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Meteoscienze.it testata giornalistica telematica reg. Tribunale di Taranto n.1750, dir. resp. Alessandra Carpino STORIA DELLA CLIMATOLOGIA ITALIANA ALLUVIONE DI SARNO E QUINDICI: UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA
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ALLUVIONE DI SARNO E QUINDICI: UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA

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Voglio aprire questa nuova sezione di ricerca e approfondimento del nostro sito ricordando, oggi ricorre l'undicesimo anniversario della alluvione dei due paesini campani, quelle persone che in quella frana, figlia di una scellerata pianificazione del territorio, persero chi la casa, chi purtroppo la vita. In questo excursus sugli eventi climatici del nostro paese vedremo haimè troppo spesso accompagnati alle forze della natura scatenate, le negligenze, e i presappochismi a volte ancora più devastanti delle piene dei fiumi o dello catenarsi degli elementi.

ALLUVIONE DI SARNO E QUINDICI: UN TERRITORIO GEOLOGICAMENTE FRAGILE, L'INCURIA DELL'UOMO: I DUE ELEMENTI PRINCIPALI ALLA BASE DELLA TRAGEDIA

Immagine tratta dall' archivio NCEP della situazione sinottica europea del 1 maggio 1998. Questa cartina mostra il punto di partenza di un evento meteo che analizzeremo nel dettaglio. www.meteociel.com

Introduzione: 

Il mese di Maggio così come quello di Aprile è caratterizzato da frequenti scambi di calore fra le alte,e le basse latitudini. Questi scambi meridiani, danno vita a una stagione particolarmente vivace, con quantitativi di precipitazione che, a volte ne fanno, specie al sud, la stagione più piovosa dell'anno. Quel 5 Maggio del 1998, accadde un fatto meteorologico particolarmente violento sul nostro meridione, che fu la causa scatenante di una tragedia nella quale grossa mano diede l'uomo con la sua incuria nella gestione del territorio. Analizzeremo questa tragedia prima dal punto di vista territoriale poi meteorologico, e in fine idrogeologico. 

Inquadramento territoriale: 

I comuni di Sarno e Quindici sorgono alla base di una stretta piana attraversata dal fiume Sarno, fra il  monte Vesuvio e le prime asperità dell'appennino irpino. La situazione geologica, componente essenziale della tragedia, è la seguente: i comuni di Sarno, Quindici, Bracigliano e S. Felice a Cancello sono posti alle pendici del monte Pizzo D'Alvano, composto da un basamento calcareo ricoperto da uno strato di detriti piroclastici, derivanti dalla deposizione, nel corso dei secoli, delle polveri derivanti dalle successive eruzioni del Vesuvio. Come vedremo nell'analisi idrogeologica queste particolari condizioni geologiche costituiranno una delle cause del disastro. 

Situazione sinottica del 2 maggio 1998: i prodromi della tragedia

L'anticiclone delle azzorre si gonfia raggiungendo l' Islanda e un nucleo di aria polare marittima si tuffa su Gibilterra, contemporaneamente una profonda depressione termica si origina nel cuore dell' Algeria: la bomba è innescata. Immagine tratta dall'archivio NCEP. www.meteociel.com

            Ogni bomba ha bisogno di un combustibile da bruciare, in questo caso il combustibile è l'enorme quantità di calore presente in Algeria, qui è visibile addirittura una +24°C a 850 Hpa con valori non visibili in questa carta anche di 30° a 850 Hpa che per maggio costituivano un valore molto anomalo, pensate che oggi in Algeria raggiungiamo a stento i 20°C a 850 Hpa. Era il maggio che precedeva la rovente estate 1998. Archivio NCEP tratto da www.meteociel.com

Passiamo adesso all'analisi metereologica di quei giorni, partendo dalla analisi sinottica del giorno 2 maggio 1998. Quel giorno in pieno atlantico dominava una forte struttura di alta pressione con massimi di 1030 Hpa che si gonfiava fino a oltre l'Islanda, contemporaneamente una bassa pressione posizionata sulla Germania favoriva insieme alla Alta pressione atlantica al distacco successivo di gocce fredde, delle quali una aveva appena colpito il nordovest italiano. Questa particolare situazione sinottica aveva convogliato verso il Marocco una discesa di aria più fredda dalla scandinavia, responsabile di un raffreddamento della regione(+5 a 850 Hpa raggiungeva Gibilterra). Contemporaneamente, nel cuore dell'Algeria andava formandosi una classica depressione termica, dovuta a un forte riscaldamento in atto ( isoterme roventi interessavano la zona valori che oscillavano fra i 30° e 32° a 850 Hpa), questa classica depressione africana sarebbe stata la causa del disastro. Infatti tutta una serie di coincidenze avrebbero trasformato questa depressione, normale per il periodo in una vera e propria bomba metereologica. 

La depressione africana è formata, il flusso freddo colpisce il Marocco e l' Algeria dove il giorno precedente dominavano isoterme roventi, la risposta sciroccale è immediata e il suo obbiettivo è l' Italia...archivio NCEP: www.meteociel.com

Situazione sinottica del 3 maggio 1998 

Tutto comincia con la formazione di una goccia fredda su Gibilterra, che fa sentire i suoi effetti fin sull'entroterra algerino. Infatti lì dove il giorno prima dominava la + 30, ora c'è una  + 25°; non solo, una risposta dinamica subtropicale a conseguenza di questo raffreddamento monta sulla Libia (dove si raggiungono il giorno 3 isoterme di +30 fin sul golfo della Sirte) collegandosi con un'alta pressione presente sulla Russia. E' la genesi del disastro: infatti la depressione termica sfuggita alla sua sede naturale trova un corridoio fra la goccia fredda e la subtropicale dirigendosi verso l'Italia; siamo alla vigilia del disastro.    

4 maggio 1998: la formazione della bomba mediterranea 

La depressione mediterranea colpisce in pieno l' Italia con un minimo di 995 Hpa e scarica tutta l'umidità accumulata al passaggio sul mediterraneo. Archivio NCEP. www.meteociel.com

La depressione indugia ancora sull' Italia bloccata a est da una alta pressione dinamica sulla Russia, è il giorno 5 maggio quando il monte Pizzo D' Alavano cede sotto 48 ore di piogge continue che scaricano 140 mm di pioggia. Archivio NCEP www.meteociel.com

La depressione africana a contatto con il mediterraneo si carica di umidità e di energia appesantendosi, e divenendo una vera depressione mediterranea. Quello che sconcerta è la sua profondità, ben 995 Hpa. Siamo oramai al 4-5-1998 e la bomba metereologica si scatena con tutta la sua violenza sul meridione tirrenico rallentata nel suo naturale spostamento verso est dalla presenza dall'alta che dalla Libia si sviluppa fino alla Russia e spostandosi fra il giorno 4 e il giorno 5 verso nord (il giorno 5 il minimo si troverà ormai sulla Russia), indugiando con le piogge sul Tirreno e determinando l'evolversi della tragedia. Diamo qui di seguito alcuni dati testimoni della eccezionalità dell'evento: quasi settantadue ore di pioggia incessante, ben 140 mm di pioggia caduta a Sarno in 48 ore. Possiamo dunque distinguere quattro protagonisti metereologici di questa tragedia: 

1.      Le alte temperature che caratterizzarono il nord-africa in quello scorcio di primavera e che avrebbero più tardi regalato all'Italia una delle estati più roventi del secolo;

2.      I ripetuti e tardivi scambi termici fra alte e basse latitudini favorite da una alta azzorriana in posizione di blocking in pieno atlantico;

3.      Le ripetute formazioni di gocce fredde che contraddistinsero quella primavera; il potere amplificatore del mar mediterraneo. 

Analisi idrogeologica e conclusioni 

Come al solito però le tragedie non sono mai completamente colpa della natura. Entriamo infatti quinel campo degli errori umani che in questa tragedia contano moltissimo. Infatti i 140 mm di pioggiain 48 ore non avrebbero causato questo disastro se non ci fossero stati alcuni importanti variabiliidrogeologiche e umane che adesso elenchiamo:

1)      Presenza di un substrato permeabile e facilmente erodibile alla sommità del monte PizzoD'Alvano.      

2)      La costruzione di strade e di abitazioni alle pendici di una formazione geologica instabile come il monte Pizzo D'alvano.

3)      La carente copertura arborea del monte Pizzo D'Alvano.

4)      La quasi totale occlusione di tutti i canali che dovevano drenare le acque meteoriche in discesa dal monte Pizzo D'alvano. 

Concludendo, quel 5-5-1998 un pezzo enorme del monte Pizzo D'alvano fu completamente divelto dalla potenza di un fiume di qualche milione di metri cubi d'acqua, che riversò una catastrofica colata di fango sui paesi di Sarno, Qundici Bracigliano, S. Felice a Cancello, Quindici. Portandosi via 200 vite umane e segnando il più grave disastro idrogeologico dai tempi dell'alluvione di Firenze. Mi sento di dire che differentemente da altre alluvioni, anche recenti, questa è veramente figlia di una pianificazione territoriale assente e di un utilizzo del suolo quanto meno scellerato. Quelle 200 vittime, e i superstiti che ancora oggi tremano ogni volta che piove vedendo con terrore la sagoma deturpata del monte Pizzo D'alvano, non possono non farci riflettere su un uso più giusto delle nostre risorse e della nostra natura che per nessuna maniera deve diventare matrigna dispensatrice di tragedie.

 



Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Maggio 2009 21:44  
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