Il consueto aggiornamento sull’ ENSO quest’oggi verrà corredato da una interessante analisi dell’alluvione in corso negli stati orientali del continente australiano e dalle relazioni che a vario titolo questi fenomeni violenti hanno con le emergenze climatiche globali. Partiamo dall’ultimo bollettino dell’ Agenzia Meteorologica Australiana risalente allo scorso 5 gennaio.
Un episodio forte di Nina continua a persistere sul bacino del Pacifico. Le previsioni a lungo termine dei modelli presi in considerazione dall’ Agenzia Meteorologica australiana suggeriscono che La Nina persisterà probabilmente durante l’autunno del sud emisfero (primavera nel nord emisfero). Tutti gli indicatori climatici di ENSO rimangono oltre la soglia di La Nina. L’oceano Pacifico tropicale rimane molto più freddo rispetto alle medie per questo periodo dell’anno, con temperature sottosuperficiali più basse del normale di oltre 4°C nelle zone centrali e orientali (confrontabili con l’evento di La Nina del 1988). Gli Alisei sono più forti del normale, mentre il quadro della nuvolosità continua a delineare un tipico comportamento di La Nina con nuvolosità scarsa nelle aree tropicali vicine al meridiano di cambio data. Il valore del SOI index per Dicembre di +27 è il più alto valore per Dicembre della storia, non si registravano valori mensili così alti dal novembre del 1973.
Impressionante l'andamento del SOI index, guardate che gap con i minimi registrati durante lo scorso evento di El Nino. Questo parametro più di tutti gli altri definisce l'eccezionalità dell'evento di La Nina in corso. Fonte www.bom.gov.au.
I periodi di La Nina sono generalmente associati con piovosità estiva e autunnale al di sopra del normale sul nord e sulla parte orientale dell’ Australia. L’evento attuale ha contribuito a rendere il 2010 il terzo anno più piovoso della storia in Australia, il Queensland ha avuto il suo dicembre più piovoso in periodo di La Nina. Durante i periodi di La Nina la frequenza dei Cicloni per il nord Australia è tipicamente più alto del normale durante la stagione dei cicloni, mentre le temperature diurne estive sono spesso più basse della media, particolarmente nelle aree interessate da piovosità più alta del normale.
La Nina 2010 passerà alla storia non c’è dubbio. Il SOI sfonda tutti i record a dicembre, non si registra un SOI così alto dal novembre del 1973, il MEI per dicembre di -1,519 non sfonda i record degli anni cinquanta e settanta solo perché l’attuale Nina segue uno degli episodi di Nino più forti degli ultimi anni, ma gli effetti a livello climatico, purtroppo, non si sono fatti attendere.

Ecco la mappa della piovosità registrata nell'ultimo mese nel Queensland. Potete notare come si superino diffusamente i 600mm con punte superiori agli 800mm. Fonte www.bom.gov.au.
Il Qeensland ha avuto esperienza del dicembre più piovoso in periodi di La Nina della sua storia, pensate che nell’ultimo mese si sono registrati diffusamente valori di piovosità superiori ai 600mm con punte superiori agli 800mm. Per capirci, il Queensland è una regione situata sulla latitudine di circa 27° sud, dunque in piena zona tropicale, come ben sappiamo quelle tropicali sono zone notoriamente secche, per cui un accumulo di 800mm in un solo mese acquista un importanza dal punto di vista climatico decisamente eccezionale, pensate infatti che molte città italiane non riescono a raggiungere questo valore di piovosità in un intero anno, specie se consideriamo che questo limite è stato raggiunto in una zona marittima paragonabile all’estrema punta a sud della penisola del Sinai o alla zona compresa fra Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Pensate inoltre come circa 400mm di quelli totalizzati nell’ultimo mese si siano concentrati tutti nell’ultima settimana di gennaio. Avrete capito di quale immensa tragedia si sia abbattuta sullo stato australiano. Purtroppo i prossimi mesi per il continente dei canguri non promettono nulla di buono, infatti come avverte la stessa Agenzia Meteorologica Australiana fino al prossimo autunno La Nina non dovrebbe mollare la presa e infatti gli stessi ultimi out look del centro meteorologico australiano avvertono come nei prossimi due mesi la probabilità che l’ Australia orientale, principalmente il Queensland purtroppo, e quella occidentale, abbiano ancora piovosità sopra la media è molto alta.

Gli accumuli nel Queensland nell'ultima settimana punte nella zona di Brisbane superiori ai 400mm. Fonte www.bom.gov.au.

La mappa delle anomalie pluviometriche registrate nei primi 12 giorni di gennaio nel Queensland, notate la zona di Brisbane con anomalie che raggiungono e superano il 400% rispetto alla media, in 12 giorni precipitazioni quattro volte superiori alla media. Fonte www.bom.gov.au.
Concludiamo l’articolo con una considerazione climatica. Le eccezionali piogge che si sono abbattute sul continente australiano sono il primo di una lunga serie di fenomeni climatici che dovrebbero seguire questo episodio di La Nina eccezionale, ricordo che gli effetti alluvionali seguiti alla Nina 2010 sono il risultato di un riequilibrio termico che il Pacifico sta subendo dopo il potente surriscaldamento subito fra il 2009 e il 2010 a seguito dello scorso episodio di Nino, che come abbiamo detto più volte, se in termini assoluti di MEI è stato certamente inferiore a quello del 1998, è stato certamente responsabile di un surriscaldamento, soprattutto del pacifico orientale, (in prossimità appunto delle coste australiane) di assoluto rilievo. Questo equilibrio termico si è purtroppo esplicato come sempre accade in questi casi, con la condensazione del vapor acqueo e con le ingenti piogge che hanno colpito e colpiranno purtroppo ancora per i prossimi due mesi il continente australiano. Altri effetti attendono il nostro globo, fra i quali il principale sarà a mio avviso sicuramente un pesante assestamento verso il basso delle anomalie termiche globali, di cui potremo seguire i primi effetti già dai prossimi mesi. Certamente gli eventi estremi frutto del surriscaldamento globale ma soprattutto dell’estrema variabilità climatica che il nostro pianeta sta subendo nel corso di questi anni sono una realtà con cui dovremo fare i conti nel futuro, al di là che il GW continui oppure subisca un ridimensionamento, in quanto l’energia accumulata in questi ultimi trent’anni, potrebbe essere dissipata (se ci fosse, come alcuni pensano, un global cooling) in futuro attraverso fenomeni estremi soprattutto alluvionali e precipitativi in genere, oppure continuare ad aumentare ( se il processo di riscaldamento globale dovesse rinnovarsi ancora) producendo, in accordo con le previsioni dell’IPCC, fenomeni meteo sempre più estremi. In questo contesto diventa dunque decisiva la capacità predittiva e operativa della rete meteorologica mondiale e delle agenzie e organizzazioni di Protezione Civile sparse nel mondo. Il Disaster Managment purtoppo rischia di diventare uno dei settori strategici delle società del futuro…in questo contesto le società non può più permettersi di non considerare la meteorologia e la climatologia punti centrali anche dell’educazione delle nuove generazioni, che ahimè rischiano di fare i conti da vicino con la forza della natura…








