
Per quanto ancora dovremo vedere la terra deturpata dall'uomo rivoltarsi contro i suoi soprusi?
La tragedia “annunciata” di Messina con il suo carico di morte e sofferenza riassume le grandi istanze ambientali italiane del nostro tempo: il dissesto idrogeologico, il consumo di suolo, le varianti urbanistiche, condoni edilizi e uso dissennato del territorio; l’aumento del gas serra in atmosfera e il caos climatico con i suo eventi sempre più estremi e tropicali nel Mediterraneo; l’insistenza per la costruzioni di grandi opere inutili e “indifferenti” al territorio; la disoccupazione drammatica che colpisce il mezzogiorno d’Italia.
Bisogna partire da queste emergenze per dare risposte efficaci di tutela ambientale e occupazione duratura, una risposta concreta e non speculativa, che metta al centro il lavoro delle persone e la qualità del vivere. La messa in sicurezza del territorio, i cantieri utili e la riqualificazione delle città, le energie rinnovabili e la mobilità sostenibile, le produzioni agricole di qualità, anche come agricoltura di presidio del territorio, sono gli ingredienti fondamentali di una buona ricetta per la sostenibilità.
Anche il Capo dello Stato, dopo la tragedia di Messina è intervenuto con parole molto nette: prima di realizzare opere faraoniche bisogna mettere in sicurezza il territorio. E tutti hanno pensato al Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera simbolo del governo Berlusconi che costa 6,3 miliardi di euro.Nemmeno le esortazioni di Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, hanno indotto una seria riflessione nel Governo, quando ha detto che per rendere sicuro il nostro territorio e mettere un freno al dissesto idrogeologico servono 25 miliardi di euro e che bisogna smettere di costruire in modo abusivo.
Il Governo ha ammesso di non avere i 25 miliardi necessari (come una manovra finanziaria) e che quindi il Ponte sullo Stretto può andare avanti perché in fondo costa “solo” 6,3 miliardi, che per il 60% verranno da fondi privati.In realtà costerà ben più di quanto oggi preventivato, perché non c’è ancora il progetto definitivo, perché non sono ancora state risolte tutte le prescrizioni idrogeologiche, antisismiche e ambientali approvate dal Cipe sul progetto preliminare, e perché in Italia le opere continuano a lievitare nei costi quando si aprono i cantieri e lì tutti i nodi vengono al pettine.Hanno fatto bene cittadini, comitati ed associazioni ambientaliste a protestare a Messina contro il Governo: i sei miliardi che si stanno impegnando per far costruire il Ponte sullo Stretto dovrebbero molto più saggiamente essere impiegati per risolvere i punti più pericolosi del dissesto idrogeologico, mettendo in sicurezza cittadini e territorio.
E cercando nuove risorse, invece di tagliarle come avvenuto nell’ultima Legge Finanziaria.Allo stesso tempo gli impegni per l’attuazione del protocollo di Kyoto e degli obiettivi europei per il risparmio, l’efficienza energetica e la riduzione della CO2, sono vissuti dal Governo solo come un problema e un vincolo e non come una grande opportunità per cittadini e imprese di promuovere produzioni e vivere sostenibile.
Ma il Governo “non capisce la relazione” tra queste politiche e la tragedia di Messina e si ostina con vecchie ricette del passato e i soliti progetti sbagliati.








