Gli indicatori climatici sul Pacifico equatoriale sono attualmente in condizione di neutralità. Le temperature dell’ Oceano Pacifico, gli Alisei, il SOI e la nuvolosità sul Pacifico sono tutti su livelli consideratici tipici di condizioni ENSO neutre. Storicamente, circa il 30-40% di eventi di El Nino sono seguiti da La Nina nello stesso anno. Attualmente, un grande volume di acqua più fredda del normale è presente al di sotto della superficie dell’ Oceano Pacifico, la maggioranza dei modelli consultati dall’ Agenzia prevede che questo raffreddamento sarà sufficiente per vedere lo sviluppo di condizioni di La Nina più avanti nel corso dell’anno. Nessun modello climatico prevede un ritorno a condizioni di El Nino. Va sottolineato che prevedere correttamente i periodi di transizione nell’andamento dell’ ENSO è più difficile che prevedere la continuazione o il declino di eventi di El Nino e di Nina.
Ecco in tutta la sua evidenza il raffreddamento sempre più cospicuo dell'Oceano Pacifico centrale. Fonte Agenzia Meteorologica Australiana.

La sequenza dell’andamento delle anomalie di temperatura sotto la superficie dell’ Oceano Pacifico degli ultimi quattro mesi mostra che le acque sottosuperficiali hanno continuato a raffreddarsi durante il mese di maggio, con anomalie fredde sul Pacifico equatoriale. Un grande volume di acque più fredde del normale è evidente in profondità, con anomalie più fredde di 3°C rispetto al valore normale per questo periodo dell’anno nel Pacifico centrale. Fonte Agenzia Meteorologica Australiana.

La mappa degli ultimi cinque giorni con termine il 24 maggio mostra un grande volume di acqua più fredda del normale al di sotto della superficie del Pacifico tropicale, con anomalie più fredde del normale di 4°C per questo stesso periodo dell’anno. Le acque sottosuperficiali del Pacifico centrale si sono ulteriormente raffreddate di 1°C rispetto a due settimane fa. Fonte Agenzia Meteorologica Australiana.
Come avevamo previsto nello scorso editoriale analizzando la particolare situazione delle acque sottosuperficiali. Oggi il consueto bollettino dell’ Agenzia Meteorologica Australiana, sottolinea come le previsioni dei principali modelli prevedano ormai probabile una prossima fase di Nina. Pur con le dovute cautele che un periodo di transizione ENSO come questo ci costringe ad avere, possiamo definire ormai prossimo l’avvento della bambina. Vediamo il perché. Partiamo dalla situazione delle acque superficiali. Rispetto all’ultimo rilevamento in zona 3 le acque superficiali si sono raffreddate di 0.6°C ritornando sui valori normali, in zona 3,4 addirittura siamo passati in zona negativa rispetto al normale (-0.2°C) con un abbassamento rispetto al rilevamento precedente di 0.5°C, in fine, ancora al di sopra del normale la zona 4 con anomalia di +0.2°C e un abbassamento rispetto al rilevamento precedente di 0.3°C. Già questi dati ci consegnano tassi di decrescita termica veramente impressionanti, ma come se non bastasse le acque sottosuperficiali, vero motore di questa inversione di tendenza continuano a raffreddarsi in maniera decisa con un ulteriore abbassamento di 1°C rispetto alla media negli ultimi 15 giorni. Appare dunque non solo imminente un passaggio a Nina, ma appare oltremodo evidente come la magnitudine di questo evento possa essere anche di un certo rilievo. A livello climatico queste notizie non possono che essere considerate importantissime, ricordiamo infatti che le anomalie termiche globali, che proprio in questi mesi hanno fatto segnare picchi eccezionali, sono storicamente legati agli andamenti dell’ ENSO. Pensate infatti che nel 2007, stagione molto simile a questa con un episodio di El Nino responsabile di una prima parte dell’anno.

Evidente la sterzata modellistica orientata verso l'imminente arrivo della Nina. Pensate che ormai la stragrande maggioranza dei modelli matematici prevede una sua insorgenza già da giugno. Fonte Agenzia Meteorologica Australiana.








