Dim lights Embed Embed this video on your site
Straordianrie immagini dell' Eyjafjallajokull in eruzione pensate che la colonna di ceneri ha raggiunto i 10000 m, ancora non sufficienti per provocare effetti climatici.
A tal proposito abbiamo spulciato nei dati in possesso di Metoffice riferite alle principali stazioni meteorologiche ufficiali europee per dare una visione quanto mai vicina al vero di quell’inverno che a causa dell’eruzione del Katla fu fra i più freddi del 1800. A tal proposito abbiamo confrontato i dati di quel gennaio con le medie climatiche 60-90 ricavando le relative anomalie (va detto che il 1800 si trovava nella fase calante della PEG per cui le temperature risultavano già un po’ più basse rispetto alla media 1960-90, va comunque detto che i dati che vi presentiamo risultano comunque eccezionali come eccezionale fu quell’episodio di circa 200 anni fa). Andando infatti ad osservare i dati raccolti nelle principali città europee nel gennaio del 1823 andiamo a scoprire dei dati eccezionalmente sorprendenti, pensate infatti che Berlino fece segnare in quel gennaio una temperatura media di -11.6°C valore superiore solo al valore raggiunto durante l’inverno più freddo della storia recente (inverno 1709 media in gennaio di -24.9°C) in piena PEG, ma anche nelle altre città del centro Europa quel gennaio fece segnare record paragonabili ai peggiori inverni della PEG. Bruxelles fece segnare una media nel mese di gennaio di -2.3°C, Strasburgo -4.3°C, Copenaghen -3.8°C, Parigi -0.3°C. Se andiamo più a est Varsavia fece registrare una media di -13.2°C Vilnius -13.7°C e Mosca -15.4°C. Più a sud gli effetti del grande gelo furono limitati con Ginevra che fece registrare una media di -2.3°C e Insbruck -3°C. Probabilmente la configurazione barica che andremo a tentare di ricavare attraverso qualche cenno storico, impedì all’anomalia termica di valicare le Alpi, ecco che non abbiamo traccia di particolari eventi in quell’inverno 1823 per il territorio italiano, che invece probabilmente subì una primavera gelida sempre quello stesso anno. Andiamo quindi a cercare di capire tramite l’analisi delle anomalie termiche e qualche notizia di cronaca la possibile configurazione barica di quell’inverno. L’epicentro del gelo fu senza dubbio l’ Europa centrale e il nord-est europeo (con anomalie variabili fra i -6°C e i -11°C rispetto alla media 60-90), mentre sull’ Islanda le temperature furono più miti del normale. Questo può farci pensare ad una alta pressione dinamica eretta fino all’isola nord atlantica con discesa del nucleo gelido in retrogressione sull’ Europa centrale, probabilmente i valori di AO in quel frangente furono enormemente sotto media con una antizonalità che come quest’anno esplicò i suoi effetti soprattutto oltralpe. Il fatto stesso che alcuni scritti riportano la notizia di una alluvione nel nolano il 24 gennaio del 1823, ci fa pensare a un rientro della corrente gelida con giro largo dal basso atlantico a portare miti e umide correnti sul nostro paese. Naturalmente si tratta di semplici deduzioni climatiche da valutare. Sicuramente possiamo individuare nel periodo di eruzione della coppia Eyjafjallajokull, Katla, la genesi di quell’inverno gelido e di una serie di anomalie climatiche che si riverberarono sull’ Europa almeno fino al 1826. Questo approfondimento climatico potrebbe avere un eco attuale solo se iniziasse l’attività del vulcano Katla, per cui per il momento escludiamo categoricamente effetti climatici, ma attenzione, la carta mostrata in questo articolo delinea in tutta la sua potenza il possibile effetto climatico di un possibile risveglio del Katla.

Una possibile analisi barica del mese di gennaio dalle notizie di cronaca e dai dati raccolti, probabilmente una imponente alta pressione termica attanagliò tutta l' Europa centro settentrionale con una antizonalità marcata e risalita da ovest di correnti umide atlantiche verso il nostro paese. Analisi Meteoscienze.








