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Meteoscienze.it testata giornalistica telematica reg. Tribunale di Taranto n.1750, dir. resp. Alessandra Carpino SOLAR ACTIVITY CONTROLS EL NINO AND LA NINA 6. LA FASE OPPOSTA NEI CICLI CLIMATICI DOVUTA A UN FRATTALE DEL CICLO SOLARE
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6. LA FASE OPPOSTA NEI CICLI CLIMATICI DOVUTA A UN FRATTALE DEL CICLO SOLARE

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Certamente, c’è stata una fase opposta nel 1968 che ha influenzato la relazione con gli eventi di ENSO. Cosa è successo in quel momento? Fortunatamente, posso dare una precisa risposta basata su una pubblicazione del 1976. C’è una quantità di cicli solari-terrestri che sono collegati alle oscillazioni fondamentali del sole attorno al centro di massa del sistema solare e da un frattale all’interno di questi cicli di differente lunghezza, simili funzioni sono unificate. La teoria della dinamo solare, sviluppata da H. Babcock, parte dalla premessa che le dinamiche del ciclo delle macchie solari sia guidato dalla rotazione solare.

Fig.4 Stretta correlazione fra SOI e attività solare

Fino ad ora questa teoria ha preso in considerazione solo il momento di rotazione solare, riferito alla sua rotazione attorno al proprio asse, e non il suo momento orbitale angolare collegato al suo molto irregolare moto attorno al centro di massa. Il contributo del momento angolare orbitale solare rispetto al suo momento angolare totale non è trascurabile. Esso arriva al 25% del momento di rotazione. Il momento orbitale angolare può aumentare o diminuire quaranta volte all’interno di pochi anni. Perciò è immaginabile che queste variazioni siano correlate alla variazione nei fenomeni di attività solare. Variazioni superiori al 7% nella velocità di rotazione equatoriale solare precursori di variazioni nell’attività solare, furono osservate a intervalli irregolari. Ciò potrebbe essere spiegato dal trasferimento del momento angolare dall’orbita solare alla rotazione attorno al proprio asse. Parte del necessario accoppiamento orbita-rotazione potrebbe risultare dal movimento del sole attraverso il suo stesso plasma eiettato. Come ha mostrato R. H. Dicke, la bassa corona può provocare una rottura sulle superficie del sole. I quattro pianeti giganti, che regolano il movimento solare portano più del 99% del momento angolare nel sistema solare, mentre al sole è lasciato solo meno del 1 %. Quindi c’è abbastanza momento angolare che può essere trasferito dai pianeti esterni alla rivoluzione solare (attorno al proprio centro di massa) e eventualmente alla rotazione (attorno al proprio asse).

Ho mostrato che i cicli derivanti dal movimento solare attorno al proprio centro di massa rendono possibile prevedere differenti aspetti dell’attività solare, incluse le eruzioni solari, e i fenomeni climatici come le anomalie termiche, le siccità, e il Nino. Le osservazioni mostrano che il complesso dei cicli fisicamente e strutturalmente connessi formano una gerarchia così che cicli più alti in questa gerarchia non solo modulano i cicli subordinati nella gerarchia, ma inducono anche fasi opposte. Esperimenti con apparecchiature elettriche e meccaniche di controllo mostrano che nei punti nodali, dove il responso del sistema è zero, la fase può spostarsi di 180° (il teso indica pi radianti, prendendo a prestito la notazione matematica che correla i gradi ai radianti, dove pi, dal significato di ∏, indica appunto 180° che poi in una funzione matematica periodica equivale a indicare proprio un spostamento verso una fase inversa a quella precedente n.d.r.). Se un ciclo gerarchicamente dominante si porta in una fase zero, che sia un punto nodale (incontro di più cicli n.d.r), e un ciclo subordinato allo stesso tempo è vicino a una fase iniziale, una fase inversa effettivamente avviene in molti casi nel ciclo dominante. Ciò sembra risolvere il problema degli improvvisi salti di fase nei cicli solari-terrestri finora inspiegabili e imprevedibili. Come esempi di questo meccanismo posso citare il mio studio "Solar Activity: A Dominant Factor in Climate Dynamics" oder in deutsch [31] e altre pubblicazioni [27-31].

Il ciclo solare in questione mostra cinque pieghe simmetriche e assomiglia quando disegnato, a mani e dita. Quindi io li chiamo: il ciclo della grande mano (178.8 anni), ciclo delle grandi dita (lunghezza media di 35.76 anni), e ciclo delle piccole dita (lunghezza media di 7.15 anni). I dettagli sono dati nel mio studio citato sopra. L’acronimo BFS nella figura 4 si riferisce alla partenza della fase di un ciclo delle grandi dita. Quindi il ciclo un decennale solare è più corto rispetto al ciclo delle grandi dita, dunque esso si trova più sotto nella gerarchia dei cicli solari, ed è quindi esposto al rischio di una fase inversa. Per di più il campo fotosferico polare, correlato al campo magnetico generale solare subì un’inversione della polarità proprio nel 1968, l’inizio del periodo delle grandi dita in questione. Inoltre, la fase iniziale del ciclo delle grandi dita coincise con il massimo solare 1968, la fase zero del ciclo declinante dal massimo al minimo.

Sebbene fossi informato della fase inversa all’interno del frattale dei cicli creato dall’oscillazione del sole attorno al suo centro di massa, io non mi aspettavo che tali fenomeni avrebbero anche condizionato il ciclo undecennale del sole. A tutt’oggi considerazioni superficiali mostrano che è lo stesso sole che produce entrambi i tipi di cicli. E c’è un’ulteriore relazione. Il ciclo magnetico di 22.1 anni, chiamato ciclo di Hale, è il vero ciclo dell’attività solare. Gruppi di macchie solari sono solitamente composti di precedenti e successive macchie di polarità magnetica diversa. Con l’inizio del nuovo ciclo la polarità si inverte così che l’originaria polarità è ripristinata solo ogni secondo ciclo un decennale di macchie solari. Quando viene calcolata la parte maggiore della sezione aurea all’interno del ciclo delle grandi dita, viene fuori che essa è identica con la lunghezza del ciclo di Hale (35.76 anni x 0.618= 22.1 anni). Questo indica una precisa connessione fra il ciclo delle grandi dita, il ciclo di Hale , fino ad arrivare al ciclo  undecennale che lo compone.

La circostanza che le fasi della sezione aurea 0.618 e 0.146, che spiccano anche nella fig.3, non emergano nel dettagliato studio dei valori di SOI che copre il periodo 1951-1998, non significa che essi non siano generalmente validi. Potrebbe essere che essi siano prominenti in altri intervalli di tempo nei precedenti 400 anni. Per esempio, nel 1933, il ciclo della grande mano raggiunse una fase zero che potrebbe aver influenzato gli effetti del ciclo delle grandi dita e eventualmente i sottocicli undecennali solari. E’ immaginabile che in questi casi avvenga un cambiamento che porti a passare dalla coppia 0.382/0854 alla coppia 0.146/0.618. Sono necessarie dettagliate analisi di periodi più antichi per rispondere a queste domande.

Traduzione italiana tratta da Solar Activity controls El nino and La nina di Theodor Landscheidt

Bibliografia

[27] Landscheidt, T.: Global warming or Little Ice Age? In: Finkl, C. W., ed.: Holocene cycles. A Jubilee volume in celebration of the 80th birthday of Rhodes W. Fairbridge. Fort Lauderdale, The Coastal Education and Research Foundation (CERF), 1995, 371-382.[31] Landscheidt, T.: Solar activity: A dominant factor in climate dynamics. Energy and Environment, in print. http://www.microtech.com.au/daly/solar/solar.htm.



Ultimo aggiornamento Domenica 25 Ottobre 2009 22:28  
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