Diamo conto della consueta traduzione italiana del bollettino dell’Agenzia Meteorologica Australiana sull’andamento dell’attuale episodio di NINA con relativo commento climatico.
L’evento di La Nina che ha dominato il clima australiano negli scorsi nove mesi mostra segni di indebolimento. Le temperature dell’ Oceano Pacifico, soprattutto quelle sottosuperficiali, hanno subito un riscaldamento, mentre gli indicatori atmosferici come il SOI, gli Alisei e la nuvolosità si sono ridimensionati rispetto ai loro picchi di inizio gennaio.
Queste osservazioni sono in accordo sia con il ciclo di vita dei passati episodi di La Nina sia con le risultanze dei modelli a lungo termine, che mostrano un graduale riscaldamento del Pacifico durante l’autunno australe 2011. Tutti i modelli climatici prevedono come probabile un progressivo indebolimento della Nina durante il prossimo autunno, con la maggior parte che indica un ritorno a condizioni neutrali nell’inverno 2011 (estate boreale). Comunque, rimane il rischio che l’evento possa ripresentarsi dopo l’autunno.
Durante gli eventi di La Nina, il numero dei cicloni tropicali è tipicamente più alto del normale durante il periodo che va da Novembre ad Aprile, con febbraio e marzo che costituiscono i picchi di questa attività. L’influenza della Nina sulle temperature e piovosità australiana tipicamente raggiunge il picco durante il periodo che va dall’inverno alla metà dell’estate successiva, e poi si indebolisce durante il successivo autunno.

Le anomalie fredde nell’Oceano Pacifico tropicale orientale e centrale sono rimaste generalmente costanti durante gennaio, con solo un leggero riscaldamento nell’estremo oriente. La mappa delle anomalie delle SST(temperature della superficie marina) per gennaio mostra temperature più di 1°C più fredde del normale che si estendono lungo l’equatore ad oriente del 160simo meridiano est. La mappa mostra zone molto piccole dell’Oceano Pacifico centrale ed orientale dove l’acqua è stata più di 2°C più fredda del normale. Durante gennaio, le anomalie calde nella regione Marittima continentale meridionale hanno continuato a ridimensionarsi.

Le temperature superficiali marine nell’Oceano Pacifico equatoriale hanno continuato ad aumentare leggermente nelle passate due settimane. La mappa delle anomalie delle SST settimanali per la settimana che arriva fino al 13 febbraio mostra anomalie fredde che si estendono lungo l’equatore a est del 160simo meridiano est, con anomalie calde lungo l’equatore nell’estremo Pacifico orientale. Nelle ultime due settimane, le aree con anomalie negative inferiori ad 1°C sono diminuite e tutte e tre le zone chiave di NINO si sono riscaldate. (NINO1/NINO2/NINO3).

La sequenza quadrimestrale delle anomalie termiche sottosuperficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale, fino al 31 gennaio, mostra che un vasto volume di acque più fredde del normale è stato evidente al di sotto della superficie del Pacifico tropicale per molti mesi. L’acqua sottosuperficiale nel Pacifico orientale e centrale è rimasta più fredda del solito durante gennaio, con le aree centrali più di 4° più fredde del normale. Al contrario, anomalie positive superiori di 4°C sono ora evidenti in parte del Pacifico occidentale, con qualche propagazione verso est di quest’acqua calda nel passato mese.
La mappa degli ultimi 5 giorni con scadenza il 13 febbraio mostra un vasto volume di acque più fredde del normale al di sotto della superficie dell’ oceano Pacifico orientale e un vasto volume di acqua più calda nel Pacifico occidentale. Se confrontiamo questi dati con quelli di due settimane fa, l’intensità e l’estensione delle fredde acque sottosuperficiali nel Pacifico orientale è diminuita. Nel Pacifico occidentale le anomalie calde sono ora superiori ai 3° di anomalia positiva rispetto al normale per questo periodo dell’anno, su una scala settimanale.
Dunque l’Agenzia Meteorologica Australiana da per declinante l’episodio di Nina 2010-11, va però sottolineato come nell’analisi generale l’agenzia avvisi come a volte può esserci il pericolo che l’evento si ripresenti durante il successivo autunno. Al fine di verificare tale probabilità presentiamo gli andamenti degli scorsi episodi di NINA strong, del passato, essendo l’attuale evento fra i più intensi dal 1970 ad oggi con indice SOI che ha battuto tutti i record e un indice MEI che con -1,624 rimane essere il secondo più basso valore in gennaio dal 1974. Come si può vedere dalle sequenze qui di seguito, tutti gli episodi di NINA STRONG, oltre ad avere una vita mai inferiore ai 24 mesi, hanno avuto un picco fra l’autunno e l’inverno successivo alla loro nascita (primavera-estate boreale) tranne che per l’evento 73-76 che ha fatto registrare un andamento sinusoidale con due minimi nel dicembre 73 e ancora una volta durante il periodo invernale (australe ) . Dunque, molto più di una ipotesi la possibilità che l’attuale nina subisca una recrudescenza durante il prossimo autunno australe, molti i pericoli che la vita della NINA 2010-11 si allunghi inopinatamente.




La sequenza degli eventi di NINA che hanno raggiunto e superato il valore di MEI -2 dal 1950 fino ad oggi descrivono un andamento caratteristico con picchi minimi raggiunti durante l'estate boreale (inverno australe). Fonte Meteoscienze su dati NOAA.








