A distanza di un anno un nuovo violento evento alluvionale è tornato a mettere in ginocchio il già fragile territorio peloritano che sempre più spesso, in questi ultimi anni, si trova ad affrontare fenomeni meteorici sempre più disastrosi, con ricadute pesanti nel vasto comprensorio comunale della città dello stretto.
La notte fra lunedi 28 Febbraio e martedi 1 Marzo 2011 l’area dello stretto, come da previsione, è stata raggiunta da una grossa linea di instabilità, in risalita dal basso Mediterraneo, che ha dispensato forti rovesci e manifestazioni temporalesche particolarmente intense.
La situazione sinottica già di per se era abbastanza esplosiva, bastava dare un’occhiata alle moviole satellitari proposte nella serata di lunedi.
Ma ora andiamo a vedere nei dettagli cosa è successo nella notte fra lunedi 28 Febbraio e martedi 1 Marzo.
Una giovane area depressionaria, centrata con il proprio minimo attorno la Corsica e il nord della Sardegna, aspirava dal basso Canale di Sicilia e dallo Ionio un flusso d’aria molto mite, umida e altamente instabile, di tipo sub-tropicale, che dall’isola di Malta si estendeva fino alle coste orientali della Sicilia e alla Calabria ionica, rinnovando su queste zone condizioni di forte instabilità atmosferica e favorendo lo sviluppo di grossi "nuclei temporaleschi autorigeneranti".
Nella medio-alta troposfera la circolazione ciclonica appena delineata era riuscita ad attivare una corrente d’aria molto umida, inserita all’interno del mite flusso sciroccale in azione sul mar Ionio nei medi-bassi strati.
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Immagini impressionanti della colata di fango che ha colpito Mili S. Pietro (Me) portando con se automobili, tronchi d'albero, e qualsiasi altro suppellettile si trovasse sulla sua strada. Più avanti nell'articolo troverete immagini ancora più impressionanti.
In questo caso i venti di Scirocco (flusso pre-frontale) provenienti dalla costa libica, transitando sopra lo Ionio, si sono umidificati notevolmente raggiungendo le coste del messinese e l’area dello stretto come correnti molto umide e temperate (si tratta pur sempre di aria sub-tropicale continentale in origine).
Qui l’aria umida marittima incontrando i ripidi pendii dei Peloritani orientali tende a salire di quota raffreddandosi e agevolando la formazione di imponenti addensamenti a sviluppo verticale, del tipo Cumuli, Congesti o Cumulonembi, che molto spesso scaricano autentici nubifragi che flagellano in modo particolare il settore ionico del messinese e i villaggi alla periferia sud del capoluogo peloritano.
Al contempo la presenza in quota di un forte getto di aria particolarmente instabile e fredda dai quadranti sud-occidentali, in scorrimento sopra i crinali della catena peloritana, ha ulteriormente destabilizzato l’atmosfera in riva allo stretto e nelle zone limitrofe.
La forte corrente sud-occidentale in quota ha in qualche modo scalzato l’enorme quantità di aria umida che i venti di Scirocco e Ostro avevano addensato nei bassi strati lungo i versanti orientali della dorsale peloritana, determinando cosi insidiose turbolenze, esaltate dall’aspra orografia del luogo.
Quando si verificano queste situazioni vanno a scontrarsi masse d’aria notevolmente diverse fra loro, per temperatura e stato elettrico, da tale scontro si vengono a creare fortissimi moti ascensionali (moti convettivi) a ridosso della dorsale orientale dei Peloritani che favoriscono la formazione e la crescita delle temibili “Celle temporalesche autorigeneranti” (Outflow), con imponenti nubi a sviluppo verticali capaci di apportare piogge torrenziali, accompagnate da lampi, tuoni e forti raffiche di vento.
Questi "sistemi temporaleschi autorigeneranti" (Outflow) tendono a rimanere semi-stazionari per diverse ore lungo l’area costiera, tra la costa ionica messinese e la fascia meridionale dello stretto, specie quando sullo Ionio è presente un flusso sciroccale intenso (come in questo caso), scaricando veri e propri diluvi, rotti solo dalle innumerevoli fulminazioni, spesso sotto forma di autentiche tempeste elettriche, e dai tuoni fragorosi che l’accompagnano.
Il fenomeno appena descritto, meglio noto come "Onda temporalesca peloritana", è il principale responsabile degli eventi alluvionali che ciclicamente colpiscono la zona ionica e il territorio messinese, causando spesso ingentissimi danni per frane, smottamenti e inondazioni.
Alle volte il fenomeno dell’”Onda temporalesca peloritana” viene preceduto da intense sciroccate, specie in presenza di aree depressionarie profonde (sotto i 1000 hpa) sul Mediterraneo centro-occidentale, tra le Baleari e la Sardegna, accompagnate da severe mareggiate per onde di mar morto lungo tutti i litorali ionici del messinese, da Giardini fino a Capo Scaletta, e sul settore meridionale dello stretto di Messina.
Non per caso le grandi mareggiate da Levante e Scirocco che flagellano l’area ionica sono accompagnate o seguite da intense fasi temporalesche che vedono la rotazione delle correnti dal quadrante occidentale o sud-occidentale.
Anche in questo caso, come era accaduto già più volte in passato, lo schema configurativo che ha accompagnato il nubifragio presentava molte analogie con il terribile evento alluvionale del 1 Ottobre 2009, in cui perirono ben 37 persone fra i villaggi di Scaletta Zanclea e Giampilieri.
Stavolta però buona parte dei Cluster temporaleschi che hanno interessato l’area dello stretto avrebbero seguito la stessa direttrice, Sud-Nord, risalendo da Malta fino a Capo Passero e al golfo di Catania.
Una volta sviluppate le nubi temporalesche passando sopra le acque del golfo di Catania si sono sensibilmente rinvigorite arrivando ad abbattersi sulle coste del messinese e del reggino con tutto il loro potenziale distruttivo, apportando su queste zone autentici diluvi accresciuti dai venti di Scirocco sul mar Ionio.
I primi grossi "nuclei temporaleschi", in arrivo da Sud, hanno raggiunto la zona sud di Messina e di Reggio Calabria attorno le 02:00 AM di martedi 1 Marzo, dove si sono verificati i primi diluvi torrenziali accompagnati da una attività elettrica moderata-forte, con tuoni cupi e molto fragorosi.
Dalle 02:00 alle 07:00 AM tra Reggio e Messina è stato un "andi e rivieni" di temporali e violenti rovesci che sistematicamente dal golfo di Catania risalivano fino al cuore dell’area dello stretto causando piogge fitte e forti acquazzoni, spesso accompagnati da spettacolari fulminazioni che illuminavano a giorno il tratto di mare fra "Scilla & Cariddi".
Ma il colpo di grazia per il territorio peloritano è avvenuto tra le 07:00 e le 09:00 AM di martedi 1 Marzo con il passaggio della coda finale della lunga scia temporalesca che tendeva ad investire più direttamente il territorio calabrese, con grandi nubifragi fra reggino e catanzarese.
Verso le 07:00, poco a largo delle coste ioniche siciliane, l’intenso flusso pre-frontale meridionale, coadiuvato nei bassi strati da intensi venti di Scirocco che ormai spazzavano tutto lo Ionio, ha agevolato la formazione di un potente "sistema multicellulare a V" che dal golfo di Catania si è portato sullo stretto interessando con il proprio vertice (ossia l’area dove si concentrano le precipitazioni più violente) la città di Messina e Reggio Calabria, dove in pochi minuti si sono abbattuti violentissimi nubifragi, anche con grandine e forti colpi di vento, che hanno trasformate le strade delle due importanti città in autentici fiumi in piena.
Dopo una notte di forti temporali e acquazzoni i nubifragi di martedi mattina sono stati la "goccia che ha fatto traboccare il vaso".
Basti pensare che in alcune aree del versante orientale peloritano, fra monte Ruvolo e Dinnamare, in meno di 5 ore sarebbero caduti la bellezza di oltre 190-200 mm di pioggia, un dato veramente alluvionale che può giustificare le possenti ondate di piena dei vari torrenti Galati, Mili, Zafferia, S.Filippo, Bordonaro.
Il dato più impressionante è quello registrato dalla stazione pluviometrica di Zirio, sul Colle S.Rizzo, dove in poche ore sarebbero caduti oltre 177 mm d’acqua, non sono da meno i 141 mm segnalati a S.Placido Calonerò, nelle colline che sovrastano l’abitato di Runci e Ponte Schiavo.
In città invece gli accumuli variano, a secondo delle zone, dagli 80 mm fino ad arrivare a punte di oltre 110-120 mm in meno di 4 ore.
Nella zona di Tremonti una stazione amatoriale avrebbe misurato un accumulo di ben 128.5 mm.
Il grosso delle precipitazioni stavolta non si è concentrato lungo la zona costiera, ma bensi sulla dorsale dei monti Peloritani, ciò ha reso ancora più violente le tracimazioni dei torrenti scesi giù come veri e propri "tsunami" di fango e detriti.
L’imponente carico precipitativo che si è riversato di colpo sui versanti orientali della dorsale peloritana ha prodotto le potenti ondate di piena di torrenti e corsi d’acqua che sono andate a travolgere i principali centri collinari della città, causando ingentissimi danni ovunque.
Impressionante il fiume di fango che porta via ogni cosa, così come le grida di paura degli inermi osservatori di questo spettacolo raccapricciante. Ci chiediamo, per l'ennesima volta, impotenti cronisti dell'ennesima tragedia mancata per un soffio, per miracolo: per quanto tempo ancora la negligenza delle autorità ad ogni livello, lascerà nelle mani del destino migliaia di spesso incolpevoli italiani del nostro mezzogiorno?
A quanto pare nessun sobborgo collinare della città, da sud a nord, è stato risparmiato dalla furia delle esondazioni di buona parte dei torrenti cittadini.
Lungo la costa invece gli allagamenti sarebbero da attribuire alla mareggiata da SE che ha ostacolato il naturale deflusso delle acque piovane verso il mare.
La situazione più critica si è registrata nei villaggi collinari di Mili S.Marco, Mili S.Pietro e Galati S.Anna che sono rimasti addirittura isolati a causa degli smottamenti e dell’esondazione dei locali corsi d’acqua che hanno invaso le strade del piccolo centro abitato, trascinando a valle, come se fossero giocattoli, macchine, tronchi di albero e pali della luce alti diversi metri.
Per fortuna anche stavolta la buona sorte ha evitato che ci scappasse il morto, diciamo che è andata più che bene nonostante il grave disastro che ora rischia di mettere in ginocchio il tessuto socio-economico di queste comunità.
Ancora più grave la situazione nel paese collinare di Galati S.Anna che fino ad ora è isolato a causa di un enorme frana che ha invaso la sede stradale.
A Giampilieri la situazione è rimasta sottocontrollo, i forti rovesci di pioggia hanno fatto accumulare solo un pò di terriccio in via Chiesa e via Puntale, ma trattandosi di zone di cantiere è normale.
Nel paese di Larderia si sono allagati i capannoni dell’ASI, mentre un grosso smottamento ha abbattuto un grosso faro alogeno.
A Ponteschiavo una grossa frana si è versata sulle colline a ridosso della linea ferroviaria, sul posto sono intervenuti i responsabili della protezione civile comunale.
Situazione sotto controllo in zona vallone Canne, mentre risultano intasati i valloni Mastrominico, Finanza e Spiga, pieni di materiale detritico.
Il villaggio Pezzolo è rimasto isolato da ieri mattina.
Al chilometro 0,500 della strada provinciale 35, l’unica strada che collega il villaggio, c’è un’interruzione causata da una frana che impedisce il transito.
A Bordonaro Superiore tanti residenti sono rimasti bloccati in casa a causa del del fiume in piena.
Tante le famiglie isolate anche a Cumia e nelle frazioni circostanti, anche qui non sono mancate le colate di fango e gli smottamenti.
Molta paura anche nel villaggio di San Filippo Superiore che è rimasto isolato, lungo la strada che collega il paese collinare alla città si sono verificate numerose frane. Tanti gli abitanti rimasti isolati e auto andate distrutte.
A San Filippo inferiore una frana ha sommerso alcune macchine nella zona della chiesa.
Ma anche la zona nord di Messina è risultata pesantemente flagellata dalle piogge torrenziali di martedi mattina.
A Rodia e S.Saba, in contrada Mella e in contrada Grancabella, molte famiglie sono rimaste isolate per una intera giornata a causa dello straripamento dei torrenti Giudeo, San Saba e Rodia.
Vicino Calamona una frana ha interrotto la circolazione stradale lungo la statale 113, creando ingentissimi disagi alla viabilità.
Anche Castanea è isolata, infatti tutte le strade che portano al villaggio sono interrotte e l’unica via percorribile è quella di Faro Superiore.
Grossi problemi anche nel pieno centro della città, soprattutto nell’area fra Cataratti, Camaro, Montepiselli dove si sono registrati numerosi smottamenti e piccole colate di fango che si sono riversate sulla sede stradale, creando delle difficoltà al transito delle autovetture.
Da segnalare pure la chiusura, temporanea, del piccolo approdo di Tremestieri che nella mattinata si sarebbe nuovamente insabbiata a causa della debole mareggiata da "onda lunga" da SE che si è abbattuta lungo i litorali della zona sud di Messina, con ondate alte fino a 2.5 - 3.0 metri.
Ciò indica l’estrema vulnerabilità della piccola infrastruttura, indispensabile per la caotica viabilità cittadina, che ad ogni debole mareggiata da Scirocco va ad insabbiarsi.
Gran parte del detrito che ha coperto le invasature dell’approdo in realtà è stato portato a mare dalle ondate di piena dei torrenti S.Filippo e Zafferia che hanno riversato nello stretto enormi quantità di materiale sabbioso, lasciando a mare una lunga scia marrone che si è estesa per oltre 2 miglia dalla linea di costa.
Ecco le immagini del disastro, tragicamente simili a quelle già viste tante volte sulla "via crucis" del dissesto idrogeologico italiano, immagini nuove ma tristemente note, simili alle pagine luttuose già lette a Giampilieri, a Sarno e Qunidici e a mille altri centri della tormentata terra italiana, pendici montuose in balia degli eventi meteorologici prive di qualsiasi intervento atto a impedirne il dilavamento e l'ineluttabile franamento verso valle. Guardate la completa assenza di alberi su un suolo geologicamente brullo e instabile, come si fa a non vedere in queste immagini troppo presto derubricate alla matrigna forza della natura, la mano ancor più colpevole e assassina dell'uomo...
Insomma, si tratta di un vero e proprio "bollettino da guerra" da nord a sud della città.
Intanto il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, assieme alla sua giunta hanno richiesto al governo nazionale e regionale lo stato di calamità naturale per tutto il territorio comunale.
Si spera che dopo l’ultimo grave evento alluvionale che ha messo in ginocchio l’intera città le autorità locali e gli enti preposti possano contribuire installando una serie di postazioni pluviometriche nelle zone maggiormente esposte al dissesto idrogeologico, colmando cosi la grave lacuna di osservazioni tuttora esistente lungo il territorio messinese.
Chissa se questa sia la volta buona.









