Diamo nota della traduzione italiana del consueto bollettino dell’ Agenzia meteorological australiana sulla Nina con breve commento climatico.
Le condizioni di La Nina continuano a dominare il Pacifico tropicale. I modelli a lungo termine presi in considerazione dall’ Agenzia Meteorologica Australiana suggeriscono che questo episodio di La Nina persisterà per l’intera estatae australe (inverno boreale). Tutti gli indicatori climatici dell’ ENSO rimangono ben al di sopra delle soglie di La Nina. Il piccolo riscaldamento dell’ Oceano Pacifico equatoriale riportato nel precedente aggiornamento dell’ ENSO è stato cancellato nelle ultime due settimane, con valori ancora una volta in lieve raffreddamento. Dunque l’Oceano Pacifico tropicale rimane significativamente più freddo rispetto alla media per questo periodo dell’anno. Il SOI rimane fortemente positivo e gli Alisei rimangono più forti rispetto alla media sull’equatore pacifico occidentale e centrale. Le zone di nuvolosità vicino al meridiano di cambio data continuano a essere scarse, con valori attuali comparabili con quelli della primavera 1975. I periodi di La Nina sono generalmente associati con piovosità al di sopra del normale durante la seconda parte dell’anno lungo vasta parte dell’Australia, in maggior modo sulle regioni settentrionali. L’evento del 2010 ha contribuito a delineare la primavera più piovosa della storia. Le temperature notturne durante periodi di La Nina sono storicamente più calde rispetto alla media e la frequanza dei cicloni tropicali per il nord Australia è tipicamente più alta rispetto al normale durante la stagione dei cicloni (novembre-aprile).

Le anomalia fredde nell’Oceano Pacifico tropicale orientale e centrale si sono mantenute durante novembre. La mappa delle temperature della superficie marina (SST) mostrano anomalie di più di 1°C più fredde del normale che si estendono lungo l’equatore a est del 160° meridiano est. La mappa mostra qualche piccola area di acqua, nel Pacifico orientale e centrale, dove le anomalia sono più basse di 2°C rispetto al normale.

La temperatura superficiale marina (SST) nell’Oceano Pacifico equatoriale si è ulteriormente raffreddata a oriente nelle ultime due settimane. L’anomalia settimanale delle SST per la settimana con fine il 5 dicembre mostra anomalie fredde che si estendono lungo l’equatore a est del 150° meridiano. L’area di anomalie più fredde del normale di oltre 1°C si è estesa leggermente a ovest durante gli ultimi quindici giorni e tutti gli indici di Nino si sono raffreddati lievemente. Piccole arre con temperature più fredde di oltre 2°C rispetto al normale sono ancora presenti vicino e sull’ equatore. Anomalie calde rimangono evidenti nella regione marittima continentale.

La sequenza delle anomalie termiche delle acque sottosuperficiali dell’Oceano pacifico equatoriale, con fine il 30 novembre, mostra che un vasto volume di acque più fredde del normale è ormai evidente da molti mesi al di sotto della superficie dell’Oceano Pacifico. Le acque sottosuperficiali nel Pacifico centrale e occidentale è rimasta più fredda del normale durante novembre, con le aree centrali più fredde di oltre 4°C rispetto al solito. La sequenza mostra anche che le anomalie calde nel Pacifico occidentale hanno continuato a svilupparsi negli ultimi quattro mesi.
La sequenza delle anomalie termiche delle acque sottosuperficiali dell’Oceano pacifico equatoriale, con fine il 30 novembre, mostra che un vasto volume di acque più fredde del normale è ormai evidente da molti mesi al di sotto della superficie dell’Oceano Pacifico. Le acque sottosuperficiali nel Pacifico centrale e occidentale è rimasta più fredda del normale durante novembre, con le aree centrali più fredde di oltre 4°C rispetto al solito. La sequenza mostra anche che le anomalie calde nel Pacifico occidentale hanno continuato a svilupparsi negli ultimi quattro mesi.
Secondo i maggiori modelli matematici la Nina persisterà fino al prossimo Marzo. La fonte di tutti i grafici e l' Agenzia Meteorologica Australiana- www.bom.gov.au.
Abbiamo seguito per mesi l’andamento dell’ ENSO e appariva evidente già dall’inizio dell’estate l’approfondirsi di un evento di Nina particolarmente forte, diciamo subito che nel mese di novembre con un indice MEI -1,606 la Nina rimane su valori strong e si piazza come valore assoluto al quarto posto di sempre (fra i valori più bassi di MEI) nel mese di novembre dopo, nell’ordine: il 1972, il 1975 e il 1955 che rimane in vetta a questa speciale classifica. Nel suo complesso la Nina 2010 rimane al terzo posto fra gli eventi più forti dopo il 1955 e il 1975 e, nel mese di novembre, il valore in assoluto con anomalia più evidente rispetto agli anni passati rimane quello del settore 1 che con una temperatura di 20.03 si posiziona al terzo posto dopo il 1955 e il 1975 confermando come l’evento in essere si sostanzialmente east based. All’inizio di questo episodio, avevamo pronosticato come gli effetti di questa straordinaria Nina 2010 non avrebbero tardato ad esprimersi a livello globale. Siamo stati facili profeti in quanto, se da una parte gli oceani hanno già da tempo preso un trend di forte diminuzione delle temperature, ci aspettiamo già nel prossimo bollettino climatico del NOAA riferito a novembre, ma soprattutto nel mese di dicembre, un evidentissimo crollo delle temperature globali trainate sul nord emisfero dall’esplosione del VP con raffreddamento drastico di tutte le pianure russe e nord americane (nonché fra qualche giorno europee) e sull’emisfero meridionale da una intensificazione delle anomalie oceaniche trainate dall’espansione sull’Oceano Pacifico dell’anomalia fredda legata alla Nina. Concludo con una ultima annotazione di carattere meteo climatico. A ottobre avevamo fatto alcune speculazioni di carattere previsionale sul prossimo inverno partendo dall’analisi della Nina 2010, inutile dire che ci troviamo di fronte ad un evento super strong, se mi è consentito il termine, ed è chiaro che l’instabilità del VP abbia le sue radici su una possente anomalia barica sullo stretto di Bering probabilmente figlia proprio di questa straordinaria Nina 2010. Ma ciò non è stato sicuramente sufficiente affinchè il VP andasse incontro a queste ripetute crisi che hanno portato e porteranno il gelo su buona parte dell’ emisfero nord, infatti la stagione 1975-76 non fu contraddistinta da un inverno molto freddo, come abbiamo avuto modo di dire già altre volte, questo probabilmente perché nell’attuale inverno 2010-2011 a differenza di quello appena descritto e similmente al 1955-56 ci troviamo di fronte a un ciclo solare particolarmente debole cosa che non avvenne a metà degli anni ’70 quando invece si susseguivano cicli solari intensi e brevi. Possiamo dunque concludere che esiste ormai indiscutibilmente una relazione fra instabilità del VP, ENSO e ciclo solare che, attenzione, lo diciamo sin da ora, potrebbe innescare una serie di feedback negativi con ricadute sul clima non solo invernale ma anche primaverile e estivo, non a caso la primavera del 1956 e l’estate del 1976 furono particolarmente fredde. Insomma monitoriamo attentamente questi parametri: sole-comportamento del VP-Nina perché potrebbero essere i capisaldi di un nuovo equilibrio climatico.








