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FUKUSHIMA: LA NUBE RADIOATTIVA POTREBBE RAGGIUNGERE L'ALASKA

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Dopo le devastazioni del terribile Tsunami che ha fatto seguito al violentissimo terremoto da 9.0 Richter (il più forte mai registrato in Giappone da quando sono in uso i sismografi) ora l’incubo giapponese si concentra nei gravi guasti alle centrali nucleari, in particolare in quella di Fukushima.

Accompagnati dalle continue scosse di assestamento, che superano anche i 6.0 Richter, le autorità giapponesi continuano a puntare gli occhi sul cielo di Fukushima, già infestato dalle particelle radioattive.

La nube bianca che sovrasta la centrale non ha smesso di essere al centro delle attenzioni mondiali.

Dopo le forti esplosioni dei giorni scorsi nei reattori della centrale nucleare di Fukushima 1 continuano esplosioni, incendi ed emissioni di nubi gassose verso l’alto.

Ieri si è verificata anche l’esplosione in corrispondenza del reattore 4 della centrale, seguita da un incendio poi subito domato.

Nelle ultime ore, i tecnici che cercano di arenare il "mostro nucleare" diventato incubo planetario, e che stanno cercando di raffreddare i reattori anche attraverso acqua dagli elicotteri, sono stati allontanati dalla centrale per circa un’ora a causa di livelli di radioattività troppo alti raggiunti, e sono state evacuate le zone entro 30 chilometri dalla centrale.

Il governo ha fatto sapere di essere pronto a chiedere l’intervento degli esperti dell’esercito statunitense per contenere i danni e le possibili conseguenze dell’incidente nucleare.

Questa è una animazione della nube radioattiva nella sua evoluzione dal momento della prima esplosione ad oggi con una previsione per le prossime 36 ore.



Ma cosa è accaduto ai reattori della centrale di Fukushima ?
Il terremoto di venerdì scorso ha provocato la sospensione automatica del funzionamento dei reattori nucleari delle centrali giapponesi, poi danneggiati dallo Tsunami conseguito alla scossa di magnitudo 9.0 della scala Richter, il più forte mai rilevato in un paese altamente sismico come il Giappone.

Quando il funzionamento di un reattore nucleare viene arrestato bruscamente c’è bisogno che il calore accumulato al suo interno venga smaltito con l’aiuto di un liquido di raffreddamento.

Secondo quanto riportato dai responsabili della centrale di Fukushima l’onda anomala dello Tsunami penetrando nella centrale con tutta la sua violenza avrebbe spento i diesel di emergenza, utili allo smaltimento del calore residuo.


In questa immagine viene esposta la situazione barica in Giappone, dove un minimo di pressione sul Pacifico convoglia masse di aria fredda da est-nord-est sull' Arcipelago. Ciò al momento muoverebbe la nube radioattiva verso il Pacifico.

In poche parole si è verificata un’accumulazione di calore che ha causato l’evaporazione del liquido di raffreddamento rimasto e le barre di uranio pian piano sono rimaste scoperte e hanno raggiunto temperature molto elevate, tali da provocare chimicamente la scissione dell’acqua presente in idrogeno e ossigeno.

"Purtroppo, la probabilità che si formi la miscela esplosiva tra idrogeno ed ossigeno è altissima e quindi basta una qualsiasi fonte d’innesco perché si abbia l’esplosione", spiega l’esperto Domenico Coiante su Aspo Italia.

Proprio questo meccanismo ha causato le successive esplosioni di idrogeno nella centrale di Fukushima 1, iniziate da sabato (che nell’ordine hanno interessato i reattori, 1 e 3, 2 e 4, all’esplosione in corrispondenza di quest’ultimo reattore ha fatto seguito un incendio, domato nel corso delle ultime ore).

Ora l’evento peggiore che si scongiura è la fusione del nocciolo che potrebbe trasformare, nel peggiore degli scenari ipotizzabili, Fukushima in una nuova Chernobyl.

La situazione sulla nube radioattiva fuoriuscita dalla centrale di Fukushima
Le esplosioni avvenute in questi ultimi giorni avrebbero già rilasciato nell’atmosfera una piccola nube, composta da particelle radioattive, che avrebbe già interessato le località limitrofe che sorgono attorno la città di Fukushima.

Ciò ha comportato un brusco innalzamento dei livelli di radioattività che si stanno registrando soprattutto a Fukushima e dintorni, dove peraltro si sarebbero registrati alcuni occasionali casi di contagio fra la popolazione.

Questa nube purtroppo rischia di espandersi ulteriormente tanto che nella giornata di ieri i freddi venti da Nord-est che hanno investito le coste centro-settentrionali di Honshù avrebbero trasportato una parte di queste particelle radioattive nelle città a nord della periferia di Tokyo, dove sarebbero stati rilevati dei lievi aumenti dei livelli di radioattività, al di sopra della norma.

Il rischio di contaminazioni radioattive sta gettando nel panico le decine di milioni di giapponesi che abitano attorno l’area metropolitana di Tokyo.

In molti nelle ultime ore stanno abbandonando Tokyo e le grandi città limitrofe partendo verso le città del sud, ritenute più sicure, per sfuggire da un eventuale rischio di contaminazione radioattiva.

 

Queste sono le traiettorie previste dalla nube radioattiva nei prossimi giorni, fino al 21 marzo, secondo le ultime emissioni del modello GFS. 

 


Quale potrebbe essere la traiettoria seguita dalla nube nei prossimi 5 giorni ?
Per fortuna, meteorologicamente parlando, tra oggi e domani buona parte della nube radioattiva sprigionata dai reattori di Fukushima tenderà a spostarsi sull’Oceano Pacifico, senza attardarsi troppo lungo le coste nord-orientali nipponiche.

Ciò è favorito dallo spostamento verso est dell’area di bassa pressione che nei giorni scorsi aveva portato delle piogge sparse e dei centimetri di neve fresca fra il nord di Honshù e l’isola settentrionale di Hokkaido.

Spingendosi verso il Pacifico nord-orientale questa struttura depressionaria extratropicale richiamerà a suo seguito correnti molto fredde dai quadranti nord-occidentali che daranno la stura a nuove nevicate lungo le coste occidentali di Honshù e dell’Hokkaido.

Sulle coste orientali, da Sendai fino a Tokyo, i venti nord-occidentali, dopo aver scaricato tutta l’umidità accumulata sul mar del Giappone, scivoleranno dai rilievi interni nipponici portando aria più secca ma piuttosto fredda che inibirà le precipitazioni, a parte qualche locale fioccata da sconfinamento sulla costa, evitando scenari ancora più nefasti per ciò che concerne il rischio di contaminazione del suolo e delle falde acquifere.

Su Fukushima i venti fino a domani si disporranno mediamente da O-NO o NO e soffieranno con una intensità da debole a moderata, ma con raffiche che occasionalmente toccheranno i 40-45 km/h.

In queste condizioni la nube radioattiva si propagherà verso E-SE nel cuore dell’oceano Pacifico nord-orientale, allontanandola dalle coste nipponiche.

Qui poi la nube verrà risucchiata sul bordo settentrionale di un ampio promontorio di alta pressione che manterrà le particelle radioattive nei bassi strati, vicino la superficie oceanica del Pacifico, sotto intensi venti occidentali.

L’aria contaminata rimarrà sopra l’oceano per almeno cinque giorni prima di potersi depositare sopra la superficie oceanica.

Tra la nottata di giovedi e venerdi il promontorio anticiclonico tenderà ad estendersi verso l’arcipelago nipponico favorendo un rapido indebolimento dei venti da O-NO, quest’ultimi tenderanno a ruotare dai quadranti meridionali aumentando sensibilmente il rischio di radioattività nelle prefetture poste a nord della centrale di Fukushima.

Tra venerdi e sabato la struttura anticiclonica spostandosi verso l’oceano rischia di attivare un umido flusso dai quadranti sud-occidentali con correnti d’aria ascensionali che muoveranno l’insidiosa nube radioattiva e tutti i suoi elementi verso il Pacifico nord-orientale.

Con i venti da Sud-ovest la maggior parte delle radiazioni risparmieranno l’area di Tokyo e le prefetture limitrofe allontanandosi sul mare, per fortuna.


Nei giorni successivi, se si verifica una grande esplosione di gas caldi che spara radioattività a diverse centinaia di metri di altezza, aumentando le possibilità di trasporto a lungo raggio, i flussi sud-occidentali in quota potrebbero spingere la nube fino in prossimità delle coste dell’Alaska.

In caso di un flusso marcatamente più meridionale la traiettoria potrebbe portare la nube verso le coste orientali russe e sugli arcipelaghi limitrofi a nord dell’Hokkaido.

Da domenica si teme l’ingresso di una nuova figura di bassa pressione che dalla penisola di Corea potrebbe muoversi in direzione del paese del Sol Levante, preceduta da sostenuti venti meridionali che potrebbero causare piogge fitte e persistenti su buona parte del Giappone con conseguenze al momento imprevedibili.

 



Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Marzo 2011 20:09  
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