Approfittiamo di questa pausa dell'inverno 2009-10 dovuta al ripristino delle correnti occidentali, più miti che porteranno molte precipitazioni, nevose sulle Alpi, la prossima settimana, ma anche un deciso rialzo termico. Per iniziare a fare un primo bilancio dell'inverno 2009-2010, e per guardare al futuro che ci aspetta. Diciamo subito che a meno di un finale straordinario e imprevedibile al momento, l'inverno 2009-10 verrà ricordato come quello delle grandi potenzialità inespresse, inespresse per una cronica incapacità dell'anticiclone delle Azzorre a ergere blocchi atlantici duraturi.Da un lato questa cronica latitanza dell'anticiclone di blocco è stata determinata dalla situazione delle SST atlantiche improntate a un classico tripolo negativo che ha prodotto un vortice polare canadese attivissimo come mai avevamo riscontrato in questo ultimo decennio. D'altro canto anche la QBO negativa non ha aiutato per stabilire una circolazione favorevole agli interscambi schiettamente meridiani innescando una circolazione prettamente est-ovest che ha dispensato i maggiori episodi freddi e perturbati oltralpe. Dunque alla fine potremo discutere a lungo sull'eccezionalità o meno dell'inverno che si avvia alla conclusione, ma dovremo molto francamente ammettere che per l' Italia, pur collocandosi questo inverno fra i migliori degli ultimi dieci anni, non potrà certamente essere annoverato come storico, non basterà la neve a Roma, o i ben 7 episodi nevosi che hanno colpito l' Emilia Romagna per parlare di un inverno storico, non basteranno i -47°C raggiunti in una conca friulana, o i -17°C raggiunti in Val Padana prima di Natale per parlare di inverno storico, l'inverno che si avvia al suo crepuscolo verrà ricordato per la sua crudezza solo da Pesaro in su, e non basterà la neve sulla Capitale per evitare il giudizio di un inverno modesto per le regioni centro meridionali. Una cosa comunque va detta prima di concludere con una sorpresa questo editoriale. Sia lo scorso anno che quello attuale hanno riportato cospicue irruzioni fredde sul nord Italia come non avveniva da anni, e il redivivo protagonista degli inverni da tregenda raccontato in mille storie di neve e di gelo, l'anticiclone russo siberiano, ritorna a solcare i suoli invernali europei, e questo non può che essere una buona notizia per gli amanti della neve di tutte le latitudini europee.
Quest'anno infatti la linea di discontinuità fra irruzioni gelide e respiro caldo mediterraneo si è collocata su una linea mediamente passante per l' Emilia, non è detto che nei prossimi anni questa linea non possa scendere di latitudine. Concludo questo editoriale con uno sguardo al futuro e uno al passato. Quello sul futuro parla di atlantico e di onde che si susseguiranno sui nostri lidi determiando peggioramenti seguiti da miglioramenti del tempo in un contesto comunque mite. Mentre lo sguardo al passato si riferisce all'ultima ondata fredda che ha colpito il nostro paese regalando la neve a Roma. Purtroppo per gli amanti della neve del centro nord, l'ultimo passaggio perturbato ha lasciato l'amaro in bocca, ma non dovunque l'inaspettato balletto del minimo barico con inaspettato rialzo termico ha regalato solo delusioni, nel bolognese ancora oggi potevamo registrare, a soli 270 m di altitudine, scenari da sogno con accumuli fra i 15 e i 20 cm, ecco le immagini che vi regaliamo sperando non siano le utlime di tal foggia per questo anno tanto promettente ma in definitiva incompiuto.
Le immagini che vi offriamo si riferiscono ai dintorni del colle di S. Luca (periferia di Bologna) dove abbiamo potuto rilevare che l'innevamento risulta molto esteso e variabile fra i 15 e i 20 cm di accumulo. Buona visione
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