagione dell'8 aprile 2003, notate l'elevazione del blocco atlantico fino alla penisola di Kola, e la dislocazione di un lobo del VP direttamente sull' Adriatico, molto vastal'azione gelida, senza dubbio anomala. Fonte www.meteociel.com
Chiudiamo questa carrellata delle invernate tardive con il 2003, altro anno post picco Nino, propose forse la nevicata fuori stagione più spettacolare della storia recente al sud, la famosa nevicata dell’ 8 Aprile a Bari, con freddo intenso che colpì tutto il meridione e le regioni adriatiche grazie a una irruzione spettacolare, con elevazione dell’anticiclone azzorriano fin sulla penisola di Kola e vero e proprio dislocamento di un lobo del VP direttamente sull’ adriatico italiano, impressionanti le temperature a 850Hpa, con la -8°C ad abbracciare quasi tutta la penisola. Abbiamo volutamente evitato di citare il 1987, anch’esso anno post Nino, perché in realtà esso merita un capitolo a parte, un articolo a parte, in quanto costituisce il prototipo di invernata tardiva con una settimana di nevicate intense sul centro sud, accumuli nevosi e temperature minime registrate invidiabili anche in pieno inverno, come tutti sappiamo questo vero e proprio evento si consumò fra il 4 e l’11 di marzo con nevicate che a più riprese colpirono tutte le città pugliesi con accumuli in bassa Murgia di quasi un metro e anche molto più alti nel resto dell’altopiano pugliese e temperature minime a due cifre sotto zero. Ma questa è un’altra storia che racconteremo in un vera e propria monografia a marzo. Dunque immersi in questo viaggio nel passato raccogliamo spunti per non definire chiusa la stagione fredda 2009-2010, infatti sulle sette primavere analizzate, successive a eventi Nino ben cinque hanno portato nel mese di marzo accumuli nevosi, soprattutto al sud, con ben due che hanno fatto realmente la storia meteo, il primo per il mese di marzo, e il secondo per quello di aprile, dunque consiglierei di stare in campana, la stagione potrebbe non essere finita.








