Meteoscienze.it testata giornalistica telematica reg. Tribunale di Taranto n.1750, dir. resp. Alessandra Carpino Le ultime notizie astronomiche LE PIU' DISTANTI SUPERNOVE
LE PIU' DISTANTI SUPERNOVE PDF Stampa E-mail
Scritto da Dott. Andrea Simoncelli   
Giovedì 17 Settembre 2009 16:25

I due telescopi gemelli Keck situati a 4145 m di altezza sulla sommità del vulcano Manua Kea, nelle isole Hawai. (http://keckobservatory.org)

L’esplosione di una stella come supernova (SN) rappresenta uno dei fenomeni più spettacolari che il cielo possa offrire; là dove essa è esplosa rimane una nebulosa in espansione, quello che gli astronomi chiamano resto di supernova, riconoscibile come tale per migliaia di anni. Negli anni ’40 le osservazioni e lo studio delle curve di luce, ovvero  di come la luminosità di una supernova salga fino a raggiungere un massimo e poi declini, indusse Rudolph Minkowski a concludere che esistevano almento due tipi di  supernovae: quelle di tipo I (SN I) caratterizzate dall’assenza delle righe dell’idrogeno nel loro spettro ottico e quelle di  tipo II (SN II) se, al contrario, le presentano. Queste ultime derivano dal collasso gravitazionale di stelle molto masicce mentre le prime sono originate dall’esplosione di una nana bianca che ha raggiunto il limite di Chandrasekhar in seguito al trasferimento di massa da una stella compagna in un sistema doppio.

Come spesso accade in astrofisica, il  record di distanza, relativo alle supernovae, è caduto: si è passati da circa 9 miliardi di anni luce agli 11,0 e 11,4 di due supernovae osservate da un team di ricercatori coordinato da Jeff Cooke (University of California, Irvine). La scoperta è stata possibile applicando una tecnica nuova per quuesto settore, ovvero sommare immagini molto profonde di piccole regioni di cielo. Fondamentale per Cooke e collaboratori è stato avere a disposizione serie annuali complete di immagini di archivio, realizzate in un periodo complessivo di quattro anni tramite il Canada-France-Hawaii Telescope (CFHT). Paragonando i diversi anni è stato possibile individuare delle potenziali supernovae, e utilizzando lo stesso CFHT in aggiunta ai Keck I e II degli osservatori delle Hawaii, gli astrofisici hanno confermato la loro natura grazie all’analisi spettrale della luce. Si tratta di due supernovae di tipo IIn, una sottoclasse delle SN II, che vi appartengono si originano da stelle di massa molto massicce, almeno 50-100 volte quella del nostro Sole, che prima di esplodere riversano nello spazio una quantità considerevole della loro massa. Questo materiale, è stato investito dalla gigantesca onda d’urto della supernova, ed ha sprigionato l’intensa luce ultravioletta registrata dal gruppo di Cooke. Lo spostamento verso il rosso (il redshift, indicato con la lettera z) della radiazione originale, che può essere osservata per anni, anche se più debole, ha permesso di determinare la distanza degli oggetti.
Cooke stima che circa il 90% delle supernovae apparse in quei tempi così lontani (l’Universo aveva circa 1/5 dell’attuale età) siano di tipo IIn e il loro studio è fondamentale per capire la composizione delle stelle progenitrici, l’arricchimento in metalli pesanti dell’Universo e l’epoca alla quale possono formarsi i primi pianeti solidi. La possibilità di poter osservare il bagliore dell’esplosione di queste lontane supernovae per un periodo di alcuni anni rende più facile scoprirle e sicuramente il loro numero è destinato ad aumentare negli anni.
Oltre alle due supernovae record (z = 2.357 e 2.013) ne è stata individuata anche un’altra che infrange il record precedente per le IIn, che era di "soli" 6 miliardi di anni luce, ed è una supernova lontana ben 8 miliardi di anni luce (z = 0,808).
Il gruppo di Cooke, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Nature del 9 luglio 2009, ritiene di poter spingersi ancora più in là nello spazio e quindi ancora più indietro nel tempo, fino a individuare le prime supernovae esplose dopo il Big Bang, tracciando così, attraverso la spettroscopia della luce raccolta, l’evoluzione chimica dell’Universo.



Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Settembre 2009 21:22
 
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