
Andamento delle anomalie termiche globali dal 1880 ad oggi. Fonte NOAA
L' ultimo minimo solare partcolarmente lungo, paragonabile a quello attuale è senza dubbio quello del 1913 (il numero 14), qui di seguito riporto dei dati gentilmente fornitimi da uno dei più grandi esperti del settore in giro per il web: Maximiliano Herrera, questi dati che ora riporto descrivono alcuni dei più importanti eventi climatici registrati, principalmente nelle zone subtropicali, successivamente al minimo del 1913:
1914: grande siccità in Indonesia, sud est asiatico, Sri Lanka, e area caraibica. In questo stesso periodo vengono battuti i records di caldo a Giacarta (Indonesia) 36.7°C eguagliato successivamente, Port au Prince (Haiti) 37.8°C battuto di recente, il record di caldo nazionale in Giamaica (Castelton Gardens) di 37.8°C appartiene a quell’ anno. Appartiene a quell’ anno anche il record di freddo dello Sri lanka a Newara Eliya (-2.7°C).
1915: fortissime ondate di calore nell’ africa sub sahariana orientale e fortissima ondata di calore in Indocina, record nazionale di caldo Laosiano (Luang Prabang 44.8°C), eguagliato nel 1960 e record per Djibouti City (47.3°C imbattuto).
1916: anno ricordato per le fortissime ondate di calore estivo: in medio oriente,Turchia,Grecia e Europa sud-orientale, record assoluto di Tel Aviv mai più battuto (46.5°C contestato per sovrastima), stesso discorso vale per Iraklion a Creta (45.7°C) e per il record di caldo della Bulgaria che resiste ancora oggi (Sadovo 45.2°C).
1917: Anno caratterizzato da una fortissima ondata di calore in Sud America con valori assoluti che in alcuni casi resistono ancora oggi. Questa estate rovente sarà seguita 6-7 mesi dopo da uno degli inverni più freddi del millennio; con i records di freddo di Montevideo e delle principali città del Brasile imbattuti ancora oggi.
1918: Fortissima ondata di freddo in Islanda e zone limitrofe; Reykjavik raggiunse i -24.5°C mentre Torshavn nelle Far Oer raggiunse i -13.5°C, valori termici mai più avvicinati. Tremende ondate di calore invece in USA e Africa orientale.1919: forte ondata di calore nella penisola indiana e record di caldo assoluto in Asia con 52.8°C raggiunti a Jacobabad ancora oggi imbattuto.
Ricorderemo che il minimo assoluto delle temperature globali del secolo, mai più naenche sfiorato, negli anni successivi, fu attorno al 1914, proprio l’anno successivo al minimo solare più lungo degli ultimi cento anni, da quel momento in poi la temperatura globale iniziò a salire per dare vita al Global Warming degli anni ’20 e ’30, dunque gli anni mostrati nella carrellata iniziale si trovano nel periodo in assoluto più freddo degli ultimi 100 anni, e si possono senza alcun dubbio ritenere influenzati dal minimo solare del 1913. Eppure se andiamo a spulciare i dati succitati, ci rendiamo subito conto di come siano senza ombra di dubbio più i dati e records caratterizzanti ondate di calore che non quelli invece caratterizzanti ondate fredde. Se poi andiamo a controllare le latitudini delle zone colpite da questi eventi climatici, ci rendiamo conto di come esse siano per la maggior parte ricadenti nelle zone subtropicali. Come è possibile allora che un minimo solare eccezionale come quello del 1913, che secondo le teorie degli scienziati dovrebbe influire sulla radiazione del sole, si esplica, a quanto pare, con la comparsa di fenomeni violenti di caldo proprio in zone, come quelle subtropicali, che dovrebbero invece subire una minor quantità di radiazione ? La risposta a questa domanda non è semplice, ma può essere affrontata considerando il secondo effetto, oltre alla minore radiazione durante i minimi solari, evidenziato dagli scienziati. Si sa infatti che una minore attività del sole influisce sul suo campo magnetico diminuendone gli effetti sulla terra. I minori effetti del campo magnetico solare sulla terra, si esplicherebbero secondo alcuni ricercatori, su una minore deviazione dei raggi cosmici (radiazione proveniente dalla esplosione di stelle lontane) che a loro volta ionizzando le particelle presenti nella nostra atmosfera fornirebbero al vapor d’ acqua nuclei di condensazione per formare nuvole e quindi per diminuire l’ effetto dei raggi solari, diminuendo così il surriscaldamento del pianeta. Però, e qui risiede il problema di cui ci occuperemo in questo articolo, esiste un’ altra conseguenza di questa maggiore condensazione del vapor d’ acqua, questa conseguenza, è data dalla minore presenza in atmosfera di vapor d’ acqua condensatosi nelle nubi, questa minor presenza di vapor d’acqua genererebbe due effetti:
1. Minore effetto serra, in quanto come sappiamo in vapor d’ acqua è uno dei gas serra più attivi.
2. Minore vapore significherebbe anche minore apporto di piogge nelle stagioni umide delle zone subtropicali, con fenomeni monsonici dunque meno attivi e ITCZ più basso, con alte pressioni subtropicali più forti ,dunque, e più basse di latitudine.
Ecco spiegati in questo contesto i dati strabilianti mostrati all’inizio di questo articolo. Insomma un minimo solare prolungato potrebbe in teoria fermare alcuni motori climatici essenziali per lo scambio di calore fra le zone del pianeta. In questo contesto è facile anche capire come mai poi si riscontrano proprio in questi anni inverni al contrario freddissimi nelle zone temperate e subartiche, infatti, ricordiamo che se la cella di Hadley migra verso sud (nell’ emisfero Boreale, più a nord in quello australe) è evidente che l’interscambio con le alte latitudini viene compromesso e le alte latitudini divengono più fredde, con vortici polari più attivi e dunque inverni più freddi e piovosi-nevosi alle medie latitudini. A parer mio se Global Cooling sarà, dovremo attenderci valori estremi sia di caldo che di freddo, dovuto a questi cambiamenti di configurazioni climatiche, con un risultato finale che dovrebbe al fin essere una temperatura globale più bassa, e soprattutto con i fenomeni regolatori del clima (Monsoni, Corrente del Golfo, El nino, Uragani) diminuiti di potenza e durata. Ecco quindi spiegate le grandi anomalie termiche asiatiche e indiane, correlabili con minore effetto mitigatore del Monsone Indiano, o le grandi ondate di calore dell’ Africa orientale derivanti probabilmente dal blocco o minore intensità del monsone africano, o in fine la grande ondata gelida Islandese citata in apertura, figlia forse di un minore funzionamento dell’interscambio termico posto in essere dalla Corrente del Golfo. Oggi quindi, fenomeni come le migrazioni verso sud dell’ ITCZ, le minori piogge riscontrate nell’ultima decade sull’ Africa subsahariana, le temperature sempre più alte di alcune regioni del Pakistan, la scorsa stagione estiva dell’ Australia orientale calda e secca, una transizione fra Nina e El nino, incerta e ancora da decifrare ci pongono degli interrogativi, ai quali solo un’ assidua ricerca e analisi del clima dei prossimi mesi potranno dare una risposta.
Ringraziando Maximiliano Herrera per il suo contributo di dati consiglio i lettori di visitare il suo sito per avere maggiori informazioni sui records termici di tutto il mondo. http://www.mherrera.org/temp.htm








