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L'INVERNO TORNERA' A MARZO...E POTREBBE ESSERE DURO... PDF Stampa E-mail
Scritto da Lubelli Fiorentino Marco   
Giovedì 25 Febbraio 2010 19:02

Erano ormai dieci giorni che seguivamo la situazione meteoclimatica europea scorgendo segnali da più parti indicanti l'avvento di un marzo meteorologicamente molto interessante. Avevamo disposto questa certezza previsionale basandoci fondamentalmente su tre importantissimi perni previsionali:

  • La riattivazione del  lobo canadese del VP
  • La straordinaria vitalità ed estensione del lobo euroasiatico del vortice polare in zona russo-scandinava
  • La tendenza climatica a mesi di marzo con potenti pulsazioni verso nord dell'anticiclone delle Azzorre, in anni successivi a picchi del Nino


Ecco come può cambiare l'intera evoluzione barica di una zona climatologicamente complessa come l'Italia grazie allo spostamento di non più di 200-300 Km del minimo barico verso nord. In questa immagine vengono messe a confronto le due linee di tendenza esposte dai modelli serali di Reading e GFS. La B blu indica la posizione del minimo barico mediterraneo previsto da GFS, mentre la B rossa quello previsto a ECMWF. Le linee rosse e blu invece indicano le relative linee di confluenza fra masse d'aria diversa conseguenza del posizionamento dei suddetti minimi. Come potete notare abbiamo indicato anche le principali figure bariche in gioco, che appaiono nei due modelli essere poste più o meno nelle stesse posizioni indicate in questa figura. Dunque l'unica variabile appare essere proprio la posizione del minimo. Evidente che la visione di GFS vede la linea di confluenza formarsi a sud delle Alpi, sulla Pianura Padana, dove naturalmente si creerebbero le condizioni per nevicate anche in pianura, mentre per ECMWF tutto è spostato più a nord oltre le Alpi, con l'aggravante che il nucelo gelido andrebbe a retrogredire fin sulla Francia dando origine alla solita risposta libecciale sull' Italia che chiuderebbe di fatto i giochi nevosi per l'intera pensiola. Analisi meteoscienze.


Basandoci dunque su queste basi avevamo scorto la possibilità che marzo potesse mostrare la parte più dura dell'inverno. Oggi possiamo iniziare a sciogliere qualche riserva. Sembra infatti ormai cadere qualsiasi dubbio su una nuova fase di gelo intenso in sede europea. Infatti, come avevamo ampiamente anticipato negli scorsi editoriali, nei prossimi giorni la riattivazione del flusso atlantico in uscita dagli States e non più frutto della esasperata antizonalità in zona scandinava, genererà onde sempre più lunghe con sempre più probabile formazione di una onda stazionaria in zona atlantica responsabile del primo vero blocco Atlantico della stagione. Attenzione perchè le caratteristiche di questo blocco prossimo venturo potrebbero risultare molto diverse da quelle dei blocchi alto pressori che hanno contraddistinto l'intera stagione invernale, infatti il forte gradiente termico che si è andato a generare fra alte e basse latitudini, figlio di una eccezionale persistenza e magnitudo della AO su valori negativi, potrebbe questa volta determinare non solo una blocco più duraturo con possibili reiterazioni, ma soprattutto una radice subtropicale molto più dura da spazzare via. Questo elemento che potrebbe alla fine costituire la chiave di volta per la definizione dei confini delle prossime irruzioni fredde, è stato intravisto dai modelli, nella loro evoluzione giornaliera, infatti da previsioni mattutine che vedevano il solito canovaccio con rottura della radice subtropicale e instaurazione di una classica configurazione SCAND+++ con il gelo attirato verso la Gran Bretagna, si è passati a una previsione serale GFS improntata mediamente, considerando run ufficiale e perturbazioni, a una situazione iniziale di SCAND+ con interessamento deciso del nord Italia, seguita poi da una nuova pulsazione verso nord dell' Anticiclone delle Azzorre a pilotare nuclei gelidi anche verso il meridione. Rispetto a questa mattina poi, ECMWF, il modello che più di tutti è rimasto sempre molto dubbioso su possibili eventi freddi diretti verso il Mediterraneo centrale, risulta forse quello che più nelle ultime ore si è piegato alla visione del modello americano passando da una previsione improntata a una decisa interferenza del flusso Atlantico, a una che vede netta non solo l'azione di blocco del flusso atlantico derivante da un anticiclone azzorriano molto più solido, ma addirittura la propensione a successive nuove elevazioni del blocco. Rimane naturalmente un solo grande punto interrogativo, sul quale la nostra penisola si gioca per intero le possibilità di un corposo colpo di coda invernale, questo punto interrogativo risiede nell'esatto posizionamento del minimo barico, ultimo respiro del mite Atlantico prima del blocco imposto dall'elevazione dell'anticiclone oceanico, infatti dalla sua latitudine dipenderà l'aggancio più o meno settentrionale del flusso gelido artico russo, se infatti esso fosse troppo settentrionale (visione di Reading) il nucleo freddo retrogredirebbe verso la Francia settentrionale e per l'Italia si crerebbero le condizioni per l'ennesima beffa di questo inverno 2009-10, mentre se come vede GFS di questa sera, l'aggancio avvenisse più in basso allora tutta la nostra penisola potrebbe vivere un ritorno dell'inverno anche duro, e in alcune regioni, penso a quelle del centro sud, il più duro di tutta la stagione, infatti con lo spostamento verso levante del minimo barico e la tendenza alla reiterazione del blocco atlantico, facilmente ad una prima fase libecciale potrebbe seguire l'entrata diretta del nucelo gelido russo. Tocca dunque monitorare, marzo, come avevamo anticipato, potrebbe risultare tutt'altro che primaverile.


Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Febbraio 2010 17:53
 
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