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Meteoscienze.it testata giornalistica telematica reg. Tribunale di Taranto n.1750, dir. resp. Alessandra Carpino METEOSCIENZE SCUOLA FRA STORIA E SCIENZA: IL PENDOLO DI FOUCAULT
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FRA STORIA E SCIENZA: IL PENDOLO DI FOUCAULT

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Meteoscienze è lieta di presentarvi, nella sezione scuola, una nuova rubrica tenuta dal nostro amico Dott. Adriano Arrivo, incentrata su alcuni interessanti argomenti della scienza di cui si spiega il senso fisico e la storia, a volte affascinante e piena di riferimenti sconosciuti ai più, che sta dietro ad ogni scoperta. Spero che questa nuova rubrica possa interessarvi e ringraziamo ancora il Dott. Arrivo per le sue preziose annotazioni che da oggi vi proporremo.


 

Perché i vortici ciclonici deviano verso destra cioè in senso antiorario nell'emisfero boreale e verso sinistra nell'emisfero australe? E' la forza di Coriolìs a spiegarlo, forza meramente apparente, fittizia. Supponiamo di essere in un sistema di riferimento inerziale come quello delle stelle fisse, che è esterno alla Terra che ruota, e ci spiegheremo il fenomeno della formazione del vortice con le leggi newtoniane della meccanica classica: l'aria che proviene da sud devia verso destra, quella proveniente da nord devia verso sinistra, e la risultante è la formazione di un vortice che viaggia verso destra. Se invece vediamo le cose dall'interno, se siamo sulla stessa Terra, assisteremmo comunque alla formazione di un vortice, ma questa volta non sapremmo che spiegarcela che come l'effetto di una forza apparente dovuta al semplice ruotare della Terra, la forza di Coriolìs.
Così se immaginiamo un disco ruotante e su di esso un corpo che si muove da un punto ad un altro in stato di moto rettilineo uniforme, e se l'osservatore è posto al di fuori di questo disco, il movimento gli apparirà rettilineo, ma se lo stesso movimento è osservato dal punto di vista del disco stesso che ruota, cioè venendo l'osservatore coinvolto dal ruotare stesso del disco, la linea del moto del corpo parirà curvata.


Ora se poniamo una pesante sfera all'estremità di un filo molto lungo, inestensibile e senza peso, essa comicierà ad oscillare indefinitamente, a meno che non agiscano su di essa forze d'attrito come l'aria - per risolvere il quale problema è possibile collocare due magneti che si richiamano, uno nel pendolo ed uno sulla base della verticale del punto di sospensione, così garantendo la costanza del moto, la ripetitività dell'oscillazione. Ma il pendolo di Foucoult fa altro che oscillare finchè non è ostacolato. Infatti in un sistema di riferimento inerte il piano di oscillazione resta fermo, ma essendo il pavimento sottostante il pendolo un sistema in movimento, è questo a ruotare, a ruotare intorno al pendolo e noi ruotiamo con esso, quando invece ci sembra che il pendolo ruoti su se stesso da sé. Esso continuerà le sue oscillazioni in avanti e in indietro ma noi vedremo queste oscillazioni costantemente deviate verso destra, se l'esperimento è effettuato nell'emisfero boreale.

L'esperimento del Pendolo fu proposto nel 1851 da Jean Léon Foucoult. Nella prima dimostrazione, quella che si fece al Pantheon di Parigi, la sfera di rame oscillante misurava 28 kg. ed era appesa ad un filo di 27 m. di lunghezza. Il pendolo autentico, dopo essere passato nel 1955 al Conservatoire des Arts e des Metiérs - successivamente Museo delle Arti e dei Mestieri - tornò nel 1995 al suo luogo di origine. Nel romanzo di Umberto Eco, "Il Pendolo di Foucoult", esso viene posto al centro di un complotto universale che avrebbe dovuto portare l'ordine dei Cavalieri Templari, disciolto nel 1312 e presuntamente ricreatosi nel 1344, a dominare, dopo 600 anni esatti, il mondo intero.
Intrecciata a questo progetto cosmico è la storia personale di alcuni redattori milanesi - Casaubon, l'io narrante, Belbo e Diotallevi - i quali, venendo in possesso di documenti segreti, cominciano a prendere sempre più sul serio la veridicità del complotto, cercando di ricostruirne le tracce. Il tutto comincia il 23 giugno dell'anno1984. Casaubon, che frequenta il Conservatoire, rimane affascinato dal meccanismo del pendolo, ne spiega le isocrone oscillazioni come la cospirazione dei diversi elementi matematici che ne costituiscono la formula del periodo. Si rende conto che non è il pendolo a ruotare motu proprio ma che è lui stesso a muoversi, e che tutto si muove assieme a lui, la Terra, l'intero universo. Solo una cosa rimane fissa: è il Punto Fermo, posto al termine di una linea ideale che è il prolungamento del filo di sospensione. Punto che non può che essere immaginario e geometrico, ma che però viene inteso da Casaubon come un Polo reale cui tutto intorno ruota, qualcosa di indicibile, di divino. Il romanzo prosegue poi con un infinità di temi, piani, citazioni non sempre comprensibili per il lettore e che, forse, proprio per questa loro complessità, non hanno permesso all'opera di far bissare all'autore il successo commerciale del precedente "Il Nome della Rosa".
Nella dottrina magico-ermetica dei Templari ispirata a Paracelso, la Terra è un magnete, influenzato da diverse forze, per cui il flusso delle sue correnti è mutevole, ma, come i capelli di un uomo sembrano originarsi a spirale da un punto ben preciso della sua nuca, così in essa Terra deve esserci un'Umbilicus Mundi, un centro del mondo, controllando il quale è possibile dominare tutte le correnti sotterranee e telluriche che regolano i climi: e proprio potendo cambiare artificiosamente i climi si può possedere il mondo.
Molti pendoli sono appesi alla sommità di cupole o di cori in diverse parti del mondo, ma Casaubon è convinto di come, nel messaggio dei Templari, fosse indicato proprio Parigi come il luogo in cui una mappa del mondo sottostante il pendolo avrebbe indicato il punto critico: l'alba del sostizio d'estate dell'anno successivo a quello di ricomposizione del messaggio, il primo raggio di sole sarebbe penetrato da una non casuale screpolatura del vetro di una finestra e nel momento in cui la sfera fosse stata illuminata, il becco di questa, avrebbe indicato il centro del mondo. Una volta in questo insidiatisi, ai Grandi Maestri sarebbe stato facile minacciare terremoti e cataclismi in cambio di tutto quello che volevano. Anche Foucoult era un Templare, secondo il giornalista, la sua manfrina del pendolo era in funzione proprio di questo complotto, ma anche Galileo lo era e per questo venne condannato, anzi la stessa Inquisizione lo condannò proprio perché temeva svelasse tutto. L'intera storia universale avrebbe dovuto così essere riscritta.
Un pendolo di Foucoult di dimensioni ridotte è oggi presente nella cappella di S. Michele all'interno della Basilica di San Petronio in Bologna. L'esperimento è stato ripetuto l'8 di ottobre del 2005 grazie all'iniziativa non solo dello scrittore, ma anche di Federico Palmonari, direttore del Dipartimento di Fisica dell'Alma Mater e di Mons. Lino Gropius, entusiasta della presenza, all'interno di un luogo sacro di un altro prodigio della scienza terrena successivo alla Rosa dei Venti. Alle 11h15 Eco lancia la sfera. Egli dichiarerà che il «segreto del fascino del pendolo è questa esperienza che è straordinaria e nello stesso semplicissima» E questo fascino è ciò che dovrebbe provare qualsiasi turista o visitatore della Basilica; pensare che sì «è tutto qui!», ma che al contempo si svolga sotto i propri piedi un fenomeno meraviglioso col quale siamo nati ma di cui non abbiamo mai piena consapevolezza, sentendo così di far parte di qualcosa di grandioso, sentendo in qualche modo di essere nel mondo e di esserlo da protagonisti, viaggiando stando da fermi, portati da chissà chi verso chissà che cosa.



Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Novembre 2010 13:50  
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