Una stagione delle piogge mancata può costare molto caro negli stati dell’Africa orientale, li dove le guerre, la fame e le epidemie sono all’ordine del giorno.La siccità in Africa si traduce molto spesso in cattivi raccolti, quindi in carestia.Quest’anno il “Monsone da S-SO” non è stato in grado di penetrare con grande decisione nel cuore dei paesi dell’Africa orientale, portando le tanto invocate precipitazioni, necessarie per il buon andamento dei raccolti e per il sostentamento della popolazione.Cosi quelle poche piogge e i temporali che sono arrivati tra Maggio e Giugno non sono stati abbastanza sufficienti per colmare il grave deficit idrico che da molti mesi affligge paesi come la Somalia, l’est dell’Uganda, il nord del Kenya l’Etiopia e il piccolo stato di Gibuti.In questi stati la siccità ha causato il prosciugamento di diversi corsi d’acqua e di quei pochi bacini lacustri ancora esistenti.

Il caldo e la carenza di acqua hanno decimato interi capi di bestiame, riducendo alla fame tutte le famiglie dedite all’allevamento e pastorizia.In Africa, soprattutto nei paesi sub-sahariani, è un fenomeno molto noto che si ripete ciclicamente ogni 3-4 anni, mentre fino agli anni 50 si verificava in media una volta ogni 10-12 anni.Molte volte il fenomeno è originato o favorito da un anomalo posizionamento dell’”ITCZ”, il fronte di convergenza intertropicale, lungo i territori dell’Africa orientale.Di solito l’anomala dislocazione dell’”ITCZ” comporta importanti ripercussioni sull’andamento della circolazione monsonica fra il nord dell’oceano Indiano e il mar Arabico, determinando alle volte un indebolimento che significa una stagione delle piogge scarsa per non dir quasi inesistente.Ma le oscillazioni stagionali del fronte intertropicale non bastano per spiegare l’origine delle gravi siccità che mettono in ginocchio l’Africa orientale.In alcuni paesi del corno d’Africa, come la Somalia, l’aridità viene amplificata dal particolare assetto geo-morfologico di questi territori che per diverse annate possono restare estranei agli apporti umidi dei monsoni che scorrono quasi parallelamente alla linea di costa (ciò vale sia per il Monsone di NE nel periodo invernale che per quello di SO nella stagione estiva).Di solito le piogge relativamente più copiose si registrano nei periodi di transizione del flusso monsonico sull'oceano Indiano settentrionale, specie in primavera, e sono causate da locali scambi d'aria, a medio-corto raggio, fra mare e terre emerse, molto simili alle brezze.Per le prossime piogge bisognerà attendere fino ai mesi di Ottobre e Novembre, con l'inversione del Monsone che si avrà quando il fronte intertropicale sull'Africa orientale guadagnerà terreno verso sud, ritirandosi nel cuore del continente nero.
Quando però queste precipitazioni nella stagione di transizione dei Monsoni vengono a mancare, vuoi per anomalia bariche derivate dal diverso grado di riscaldamento delle acque superficiali del Mar Arabico e Indiano, allora si verificano le catastrofiche siccità che tuttora stanno martoriando intere nazioni, come l’Etiopia, il nord del Kenya e ancora di più la Somalia.Quest’anno è accaduto proprio questo e le conseguenze sono più che devastanti.
Negli anni passati la più grave siccità che interessò i paesi del Corno d’Africa si verificò nel 1992, quando tutta la Somalia fu scossa da una gravissima carestia che uccise migliaia di persone, fra cui molti bambini.La grave carestia del 92 determinò l’intervento armato di una ampia coalizione di paesi, fra cui anche l’Italia, guidata dagli Stati Uniti.La forte resistenza armata opposta dalle milizie somale guidate dai cosiddetti “Signori della guerra” provocò il fallimento della missione internazione che si rivelò un “nulla di fatto” (con numerose vittime anche all’interno dei contingenti USA e in quello italiano).Da allora la crisi somala andò sempre più ad aggravarsi fino ai giorni nostri.
Situazione critica in tutta la Somalia; gli “Shebab” costretti a richiamare le organizzazioni umanitarie cacciate.
La siccità sta colpendo con estrema durezza la Somalia, un paese che da oltre 20 anni è privo delle più elementari entità statali a causa di un lungo conflitto fra opposte fazioni etniche e tribali che ha insanguinato e continua ad insanguinare interi territori.Negli ultimi anni, a seguito di violentissimi scontri armati combattuti a colpi di RPG e artiglieria pesante, le milizie islamiche radicali degli “Shebab”, alleate militarmente con i gruppi di Al-Qaeda operanti in “franchising” in tutto il nord-Africa, sono riuscite ad occupare gran parte dei territori somali opponendosi contro il debolissimo governo somalo riconosciuto dall'ONU.
In questi giorni di fame e sete sono gli stessi “Shebab” a richiamare tutte le organizzazioni umanitarie cacciate precedentemente dal territorio somalo durante i combattimenti degli anni passati.Già questo basta per indicare l’estrema criticità della situazione.Intanto la gente in fuga senza cibo dai villaggi somali fugge in massa verso i confini etiopici e keniani, dove l’alto commissariato ONU per i rifuggiato ha installato grandi campi profughi, in grado di accogliere migliaia di persone.L’ONU ha prontamente dichiarato lo stato dell’emergenza umanitaria, una condizione che si verifica quando il numero dei bambini malnutriti supera il 30 %.Oggi la malnutrizione ha raggiunto il 50 %, la concentrazione più alta mai vista al mondo, e il numero di bambini che si spengono prima di arrivare a 5 anni è arrivato a quota 6.Si tratta della peggiore crisi umanitaria mai affrontata in questi ultimi 60 anni.Le regioni maggiormente colpite sono diverse, fra cui il Bakol e il basso Shebelle.Più di 3.7 milioni di persone hanno pochissimo da bere e da mangiare.Secondo le ultime stime fatte dall’ONU la grave siccità sta colpendo oltre 3.2 milioni di persone in Etiopia, 3.5 milioni in Kenya, 3.7 milioni in Somalia, 600 mila in Uganda e 120 mila nel piccolo stato di Gibuti.
Come aiutare queste popolazioni
L’agenzia italiana per la risposta alle emergenze ha lanciato un appello congiunto di raccolta fondi per il corno d’Africa.E’ possibile donare on-line con carta di credito o conto Paypal sul sito www.agire.it; chiamando il numero verde 800-132.870 (lunedi, venerdi dalle ore 09:00 alle 19:00); con bonifico su conto corrente di Banca Prossima IBAN; IT 79 J 03359 01600 100000060696, causale “Emergenza Africa orientale”.










