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NEW LITTLE ICE AGE:7. IL CICLO DI 166...(SECONDA PARTE)

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La figura 9 mostra i risultati del sotto perio 300-1200. Fino alla fase di inversione intorno al 1120, indicata da una freccia, le fasi zero del ciclo di 166 anni, indicate da un cerchietto vuoto, coincidono con un esiguo margine di errore, con il massimo del ciclo di Gleissberg, indicato dai triangoli pieni. Solo in prossimità della fase di inversione la deviazione del massimo secolare dalla fase zero è più ampia. I periodi del minimo di Gleissberg sono indicati dai triangoli vuoti. Fino alla fase di inversione, essi (i periodi di Gleissberg n.d.r) accompagnano sempre gli estremi del ciclo di 166 anni. Non fa differenza sia che gli estremi siano positivi sia che siano negativi. Questo comportamento richiama quello del ciclo delle macchie solari undecennale con la sua ampiezza esclusivamente positiva sebbene il ciclo magnetico completo di Hale di 22 anni mostri ampiezze sia negative che positive indicanti differenti polarità magnetiche nei due consecutivi cicli undecennali.

 

Fig.9 Dati (300-1200 D.C.) degli estremi denotanti il cambiamento della forza di rotazione orbitale del sole dT/dt formanti un ciclo avente lunghezza media di 166 anni. Fino alla fase di inversione intorno al 1120, indicata dalla freccia, le fasi zero nel ciclo, indicate dai cerchietti vuoti, coincidono con un relativamente ristretto margine d'errore con i massimi osservati nel ciclo di Gleissberg indicati dai triangoli in grassetto. I minimi nel ciclo di Gleissberg, indicati dai triangoli vuoti si accompagnano con gli estremi (negativi n.d.r.) per i 166 anni del ciclo. La fase di inversione spiega il notevole massimo solare medioevale. Il massimo secolare attorno al 1100 fu seguito da un altro massimo attorno al 1130 senza un minimo intermedio. Siccome il massimo di Gleissberg coincide  con un periodo caldo e il minimo con un periodo freddo, il massimo solare medioevale è stato messo in relazione con l'eccezionale periodo caldo medioevale (Optimum Climatico n.d.r.)

 

La valutazione dei periodi di minimo e di massimi fatta da Gleissberg (1958) è basata sui dati dell’attività auroreale fatta da Schove(1955). Hartmann (1972) ha ricavato  i valori medi di questi periodi dai dati di Gleissberg, Schove, Link e Henkel. Questi dati sono stati usati nelle figure 9 e 10. Un analisi comprendente 7000 anni dei dati conferma non solo che il ciclo ha una lunghezza media di 166 anni, ma anche che c’è un intervallo medio di 83 anni fra un estremo positivo e uno negativo. La fase di inversione di  ½ radiante di lunghezza intorno al 1120 ebbe l’effetto che un massimo di Gleissberg attorno al 1100 fu seguito da un altro massimo attorno al 1130 senza un minimo secolare intermedio. Questo spiega il Massimo medioevale delle macchie solari indirettamente confermato dalle evidenze del radiocarbonio. (Siscoe 1978) La figura 10 mostra i cicli di 166 anni nel periodo 900-2300. Dopo la fase di inversione attorno al 1120 tutti i massimi di Gleissberg, indicati dai triangoli in grassetto coincidono piuttosto bene con gli estremi della curva per centinaia di anni, ma nel 1976 la sequenza cambia di nuovo per una nuova inversione di lunghezza pari a  ½ radiante. Dopo un massimo di Gleissberg attorno al 1952, un secondo massimo di Gleissberg si manifestò attorno al 1984 senza un minimo secolare intermedio solo il singolo ciclo solare undecennale 20 nel mezzo dei massimi secolari mostrò una bassa attività solare mentre i cicli 18,19,21, e 22 registrarono un livello di attività solare molto alto. La media dei massimi dei cinque cicli 18-22 è R=156, un valore non osservato direttamente prima. Siamo dovuti andare indietro fino al massimo Medioevale, basandoci su dati indiretti, per trovare una simile sequenza. La fasi di inversione, indicate in figura 10 da una freccia, euristicamente ci spiegano questi particolari andamenti occorsi solo due volte in quasi due secoli. Il recente massimo del 1984 è il primo in una lunga serie di massimi connessi con le fasi zero del ciclo di 166 anni, quattro dei quali sono evidenziati con i cerchietti vuoti in Fig.10. I prossimi massimi di Gleissberg dovrebbero avvenire attorno agli anni 2069, 2159, e 2235.

Fig.10 La stessa serie storica della fig.9 per gli anni dal 900 al 2300 D.C. Dopo la fase di inversione attorno al 1120, i massimi nel ciclo di Gleissberg, indicati dai triangoli in grassetto, accompagnano sempre gli estremi del ciclo di 166 anni mentre i minimi di Gleissberg cadono sulle fasi zero del ciclo. Un' altra fase di inversione intorno al 1976 cambiò l'andamento nuovamente. Dopo un massimo solare secolare attorno al 1952, un secondo massimo seguì attorno al 1984 senza un minimo intermedio fra i due. L'effetto fu un grande massimo solare comparabile con il notevole massimo del 1120. La fase cambiò attorno al 1976 invertendo l'andamento creato dalla fase d'inversione del 1120. Il massimo di Gleissberg del 1984 è il primo di una lunga sequenza di massimi che accompagnano le fasi zero del ciclo di 166 anni. I prossimi massimi dovrebbero avvenire intorno al 2069,2159 e 2235. Dopo il 1976, i minimi di Gleissberg accompagneranno di nuovo gli estremi negativi del ciclo di 166 anni (come nel periodo 300-1200 n.d.r.). Il prossimo minimo secolare, indicato da un trianoglo vuoto è previsto intorno al 2030. I successivi minimi dovrebbero avvenire intorno al 2122, e 2201. La figura mostra che il ciclo di Gleissberg si comporta come un ocillatore bioscillante. La fase attuale dovrebbe durare fino all'ultima parte del 2500. Siccome esiste una relazione fra il ciclo di Gleissberg ed il clima, i futuri periodi di riscaldamento o raffreddamento potranno essere previsti per centinaia di anni. La prossima fase fredda è prevista per il 2030.

Dopo la fase di inversione del 1976 i minimi secolari sono previsti coincidere con gli estremi del ciclo di 166 anni. Quindi il prossimi minimo di Gleissberg dovrebbe avvenire attorno al 2030, come indicato da un triangolo vuoto. I successivi minimi saranno previsti introno al 2122 e al 2201. La previsione di un minimo secolare attorno al 2030 è corroborata da un differente approccio S. Kora et al. (2000) hanno trovato che le variazioni nella brillantezza della linea verde coronale sono indicatori a lungo termine dell’ attività solare. Essi sostengono che noi siamo alla vigilia di un profondo minimo dell’ attività solare simile a quello del 19° secolo.

Tratto da New Little Ice Age di Theodor Landscheidt

 

 

 



Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Luglio 2009 11:42  
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