Alla vigilia del primo mese dell’inverno 2011, come di consueto Meteoscienze inizia a proporre le sue previsioni per l’inverno 2011. Partiremo a tal proposito dal primo mese invernale, nel corso delle prossime settimane analizzeremo i parametri attraverso i quali poter prevedere anche il resto dell’inverno. Dal punto di vista tele connettivo, la stagione 2011-12 appare un unicum, infatti stiamo vivendo l’episodio di nina più forte e lungo dagli anni ’70, la QBO è cambiata di segno ai 30 Hpa ma ancora non lo ha fatto ai 50 Hpa. In fine, per quanto riguarda i macro parametri globali, il ciclo solare numero 24 è partito avvicinandosi al proprio massimo che avverrà nel corso, probabilmente, dell’inverno 2012-13, ma avremo tempo per parlarne. Dunque il ciclo solare fa esperienza del suo primo inverno di importanti attività dopo svariati anni di sostanziale quiescenza, la QBO è in fase di viraggio al negativo e la Nina continua con valori non eccezionali come quelli dello scorso anno, ma di assoluto rilievo. Analizzando solo questi parametri diciamo subito che come l’inverno 2011-12 non abbiamo alcuna stagione teleconnettivamente simile. Dovremo dunque, quest’anno, ragionare con altri criteri e perlustrare nuove vie previsionali. Oggi voglio fare con voi un esperimento, e controllare poi alla fine del mese se questa considerazione climatica verrà suffragata dai fatti oppure no. Sappiamo che il cuore pulsante del clima invernale si poggia principalmente sul Vortice Polare, capace, quando è forte, di determinare periodi stabili sull’ Europa centrale grazie all’espansione indotta ,dell’Alta pressione delle Azzorre, o tutt’al più determinare fasi miti atlantiche piovose e umide. Differentemente se esso appare debole, ma soprattutto instabile, posso determinarsi occasioni per scambi meridiani violenti, e irruzioni fredde anche cospicue, come abbiamo visto più volte in passato. In queste ultime settimane abbiamo potuto registrare in alta stratosfera un raffreddamento del VP che solitamente determina il suo rafforzamento, per cui molti oggi prevedono, alla luce di ciò, un dicembre sostanzialmente mite, magari dominato dalla Alta pressione delle Azzorre. Esiste però una anomalia che stiamo rilevando nel corso di questi ultimi giorni che sembra essere correlata a mesi di dicembre molto freddi sull’Europa, affinchè cogliamo l’essenza di questa anomalia sarà necessario mostrarvi il grafico delle temperature medie al di sopra degli 80° di latitudine nord (Artico).
Evidentissima anomalia termica in Artico, assimilabile come repentinità e magnitudine allo stratwarming, pensate quasi 15°C in poco più di 10 giorni. Tratto dal sito www.ocean.dmi.dk.
Bene, queste negli ultimi 10-15 giorni hanno subito un repentino riscaldamento apprezzabile nei 15°C, che ha portato le temperature dell’area artica a raggiungere valori molto miti per il periodo. Questo fenomeno non è raro per l’Artico, soprattutto nei mesi di novembre e dicembre. Interessante però è notare come a fenomeni di questo tipo seguano mesi di dicembre notevolmente sotto media sull’ Europa e dominati da alte pressioni polari. Vediamo nel dettaglio i passi climatologici che ci portano a queste conclusioni. Prima di tutto qui di seguito facciamo l’elenco delle stagioni in cui abbiamo registrato polarwarming repentini nell’ultima parte di novembre(i dati relativi alle temperature polari sono tratti dal sito http://ocean.dmi.dk e partono dalla stagione 1958-59)
STAGIONE 1959-90;1962-63;1996-97;1999-2000;2001-2002;2002-2003;2007-08
Qui di seguito riportiamo le anomalie di geopotenziale emisferiche e globali per questa serie storica e le anomalie termiche relative per l’ Europa.
Appare evidente lo schema climatico dominante in anni caratterizzati da polarwarming a fine novembre. Bloking atlantici, come vedremo spesso rex, e irruzioni continentali sull'Europa. Analisi Meteoscienze su supporto NOAA.
Appare evidente l’isolamento in zona Carpatica di un evidente anomalia termica negativa frutto di imponenti irruzioni di aria fredda continentale a causa della presenza di un evidente blocking atlantico. E’ logico che non tutte queste stagioni hanno avuto dicembre storici per l’ Italia, come al solito parliamo di un territorio così piccolo e così fortemente peculiare per il suo microclima, che a volte sfugge a queste generalizzazioni.
Le evidenze di questo schema diventano solari, se si studia la cronaca dei dicembre appena citati, andiamo con ordine:
Dicembre 1959: Isolamento nel corso dei primi giorni del mese di un imponente nucleo gelido sulla Scandinavia in discesa fin sulla Polonia, ricacciato però indietro da un potente flusso nord atlantico.
23-12-1962: BLOCKING REX: Alta delle Azzorre in elevazione fin sulla Svezia, imponente irruzione continentale sull’Italia.
26-12-1996: L’ultima grande irruzione di aria fredda del secolo, secondo alcuni l’ultimo grande episodio freddo avvenuto in Italia, ancora una volta BLOCKING REX in evoluzione in SCANDINAVIAN PATTERN, 10 giorni di gelo e di neve per l’ intero centro nord Italia, e in prima istanza anche per il centro sud.
Dicembre 1999: dominio del VP, con una prima parte caratterizzata da zonalità e ultima parte da scambi meridiani, nessuna irruzione fredda degna di nota.
Dicembre 2001: Irruzione burianica il 13 dicembre sulla Val Padana a causa ancora una volta di un BLOCKING REX, successiva intensa ondata di gelo e neve al centro sud il 18 dicembre.
Dicembre 2002: Dislocazione nella zona Carpatico danubiana di un gelido nucleo continentale con valori termici gelidi in Europa orientale. Europa occidentale sotto scacco del flusso atlantico, natale mite.
Dicembre 2007: BLOCKING REX in evoluzione in SCANDINAVIAN PATTERN, bufera di neve il 15 dicembre su tutto l’Adriatico, 30 cm a Vasto, 48 ore di neve su buona parte delle adriatiche del centro sud.
Insomma le frequentazioni di episodi importanti di freddo, dopo polarwarming come quelli testé evidenziati sembrano significative. Siamo sul 57% di fenomeni nevosi sull’Italia dopo polarwarming alla fine di novembre. Rimangono naturalmente le eccezioni, tra l’altro caratterizzate da dominio incontrastato del VP e del flusso atlantico. Ma in ogni caso, solo nella stagione 1999-2000, non si sono verificate importanti irruzioni fredde in Europa. Dal punto di vista climatico, appare semplice la spiegazione del perché di questi fenomeni susseguenti al polarwarming, è infatti comprensibile come il repentino riscaldamento artico porti spesso alla destabilizzazione del VP e alla conseguente formazione di onde stazionarie e di blocchi atlantici. Insomma non ci resta che attendere, il dicembre 2011 confermerà la regola o sarà eccezione? Lo sapremo presto.








