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La variabilità solare è registrata nelle carote ricavate dai ghiacciai. Il flusso dei raggi cosmici è modulato dal vento solare, la quale intensità è correlata con le eruzioni solari. Durante periodi di alta attività eruttiva, il flusso dei raggi cosmici nell’ atmosfera è ridotto così che il tasso di produzione degli isotopi radioattivi come il 14C e il 10Be è ridotto e viceversa. La maggior parte degli isotopi radioattivi è rimossa dall’ atmosfera attraverso le precipitazioni e quasi permanentemente accumulati nei ghiacciai, principalmente nelle regioni polari. L’analisi degli archivi di queste carote di ghiaccio rivela lunghi periodi di eccezionali alte o basse attività solari, che coincidono con fasi di rapidi cambiamenti climatici (Beer, 2000). L’archivio di dati riferito all’ isotopo 10Be “Die 3” partendo dal 1423 è di speciale interesse per questa relazione, in quanto esso riflette il ciclo di 80-90 anni detto di Gleissberg e la sua relazione con il clima. Le previsioni dei fenomeni naturali sono uno dei più importanti scopi delle scienze naturali. Siccome ci sono forti indicazioni dell’ affidabile relazione fra minimi e massimi nel ciclo di Glessiberg e periodi freddi e caldi nel clima, noi dobbiamo confrontarci sul problema di come fare previsioni a lungo termine sugli estremi climatici dei cicli di Gleissberg. La conoscenza della sua giusta durata non è un aiuto al riguardo siccome il ciclo varia da 40 a 120 anni. Fortunatamente, io ho mostrato per decenni che la variabile attività del sole è correlata ai cicli della irregolare oscillazione del sistema solare attorno al suo centro di massa. Siccome questi cicli sono connessi con i fenomeni climatici e possono essere calcolati per secoli, essi offrono una maniera per prevedere minimi e massimi consecutivi in un ciclo di Gleissberg e le covarianti fasi di raffreddamento e riscaldamento climatico. La teoria della dinamo solare sviluppata da Babcock, la prima ancora rudimentale teoria della attività solare, parte dalla premessa che le dinamiche dei cicli di macchie solari magnetiche siano guidate dalla rotazione del sole. Tuttavia questa teoria prende solo in considerazione il momento di rotazione del sole, relativo alla sua rotazione sul suo asse, ma non il suo momento angolare orbitale collegato alla sua oscillazione molto irregolare attorno al centro di massa del sistema solare (CM). La figura 8 mostra questo fondamentale movimento, descritto da Newton 3 secoli fa. Esso è regolato dalla distribuzione delle masse dei pianeti giganti Giove, Saturno, Urano e Nettuno nello spazio. Il tracciato in figura mostra la posizione relativa sull’eclittica del centro di massa (cerchietti) e il centro del sole (croce) per gli anni che vanno dal 1945 al 1995 in un sistema di coordinate eliocentrico.
Irregolari oscillazioni del sole attorno al centro di massa del sistema solare in un sistema di riferimento eliocentrico la superficie solare è indicata da un cerchio in grassetto. La posizione del centro di masse rispetto al centro del sole (croce) negli anni è indicata dai cerchietti. Le forti variazioni nelle quantità fisiche che misurano i moti orbitali del sole dai cicli di differente lunghezza, eppure affini alle funzioni di relazione sole-terra.
L’ampio cerchio in grassetto rappresenta la superficie del sole. Per la maggior parte del tempo il centro di massa (CM) si trova fuori dal corpo del sole. Ampie oscillazioni con distanze superiori ai 2.2 raggi solari fra i due centri sono seguite da strette orbite che possono dare origine incontri ravvicinati dei centri come nel 1951 e nel 1990. Il contributo al momento angolare orbitale del sole al suo momento angolare totale non è trascurabile. Esso può raggiungere il 25% del momento di rotazione. Il momento orbitale angolare varia da 0.1 1047 a 4.3 1047 g cm2 sec-1 o viceversa, che rappresenta un aumento o diminuzione maggiore di quaranta volte (Landscheidt 1988). Di conseguenza è plausibile che queste variazione siano correlabili a differenti conseguenze nell’attività solare, specialmente se si considera che il momento angolare solare gioca un ruolo importante nella teoria dinamo della attività magnetica solare. Variazioni di più del 7% nella velocità di rotazione equatoriale del sole, che accompagna variazioni nell’attività solare, furono osservate a intervalli regolari (Landscheidt,1976,1984). Questo potrebbe essere spiegato se ci fosse il trasferimento del momento angolare dall’orbita del sole alla rotazione sul suo asse. Io sto proponendo tale accoppiamento rotazione-orbita da diversi decenni (Landscheidt, 1984, 1986). Parte dell’accoppiamento potrebbe risultare dal movimento del sole attraverso il suo proprio campo magnetico. Come Dicke (1964) ha mostrato, la parte inferiore della corona può fare da freno sulla superficie solare. I pianeti giganti, che regolano il movimento del sole attorno al suo CM, garantiscono più del 99% del momento angolare del sistema solare, mentre il sole è relegato a meno dell’ 1%. Quindi c’è una grande parte del momento angolare che può essere trasferita dai pianeti esterni sull’oscillazione del centro di massa solare e eventualmente sulla stessa rotazione solare. Juckett (2000) ha sviluppato un modello che mette in relazione rotazione e cambiamento del momento orbitale che esprime bene gli esistenti fenomeni asimmetrici presenti nel sud e nel nord emisfero solare e identifica la diversa velocità di rotazione dei due emisferi come un meccanismo di trasferimento del momento. L’ accelerazione di Coriolis (accelerazione derivante da una forza fittizia dovuta alla rotazione differenziale di un corpo celeste sui gas , maggiore all’equatore e minore ai poli per esempio n.d.r) potrebbe portare un’ effetto perturbativo aggiuntivo sul flusso plasmatico del sole, specialmente se si manifestino grandi discontinuità quando il centro del sole si trova in prossimità del CM come nel 1951 e nel 1990 (Blizard 1987). Tratto da New Little Ice Age di T. Landscheidt |