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Meteoscienze.it testata giornalistica telematica reg. Tribunale di Taranto n.1750, dir. resp. Alessandra Carpino NEW LITTLE ICE AGE NEW LITTLE ICE AGE: 4. RELAZIONI FRA LE ERUZIONI SOLARI E LE TEMPERATURE GLOBALI
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NEW LITTLE ICE AGE: 4. RELAZIONI FRA LE ERUZIONI SOLARI E LE TEMPERATURE GLOBALI

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La Fig.5 tratta da Alder e El (2000) presenta una estensione dei risultati di Fig.4. L’analisi delle curve dell’ LSC (cerchietti in grassetto), la massima densità elettronica della ionosfera nel rispettivo ciclo un decennale, delle anomalie termiche del nord emisfero (triangoli pieni), e delle anomalie termiche misurate a San Miguel del Tucuman, Argentina, (cerchi pieni) mostra una significativa covarianza statistica. L’ ultimo valore nella serie storica dell’ LSC sembra indicare un movimento verso il basso, denotante un cambio dal ciclo corto verso quello lungo, mentre le altre curve seguono la loro tendenza verso l’alto. Da questa divergenza, Thejll e Lassen (2000) hanno tratto la conclusione che l’impatto dell’ attività solare sul clima, dominante per secoli, improvvisamente non lo fosse più. Saltando così a una conclusione non giustificata. Thejll e Lassen non prendono in considerazione il fatto che le temperature risentono degli effetti dell’ attività solare per alcuni anni. Tutto ciò può essere apprezzato nella Fig. 5 intorno agli anni ’30 .

Fig.5 Ripetizione dell’esperimento presentato in figura 4(tratto da Alder e El 2000). Lunghezza del ciclo solare SCL (cerchietti in grassetto), massima densità elettronica ionosferica nel rispettivo ciclo un decennale (segni più, anomalie termiche del Nord Emisfero(triangolino in grassetto) e locali anomalie termiche a San Miguel de Tucuman, Argentina (cerchietti vuoti) mostrano una significativa covarianza. Come espresso nel testo, il diverso movimento alla fine della curva dell’ SCL non indica che l’attività solare non abbia più effetti sul clima.

L’ LSC è un grossolano indicatore dell’ attività eruttiva solare. Gli indici di perturbazione geomagnetica sono indicatori più fini, soprattutto essi misurano la risposta a quelle eruzioni solari che effettivamente si avvertono sulla terra. L’ indice-aa di Mayaud dell’ attività geomagnetica è omogeneo e copre un lungo periodo dal 1868 ad oggi. La Fig. 6 tratta da Landscheidt (2000), che plotta questo indice, mostra chiaramente che le anomalie termiche globali terrestri e marine risentono a lungo degli effetti delle tempeste geomagnetiche, causate dalle eruzioni energetiche solari. La curva continua mostra l’indice-aa, la curva tratteggiata invece una combinazione delle anomalie termiche globali dell’ aria e della superficie marina. I dati annuali sono stati sottoposti a ripetute triangolazioni. I ritardi della temperatura, rispetto all’attività solare, durano dai 4 agli 8 anni, ma seguono le ondulazioni della curva-aa. La connessione fra il principale estremo dell’indice-aa e il seguente estremo di temperatura è indicato dallo stesso numero. Una perturbazione della correlazione è avvenuta intorno al 1940 per un eccezionale forzante interna. Fra il 1942 e il 1952 fu osservata la più forte crescita dell’ attività vulcanica dal 1860, (Simkin et al 1981). Il ritardo nella risposta all’ imput solare delle temperature suggerisce che una parte dell’ eccesso di energia correlato all’attività solare è immagazzinata e accumulata nel sistema climatico da processi portati avanti per anni. Gli oceani sono fra gli imputati di questo processo grazie alla loro elevata inerzia termica. (Hoyt, 1979; Wigley,1988; White et al., 1997).

Fig.6 La curva continua mostra  l’indice dell’attività geomagnetica, che rappresenta l’effetto dell’attività solare in prossimità della terra. La linea discontinua traccia l’andamento della combinazione fra le anomalie termiche globali dell’aria e della superficie delle acque. I valori annuali sono stati sottoposti a ripetute triangolazioni. L’andamento della curva delle temperature rispetto a quella dell’indice ritarda di un valore compreso fra i 4 e gli 8 anni, ma segue le sue ondulazioni. La relazione fra i principali massimi della curva dell’indice e i seguenti massimi e minimi termici è segnalata dagli stessi numeri. Una variazione rispetto all’andamento indicato è rilevata attorno al 1940 per un eccezionale forzante interna.

La figura 7 (tratta da Landscheidt 2000) è una estensione dei risultati mostrati in figura 6. Si può vedere che la curva-aa porta il suo massimo più alto, identificato dal numero 7, attorno al 1990 e mostra un notevole declino successivo. Ammettendo un ritardo di otto anni, il più alto massimo nella curva delle temperature globali sarebbe dovuto avvenire introno al 1998. Questo fu l’anno con la più alta temperatura superficiale osservata dall’inizio delle osservazioni metereologiche (prima del picco del 2005 n.d.r.). La relazione in Fig.7 lascia prevedere un raffreddamento globale negli anni successivi al 1998 con l’eccezione del periodo attorno all’ inizio del El nino del 2002, previsto più di tre anni prima dell’ evento (Landscheidt 1998,2000,2002). Significativamente, questa previsione e la corretta previsione dei precedenti El Nino è stata basata su speciali fasi dei cicli solari che accompagnano l’accumulazione di eruzioni solari.

 

Fig.7 E’ mostrata un’estensione dei risultati mostrati in fig.6 la curva porta il suo massimo più alto, espresso con il numero 7, attorno al 1990 e mostra una repentina discesa successiva, Ammesso che il ritardo della risposta alle sollecitazioni solari fosse di 8 anni, un massimo nella curva delle anomalie termiche globali si sarebbe dovuto avere intorno al 1998. Questo fu l’anno  con la più alta temperatura superficiale osservata dall’inizio delle osservazioni metereologiche (prima del picco del 2005 n.d.r.). Questa relazione prevede quindi un futuro raffreddamento globale. Come sarà mostrato, si prevede un declino dell’attività solare lungo trent’anni. Questo contraddice le risultanze  esposte da Thjell e Lassen (2000) e l’ IPCC sostiene che l’impatto del sole sul clima si sia spento da diversi decenni.


Ultimo aggiornamento Sabato 19 Settembre 2009 15:28  
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