Non accenna a placarsi l’emergenza che ha colpito Rio De Janeiro negli ultimi giorni, infatti mentre continuano le piogge torrenziali che hanno colpito la città brasiliana, le autorità contano ancora i morti il cui conto è ormai salito ad almeno 170 con un numero di senza tetto che supera le 15000 unità. In questo articolo di approfondimento non ci occuperemo delle condizioni urbanistiche e territoriali pessime che hanno facilitato l’insorgenza di vere e propri fiumi di fango che hanno provocato il maggior numero di morti e di danni, in questo articolo ci occuperemo delle motivazioni climatiche che hanno generato questo disastro. Partiamo dallo sfatare alcune false notizie comparse sui giornali. Non è vero infatti, come si è letto in alcuni editoriali che questo non sia il periodo tipico delle piogge nella zona di Rio, infatti la stagione detta “delle piogge”, corrisponde ai mesi compresi fra dicembre ed aprile, questo periodo presenta alta umidità e temperature medie massime attorno ai 28°C. I mesi poi che vanno da dicembre ad aprile sono quelli che fanno registrare le più intense precipitazioni con aprile che con i suoi 137 mm medi rappresenta il secondo mese più piovoso dell’anno dopo dicembre (169 mm). Questa verità climatica è facilmente spiegabile dalla posizione geografica che occupa Rio che con i suoi 22° e 55’ sud risulta pienamente ricadente nella zona subtropicale e come molte zone subtropicali (pensiamo all’ India e a tutta la fascia pacifica asiatica) è soggetta a lunghe stagioni delle piogge, portate dai venti umidi in risalita dall’oceano Atlantico attirati verso il continente dal gradiente termico generato nella stagione calda estiva fra terre emerse più calde e oceani più freschi. Anche quest’anno dunque le condizioni per intense piogge si sono andate a riproporre nella fascia costiera della regione idrologica Atlantico Sudeste, ma quest’anno un evento ha probabilmente alimentato in maniera decisiva l’innesco di un fenomeno meteorologico senza dubbio anomalo per durata e quantitativi di precipitazione.

Ecco la mappa delle anomalie termiche registrate nelle ultime 13 settimane e il 31 marzo (alla vigilia dell'alluvione) sull' America centro meridionale. Evidentissime le anomalie diffuse sulla maggior parte dell' Oceano Atlantico, con addirittura un picco di oltre 2°C proprio nella zona di Rio De Janeiro. Fonte NOAA.




In questo articolo ho parlato di tragedia annunciata, non soltanto per le succitate condizioni urbanistiche assurde, ma soprattutto perché a mio modesto parere questa tragica conclusione della stagione delle piogge 2009-2010 sarebbe potuta essere prevista fin dal principio considerando le preoccupanti condizioni dell’ Atlantico in surplus termico ormai da mesi, insomma una bomba a orologeria climatica stazionava da giorni proprio in riva a Copacabana e si sarebbe potuto forse intervenire come si interviene in altri posti del mondo per evitare o limitare il disastro. Le conoscenze e i mezzi di informazione climatica divengono sempre più capillari e sempre più precisi, le stesse immagini e gli stessi dati che abbiamo pubblicato in questo articolo sono stati presi liberamente dalla rete, in questi anni in cui pare che il clima per svariati motivi, non solo naturali, sia diventando quasi un nemico risulta doveroso e stringente che le pubbliche amministrazioni di tutti i paesi inizino a garantire non solo una rete di previsione e controllo climatico del territorio per gestire il presente, ma soprattutto un’attiva e seria attività di previsione di possibili fenomeni violenti e di divulgazione consapevole di tali rischi alla popolazione. Capisco che parlare di queste cose rispetto ad una città dove milioni di persone vivono in baracche sia quantomeno utopistico, ma più che parlare di PIL e sviluppo a tutti i costi si dovrebbe parlare di sostenibilità dello sviluppo e benessere degli ultimi della terra…








