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Oggi la Sicilia piange le sue vittime, le notizie sono ancora frammentarie, ci sono dei dispersi e probabilmente alla fine dei tristi conti dei soccorritori, il bilancio sarà pesantissimo. Messina come Sarno e Quindici, come Genova, Firenze, e decine di altri tragici episodi della nostra triste storia di fragile paese solcato da fiumi, catene montuose e troppi, troppi abusi al suo fragile suolo. Avevamo lanciato l'allarme ormai una ventina di giorni fa, il mediterraneo era caldo, caldissimo, con anomalie diffuse nell'ordine dei 2°C, l'energia in gioco era enorme ed è bastata una marcata ondulazione del getto artico due settimane fa per innsecare una serie di vortici mediterranei che hanno caratterizzato il tempo del centro sud per più di dieci giorni.

 

La persistenza climatica di queste continue e ripetute ondate di maltempo ha i caratteri dell' eccezionalità, certamente, come anche eccezionali sono stati i 300mm di pioggia caduti su Messina in 6 ore; ma gli alibi dell'eccezionalità degli eventi meteo non reggono più, un paese come l' Italia non può permettersi di trasformare qualsiasi tempesta equinoziale, anche se persistente come questa, in effetti paragonabili a quelli di un uragano tropicale. Siamo di fronte allo sciempio del mal governo del territorio che in anni attraverso la speculazione edilizia ha arricchito il malaffare anche mafioso in Sicilia, ma come l'esempio siciliano che oggi ha raccolto il suo tributo di sangue ci sono migliaia e migliaia di nuove bombe idrogeologiche pronte a esplodere nel nostro paese, dove si è costruito, e dovunque, non rispettando gli alvei dei fiumi e soprattutto dei torrenti, sventrando versanti montuosi, depauperando le zone boschive necessarie alla stabilità dei versanti. Insulti al nostro territorio che puntualmente si trasformano in periodiche tragedie alle quali il nostro paese sembra tristemente essere diventato quasi indifferente. Basta abusivismo ha gridato oggi il nostro Presidente della Repubblica auspicando, riprendendo le parole di Bertolaso capo della Protezione Civile, che si lascino sulla carta improbabili e inutili opere faraoniche e si investano quei soldi in un progetto organico e a lungo termine di riassetto del nostro territorio italiano. Dobbiamo oramai pensare al nostro paese come un antico palazzo signorile da ristrutturare più che a un territorio vergine da edificare. Bisogna avere il coraggio una volta per tutte di lasciare la filosofia della furbizia piena di condoni materiali e morali e assumersi la responsabilità, anche impopolare, di perseguire la strada della fermezza morale, dall'edilizia al governo del territorio. Troppi sono stati negli anni gli insulti al nostro suolo, oggi e forse ancor di più nei prossimi anni, se gli sconvolgimenti climatici ai quali ormai siamo abituati dovessero continuare o addirittura aumentare in forza e frequenza, rischiamo e rischieremo di pagare la nostra furbizia sulla nostra pelle, e la natura non concede condoni....



Ultimo aggiornamento Sabato 03 Ottobre 2009 23:47  
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