Meteoscienze vi offre questa sera la traduzione italiana del penultimo paragrafo dell'opera di Theodor Landscheidt "Solar Activity Controls El Nino And La Nina" invito tutti gli utenti a leggere questo documento, che ritengo fra i più belli articoli di climatologia alternativa che abbia letto in questi anni. In questo paragrafo Landscheidt confuta con argomenti molto forti e citazioni di illustri climatologi pro Anthropic Global Warming il pensiero scientifico dominante...non aggiungo altro merita senz'altro la vostra attenzione.
Nel loro insieme, le linee guida delle prove presentate qui lasciano pochi dubbi sul fatto che il rapporto tra le fasi di sezione aurea in cicli solari e gli eventi ENSO è reale. Ciò nonostante, c’è da aspettarsi che gli scettici punteranno sulla mancanza di dettagliati argomenti di causa ed effetto e di meccanismi fisici correttamente quantificati. Viste in una luce storica, tali obiezioni non sono valide. La mancanza di una teoria elaborata non compromette l’importanza euristica dei risultati. Non si può infatti ottenere tutto allo stesso tempo. Epistemologicamente, la fase di raccolta dati, la individuazione di relazioni morfologiche, e la creazione di ipotesi di lavoro precede necessariamente la fase dell’elaborazione di teorie. Come possiamo collegare solidamente l’attività solare con il cambiamento climatico in mancanza per entrambi di una solida fondazione teorica? Una completa teoria accettata sulle cause e l’andamento dell’attività solare non esiste ancora. Quello che abbiamo è solo la speranza di una teoria. In accordo con P.V. Foukal [11]. Il meccanismo che provoca il ciclo magnetico solare rimane ancora poco compreso, anche se è stato oggetto di un intenso lavoro di ricerca nel mezzo secolo passato. C’è molta letteratura sulle AW-dinamo, ma queste visioni scientifiche stanno affrontando le incompatibilità fra osservazione e teoria, e non offrono alcuna spiegazione dei più lunghi cicli solari, come il ciclo di Gleissberg, che modulano l’ampiezza dei cicli undecennali. La comprensione dei cambiamenti climatici, inoltre, è in una fase rudimentale. In particolar modo i complessi processi di coupling(termine tecnico che indica le influenze che strati atmosferici diversi possono provocare nei confronti dei loro confinanti, esempio il coupling stratosfera-troposfera capace di generare alte pressioni polari o troposfera-stratosfera capace di generare stratwarming n.d.r.) che potrebbero collegare la bassa e la alta atmosfera sono ben lungi dall’essere ben compresi, e anche gli avanzati modelli di circolazione generale danno ancora risultati contradditori. Significativa è una recente dichiarazione di J.E. Hansen[13] un fautore della teoria del riscaldamento globale:
I forcing che guidano i cambiamenti climatici a lungo termine non sono noti con una precisione sufficiente per definire il cambiamento climatico futuro…I forcing naturali derivanti da variazioni dell’irradianza solare possono svolgere un ruolo più importante nei cambiamenti climatici a lungo termine rispetto al ruolo desunto dai modelli di circolazione generale.
Hansen non accenna neppure all’effetto delle eruzioni solari e del vento solare sul clima.
Non è sostenibile neanche l’ulteriore obiezione solita che l’effetto solare sia troppo debole per influenzare il clima. J.G. Roederer [47] ha giustamente osservato:
“L’argomento energia non è valido per sistemi non lineari fortemente complessi come i sistemi interconnessi atmosfera-oceano-criosfera-biosfera. E’ noto che sistemi complessi possono comportarsi in modo caotico, cioè, seguire diversi percorsi in relazione a insignificanti cambiamenti delle condizioni iniziali o delle condizioni al contorno, o in risposta alla più piccola perturbazione. In un sistema altamente non lineare, con grandi serbatoi di energia latente come il sistema oceano-atmosfera-biosfera, redistribuzioni globali di energia possono essere innescati da imput molto piccoli, processi che dipendono molto di più da pattern spaziali e temporali che dalla loro magnitudine.
” H. Svensmark e E. Friis-Crhistensen [53]hanno dimostrato che queste affermazioni sono in linea con la realtà. Le nuvole sono cento volte più forti nell’influenzare le condizioni atmosferiche e il clima del diossido di carbonio nell’atmosfera. Anche se il contenuto di anidride carbonica fosse raddoppiato il suo effetto sarebbe cancellato se la copertura nuvolosa aumentasse dell’ 1%, come indicato da S.E. Landsberg.[19] Quindi diventa di grande importanza il fatto che Svensmark e Friis-Christensen abbiano dimostrato che la copertura nuvolosa globale, osservata dai satelliti, sia legata alla forza dei raggi cosmici modulata dal vento solare. Quando il vento solare è forte e i raggi cosmici sono deboli, la copertura nuvolosa globale si contrae. Si estende quando i raggi cosmici sono forti perché il vento solare è debole. Questo effetto, attribuito a una vera e propria inseminazione delle nuvole (cloud seeding n.d.r.) da parte di particelle ionizzate secondarie, provoca un cambiamento nella copertura nuvolosa di oltre il 3% in tre anni e mezzo. La corrispondente variazione nell’ irradianza solare raggiunge circa 1.5 W/m2. Si tratta di un importo considerevole, dato che il forcing radiativo totale da parte dell’anidride carbonica accumulata nell’atmosfera dal 1750 non va oltre l’ 1.5 W/m2. Si potrebbe presumere che un tale effetto straordinario dovrebbe essere causato da una quantità enorme di energia, ma i raggi cosmici irradiano in atmosfera un quantitativo di energia, che è molto piccolo. Sorprendentemente, è pari alla intensità della luce delle stelle nel cielo notturno [16].
Questa è la prova pratica che l’argomento di Roederer non è solo di impostazione teorica.
Traduzione italiana tratta da "Solar Activity controls El Nino And La Nina" di Theodor Landscheidt
Bibliografia
[11] Foukal, P. V.: The variable sun. Scient. American, Februar 1990, 34-41.
[13] Hansen, J. E., Sato, M., Lacis, A., Ruedy, R., Tegen, I., and Matthews, E.: Climate forcings in the industrial era. Proceedings of the National Academy of Sciences 95 (1998), 12753-12758.
[16] Kertz, W.: Einführung in die Geophysik II. Mannheim, Bibliographisches Institut, 1971, 340, 341.
[19] Landsberg, H. E.: Man-made climatic changes. In: Proceedings of the symposium on physical and dynamic climatology of the World Meteorological Organization 347 (1974), 262.
[47] Roederer, J. G.: Solar variability effects on climate. In: B. Frenzel, Hsg.: Solar output and climate during the Holocene. Stuttgart, Gustav Fischer Verlag, 1995, 3, 17.
[53] Svensmark, H. und Friis-Christensen, E.: Variation of cosmic ray flux and global cloud coverage, a missing link in solar-climate relationships. J. Atm. Sol. Terr. Phys. 59 (1997), 1225.








