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Meteoscienze.it testata giornalistica telematica reg. Tribunale di Taranto n.1750, dir. resp. Alessandra Carpino METEOSCIENZE SCUOLA LA STELLA DI BETLEMME FRA SCIENZA E FEDE PRIMA PARTE
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LA STELLA DI BETLEMME FRA SCIENZA E FEDE PRIMA PARTE

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Nell’iconografia cristiana, nelle rappresentazioni artistiche della Natività, così come nell'ambito della credenza popolare, vi è un elemento che da sempre ha ispirato le indagini di molti teologi, storici e scienziati: la presenza di una stella, la stella di Natale, nel tempo e nel luogo in cui Gesù nasceva. Da parte teologica questo evento celeste è stato considerato dal punto di vista del “segno” divino e come tale considerato nelle sue significazioni allegoriche e simbolico-religiose; dal punto di vista della ricerca storica e scientifica, invece ci si è chiesto invece cosa mai fosse apparso nei cieli di Betlemme in quei giorni successivi alla Natività del Cristo. Infatti date le numerose fonti, di diversa origine e provenienza, che attestano come qualcosa di insolito e rilevante sia realmente accaduto, ciò che interessa l’indagine scientifica non è stabilire se questo qualcosa fosse stato o non fosse stato, ma il "cosa" esso sia stato, avallando o invalidando le varie ipotesi, nel tentativo di pervenire ad una, pur se mai definiva, verità.

Il fenomeno della stella è un evento di natura astronomica ma che ha assunto una significazione che va oltre la scienza, basti pensare che la storia dei Magi può essere pensata come metafora del viaggio di chi osservando il cielo o il creato, che dir si voglia, perviene, giunge, grazie alla luce, all'incontro con Dio. Le parole del Vangelo di Matteo in questo caso, non vanno prese come testo biblico da non interpretare in senso letterale ma solo allegorico, come si è fatto nei riguardi dei passi relativi all'immobilità della Terra al centro dell'universo, bensì vanno considerate esse stesse prove, testimonianze scientifiche, mentre un credente, come fece Keplero, non può non considerare che al di là delle significazioni religiose abbiamo comunque a che fare con un fenomeno naturale.

Ora, se consideriamo i Vangeli canonici, l’unico che parli della Stella di Betlemme è il Vangelo di Matteo. In questo testo, che ci è giunto scritto in lingua greca, si parla semplicemente di “astér”, di stella. Tuttavia, comunemente, non ci si riferisce all’oggetto celeste come ad una semplice stella. Origene, teologo alessandrino del III secolo, fu il primo ad indicarla come cometa e come tale la troviamo nella Natività di Giotto (1304). Essa avrebbe dovuto essere un oggetto celeste capace di attirare l’attenzione dei più, e non solo dei sapienti e degli astrologi, cioè dei “mathematici” dell’epoca. Una cometa visibile ad occhio nudo è quasi sempre un oggetto astronomico spettacolare, luminoso, affascinante per quella sua coda direzionata e soprattutto perchè di essa è possibile cogliere il moto rispetto alle stelle fisse di riferimento, quasi sensibilmente. Gesù nasceva proprio nel momento in cui nei cieli si assisteva ad un tale progidio naturale? Per cercare una risposta occorre confrontare la Sacra scrittura con i dati di fatto che possediamo al riguardo. “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: ‘Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo’ […] Allora Erode, chiamati segretamente I Magi, si fece dire da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: ‘Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo’. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. (Mt 2, 1-2. 7-9). Ora “sorgere la stella ad oriente” potrebbe significare che i Magi videro la stella cometa quando ad est di sera sorgeva per la prima volta, nel momento di opposizione al sole. Essa, forse perché particolarmente splendente o forse anche perchè intesa come l’annuncio di un buon evento – ma non sempre nella storia le comete sono state considerate buoni auspici – impressionò i sapienti persiani che si misero in viaggio seguendola, per poter omaggiare il re d’Israele, il Messia ebraico di cui attendevano la nascita. Essendo le comete particolarmente visibili prima al tramonto e poi all’alba, quando la loro coda di polvere e particelle è maggiormente ionizzata dal vento corpuscolare solare, ed essendoci tra questi due momenti un periodo in cui le comete non possono essere viste perché troppo vicine al Sole, proprio questo tempo intermedio può essere associato a quel “si fermò” di Matteo, mentre la seconda comparsa, il suo nuovo apparire, può richiamare quella grandissima gioia da parte dei Magi che riseguirono la stella per poter tornare indietro. Tuttavia, dal momento in cui essa fu vista la prima volta, preannunciando la nascita del Cristo, passando per il periodo in cui Magi furono ospiti a Gerusalemme, sino al loro arrivo a Betlemme dopo il quale Erode decise di compiere la strage, cioè tra la prima e la seconda apparizione della stella, non potè passare un periodo di due anni in quanto sappiamo che Erode fece strage di bambini che fossero di età minore ai due, per poter essere perfettamente sicuro di eliminare il re divino che avrebbe offuscato il suo ruolo di re terreno: questo è già il primo dubbio circa la validità dell’ipotesi cometaria, anche se è possibile che Matteo abbia sbagliato per eccesso circa il calcolo di due anni fatto da Erode. Ancora, sappiamo che l’unica cometa periodica che avrebbe potuto essere visibile ad occhio nudo in quegli anni fu quella scoperta da Halley, e che se è possibile retrodatare la natività di Gesù ad un periodo che va dall’8 a.C. al 4 a.C., non si può certamente risalire sino all’anno 12 a.C, che per calcolo e per testimonianza di documenti cinesi, fu un anno di ritorno della Halley. Nessun cometa fu vista per altro da Erode e dagli astronomi di Gerusalemme, anche se da fonti cinesi sappiamo che la Halley in quell’occasione fu luminosissima; inoltre non potè essere stata quella cometa a essere stata vista da Giotto, nel 1301, in quanto egli la dipinse di un color rossastro invece che del suo color bianco, confondendosi probabilmente l’artista con un’altra cometa vista successivamente.



Ultimo aggiornamento Domenica 14 Novembre 2010 22:22  
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