Sismogramma del terremoto di Lunedi a L'Aquila tratto da www.italiainnovation.it
Si sarebbe potuta evitare la tragedia di L'Aquila? Avrebbero potuto fare di più le istituzioni per prevenire questa tragedia? Domande a cui tentiamo di dare una risposta in questo articolo
Immagine che mostra la storia delle occorrenze dei terremoti nell' aquilano. Immagine tratta da www.cnt.rm.ingv.it
Si discuterà a lungo sulla possibilità o meno che il sisma di L'Aquila potesse essere previsto o meno, e in questa sede non voglio assolutamente rubare il mestiere di chi è preposto alla gestione di queste emergenze, che reputo preparato per prevedere le migliori azioni per la difesa e la protezione delle nostre comunità spesso residenti in zone ad alto rischio sismico. Detto questo, voglio in questo articolo fare un'analisi della situazione dell' aquiliano in questi ultimi mesi. Va detto che storicamente la zona appenninica abruzzese è soggetta a fenomeni sismici con caratteristiche abbastanza peculiari, come superficialità degli epicentri e relativa magnitudo dei terremoti, mai superiore al settimo grado della scala Richter. In generale tutto l'appennino è soggetto a una attività sismica vivace. Detto questo iniziamo a considerare i dati storici riferiti alla zona dell' aquilano. Come è visibile nella carta allegata all'articolo prelevata dall' Istituto di Geofisica e Vulcanologia storicamente, l'ultimo sisma che ha avuto come epicentro L'Aquila risale al 1791 esso ebbe magnitudo fra il 5° e 6° grado della scala Richter, dunque proprio assimilabile a quello di oggi. Altri sismi in anni precedenti avevano avuto epicentri intorno alla città abruzzese come quello del 1461 ben più forte, con magnitudo vicina ai 7 gradi della scala Richter.
La zona dell'aquilano nel triennio 2003-2006, anche in questi anni non erano rari eventi sismici (www.cnt.rm.ingv.it)
Bene dunque l'aquilano storicamente è una zona sismica e questo era risaputo, vediamo adesso con la successiva cartina quale è stata la frequenza di sismi in questa aria durante il triennio ricadente fra il primo gennaio 2003 e il 31 dicembre 2006, questo monitoraggio serve a capire in primo luogo che senza dubbio la zona interessata dal sisma di oggi non era nuova a sciami sismici anche prolungati, infatti l'immagine mostra nel periodo interessato una sessantina di eventi di piccole dimensioni (magnitudo inferiore a 4), inoltre ci serve a valutare se nella ricorrenza dello sciame sismico rilevato negli utlimi 3-4 mesi poteva esservi un qualche dato di emergenza da considerare più attentamente. A tal proposito ho fatto una piccola ricerca annotando tutti gli eventi con magnitudo inferiore a 4 che hanno colpito la zona interessata da questo studio negli ultimi tre mesi. Bene le risultanze di questo studio sono alquanto interessanti. Nel solo mese di Gennaio, le occorrenze di fenomeni sismici aventi come epicentro la zona dell' Aquilano sono stati ben 7, a Febbraio 10, a Marzo addirittura 21 con una frequenza incredibilmente aumentata di densità negli ultimi due giorni di marzo e nei primi 5 giorni di Aprile dove in appunto una settimana si sono susseguite ben 20 scosse, cioè un numero di episodi sismici quasi pari al numero di quelli avvenuti nei tre mesi precedenti. Inoltre considerando sempre la cartina delle ricorrenze di sismi del triennio 2003-2006, va detto che fino a ieri avevamo contato nei primi tre mesi dell'anno ben 47 sismi, cioè quasi quanti in tutto il triennio 2003-2006 (occorenze inferiori ai 60 eventi). Quindi anche ammesso che fosse considerato normale uno sciame che possedeva le caratteristiche della singolarità in quanto comunque negli ultimi tre mesi spiccava per numero di eventi e soprattutto per relativa ristrettezza della zona degli epicentri, la domanda è : doveva essere dato l'allarme per uno sciame sismico come quello descritto in queste righe? Ripeto anche se assimilabile a quelli normali, estremamente massivo negli eventi rilevati negli ultimi sette giorni. A riprova di ciò va detto che il 31 Marzo era stato convocata su richiesta del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, la Commissione Nazionale per la Previsione dei Grandi Rischi proprio a L'Aquila dove il capo della protezione civile precisava: "non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c'è alcun allarme in corso da parte del Dipartimento della Protezione Civile, ma una continua attività di monitoraggio e di attenzione...rispetto alle conoscenze scientifiche attuali per quanto riguarda lo sciame sismico in atto, non ci aspettiamo una crescita di magnitudo". Il vice capo della protezione civile inoltre raccomandava attenzione e allerta, ma non allarme ed apprensione continui. Oggi alla luce dei fatti sarebbe quanto meno ingeneroso tacciare di inefficenza la Protezione Civile per non aver lanciato l'allarme, alla luce del fatto, ricordiamolo, che affinchè si possa dare un allarme alle popolazioni che inesorabilmente mette scompiglio nella vita di tante persone, è effettivamente necessario avere delle basi scientifiche certe su cui lanciare l'allarme e a mio avviso non si deve imputare alcuna colpa alla Protezione Civile, organo straordinario nell'incessante monitoraggio, prevenzione e azione sul territorio . Ma sarà inevitabile che la discussione nei prossimi mesi risiederà proprio sulla sottile linea che separa un procurato allarme da un necessario e a volte vitale annuncio di disastro.








