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SISMA IN GIAPPONE: POSSIBILI ALTRE TERRIBILI REPLICHE

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Dopo il violentissimo sisma di magnitudo 9.0 Richter, le terribili devastazioni causate dalla furia dello Tsunami e il pericolo di un incombente fuga radioattiva dalla centrale di Fukushima, il Giappone nei prossimi giorni dovrà prepararsi a una nuova potente scossa tellurica che potrebbe superare una magnitudo di 7.0 - 7.5 Richter, in grado di innescare un nuovo Tsunami, seppur meno potente rispetto a quello di venerdi scorso.

Lo stesso, Takashi Yokota, portavoce dell’agenzia meteorologica giapponese, ha affermato che sono possibili scosse fino al grado 7 della scala Richter con conseguenti ondate di Tsunami pronte a riversarsi lungo le coste orientali dell’isola di Honshù.

Del resto, dopo la potentissima scossa di 9.0 Richter, è più che normale un periodo di fortissima instabilità tettonica lungo le coste orientali dell’isola di Honshù.

Il mega terremoto di venerdi 11 Marzo si è originato nel tetto di una gigantesca faglia posta a circa 120-130 km ad est di Honshù.

Secondo alcuni studi preliminari tale spaccatura nella crosta terrestre sarebbe lungo più di 700-800 km e larga almeno 200 km, ciò può dare una idea delle grandi energie in gioco sotto il Pacifico nord-orientale.


Dopo essersi rotta la grande faglia impiegherà diversi anni prima di assestarsi quasi definitivamente, nel frattempo continuerà a liberare l’energia ancora non scaricata dal potente 9.0 Richter in continui sciami sismici con scosse in grado di raggiungere i 5.5 - 6.5 Richter.

Nel punto dove scorre l’imponente linea di faglia, responsabile del violentissimo sisma di 9.0 di Magnitudo, la zolla pacifica si incunea al di sotto di quella euroasiatica formando la nota fossa oceanica del Giappone che culmina con i 10.554 metri dell’abisso Ramapo (uno dei più profondi del pianeta).


Tale processo è all’origine dell’intenso fenomeno di "Subduzione" che rende l’arcipelago nipponico vulnerabile da frequenti scosse telluriche e da eruzioni vulcaniche.

Il grande evento tellurico dei giorni scorsi ha letteralmente sconquassato i fondali oceanici di Honshù innalzato i livelli di instabilità tettonica, tanto da riuscire a spostare e attivare un numero imprecisato di faglie secondarie (in genere parallele a quella appena rotta venerdi scorso) che sono sempre più vicine al punto di rottura e quindi capaci di sprigionare nuove forti scosse, anche superiori al 7.0 di Magnitudo.

Si sospetta che tra le faglie sottomarine spostate ci siano pure quelle a largo delle coste centrali di Sanriku, Miyagi e Fukushima che sarebbero pronte ad un nuovo ciclo sismico, con terremoti anche particolarmente intensi.

Anche Koshun Yamaoka, noto professore di geofisica all’ Università di Nagoya, ha affermato di "sospettare" che diverse di queste faglie si siano mosse una dopo l’altra in una vasta area che va dalla prefettura di Sanriku a quella di Ibaraki".

Insomma se questi studi preliminari verranno confermati sarà il preludio per una autentica tempesta sismica che potrebbe abbattersi lungo il versante orientale di Honshù.

Un’altro importante rischio è rappresentato pure dalle imponenti frane e smottamenti sottomarini, innescati dal grande terremoto, che insistono lungo la scarpata oceanica davanti la costa di Hitachi e Sendai.

In caso di un sisma di alta magnitudo queste frane potrebbero far scivolare verso gli abissi del Giappone una ingente quantità di materiale detritico e sedimenti non assestati in grado di dar vita ad altri Tsunami, con un potenziale molto più basso rispetto a quello che ha inondato la città di Sendai e le prefetture limitrofe.

Nel frattempo in Giappone tornano alla ribalta gli studi sulle cosiddette "faglie nascoste" del paese del Sol Levante.

Le “faglie nascoste del Giappone” erano state portate all’attenzione pubblica nel 2007 dal geologo giapponese Shinjii Toda.

Toda aveva studiato gli 30 ultimi terremoti di magnitudo 6.5 e oltre che avevano colpito il Giappone dal 1923 e il cui epicentro si situava a una profondità massima di 30 chilometri, un fattore che, come è accaduto ieri in Giappone, ha effetti disastrosi.

“Su quei 30 terremoti solamente 5 hanno lasciato tracce visibili sulla superficie terrestre" aveva spiegato Toda in un’intervista all’Istituto di scienze e tecnologia industriale di Tokyo.

Il suo studio rimetteva totalmente in discussione le carte ufficiali di sismologia del Giappone, che si basavano sulle tracce di precedenti scosse sismiche provocate solamente dalle grandi faglie.

Il Giappone si trova lungo la cintura di fuoco del Pacifico, una zona lunga 40mila chilometri e dove si concentra l’80 % dei terremoti, nel punto in cui si intersecano quattro placche tettoniche: la placca eurasiatica, quella nordamericana, quella pacifica e quella delle Filippine.

“Vi sono faglie nascoste in zone che sulle carte ufficiali non sono considerate a rischio sismico.
Vi sono inoltre molte faglie minori che non sono ancora state rilevate", spiegava sempre Toda.

Il rischio sismico in Giappone è assai sottovalutato. Nessuna regione del nostro paese può dirsi al riparo dai terremoti.”

Toda aveva fatto l’esempio del sisma che il 16 luglio 2007 aveva colpito Niigata, nel centro del paese, una scossa di magnitudo 6.8. Nella regione, che era considerata a debole rischio sismico, si trova la centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande centrale elettronucleare del globo. La scossa aveva fatto 11 morti e oltre 1000 feriti.
“Nel 1980, quando erano iniziati i lavori per la costruzione della centrale – aveva detto Toda – i geologi sapevano della presenza in quella nella zona di faglie attive, ma gli studi fatti dal costruttore, la Tokyo Electric Power Co. negli anni 70 e 80 avevano sottostimato la lunghezza delle faglie sottomarine – 7 o 8 chilometri invece degli effettivi 20 chilometri – e ignorato altre 4 faglie vicine al sito della centrale.”

Il sisma del luglio 2007 si era rivelato di intensità 2.5 volte maggiore di quella prevista nei piani della centrale. Un trasformatore aveva preso fuoco e l’acqua radioattiva si era riversata in mare. Dopo tre anni di chiusura, durante i quali erano state fatte molte verifiche riguardo ai danni e alla sicurezza, nell’agosto 2010 l’impianto è stato parzialmente riavviato.



Ultimo aggiornamento Martedì 15 Marzo 2011 15:55  
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