
Il grande recupero di quest'anno è molto più di un semplice dato statistico, potrebbe essere il primo grande riscontro di un vero e proprio cambio di tendenza nel global warming. Fonte www.ijis.iarc.uaf.edu
Abbiamo affermato fin dall’inizio della nostra costante analisi di questo minimo solare eccezionale, come gli effetti del minimo sulle temperature globali sarebbe stato l’ultimo di una serie di effetti concatenati fra di loro, prima di tutto climatici. A tal proposito abbiamo detto che la stessa essenza fisica della temperatura (come indice di uno stato di equilibrio termodinamico) ci faceva pensare che prima di registrare un crollo nelle temperature globali avremmo dovuto registrare un nuovo equilibrio termodinamico figlio di cambiamenti negli stessi equilibri climatici. Avevamo detto che avremmo dovuto a tal riguardo porre l’attenzione sulle possibili anomalie di alcuni importanti parametri:
· Ghiacci artici
· Monsoni
· ENSO
· ITCZ
· Regime degli uragani tropicali
Bene nei prossimi giorni e nei prossimi articoli sveleremo come per ognuno di questi parametri l’estate appena trascorsa e gli stessi ultimi giorni stiano segnando importanti anomalie che non possono essere assolutamente sottovalutate, punta di un iceberg climatico che nasconde un cambiamento che è solo agli inizi. In questo articolo partiremo con il primo grande protagonista climatico oggetto del nostro studio: i ghiacci artici.
I ghiacci artici rappresentano un aspetto essenziale del cosiddetto equilibrio termodinamico che costituisce la base del nostro sistema climatico. Infatti insieme alla calotta polare antartica questo fattore innesca una serie di feedback positivi che a seconda che il pack arretri o avanzi portano all’amplificazione o al rallentamento dei processi di global warming, infatti la superficie bianca del pack da un contributo essenziale nel riflettere la radiazione luminosa proveniente dal sole impedendole di trasformarsi in radiazione infrarossa e dunque di riscaldare il nostro pianeta, pensate che l’albedo di un oceano, cioè la parte di luce riflessa in rapporto a quella incidente, è di 3,5% mentre quella di una distesa di ghiacci come quella del pack è dell’ 80%, solo questi dati dovrebbero far riflettere sull’importanza di questo elemento climatico che oggi andiamo ad analizzare.
Bene i ghiacci artici hanno destato negli ultimi anni, appunto per la loro importanza climatica, parecchie preoccupazioni fra gli scienziati e i dati che riferivano di forti riduzioni del pack artico avevano fatto gridare al disastro e all’imminente scioglimento totale della calotta estiva addirittura entro il 2050. Soprattutto quando a settembre del 2007 il pack artico raggiunse il suo minimo storico da quando si fanno le rilevazioni (4.254.531 Km2), molti scienziati pensarono che il feedback positivo dovuto alla maggiore albedo oceanica rispetto a quella del pack, avrebbe provocato dei minimi successivi sempre più bassi, la situazione appariva quanto mai drammatica in quanto l’erosione del 2007 aveva irrimediabilmente distrutto una quantità enorme di ghiacci pluriennali depositatisi insomma in un lungo periodo di tempo, che avrebbero dunque lasciato il posto l’anno seguente a ghiacci giovani più facili da scalfire al nuovo disgelo.
Dunque le previsioni dei climatologi erano fosche, ma nel 2008 quando i ricercatori si aspettavano una nuova debacle del pack artico con grande sorpresa l’estensione della calotta artica, pur facendo segnare un nuovo minimo al di sotto dei 5 milioni di chilometri, segnò un avanzamento, rispetto all’anno precedente, di ben 464.063 chilometri quadrati, all’epoca si disse che le particolari condizioni oceaniche, con un fenomeno di nina in pieno svolgimento avevano facilitato questo recupero. Alla vigilia dell’estate 2009 però la configurazione generale era cambiata rispetto al 2008, con non solo un ENSO appena passata al segno positivo, e con le anomalie positive oceaniche, facilmente correlabili all’arretramento dei ghiacci artici, in preoccupante salita con il record di tutti i tempi, secondo i dati NOAA, raggiunto ad agosto. Bene allora ci saremmo aspettati vista la strutturale debolezza dell’artico (con vaste aree di ghiacci monoannuali o al massimo biennali) una forte ritirata se non come quella del 2007 almeno come quella dello scorso anno, invece oggi, quando ormai il minimo raggiunto il 13 settembre appare quello definitivo ci ritroviamo con un valore di 5.249.844 chilometri quadrati con un avanzamento di 531.250 maggiore perfino di quello dello scorso anno, e maggiore della più ottimistica previsione dei modelli matematici.
Su quali siano le cause di questo avanzamento ancora gli scienziati non sono concordi, sicuramente l’attuale anomalia termica oceanica negativa fissa sul nord atlantico da almeno 13 settimane potrebbe esserne una causa della quale parleremo prossimamente, ma la causa ultima a nostro avviso potrebbe risiedere proprio nel minimo solare in pieno atto. A dispetto poi di chi parla degli effetti non immediati di questo minimo possiamo sottolineare come l’avanzamento dei ghiacci artici del 2008 potrebbe essere fra i primi effetti di un minimo solare che aveva iniziato il suo minimo solo nel febbraio dell’anno precedente. Siamo sempre stati convinti che i ghiacci artici quest’estate sarebbero avanzati, e la nostra convinzione non partiva da un cieco atto di fede ma da una precisa logica scientifica. Infatti se è vero che la bassa attività solare incide sullo scudo magnetico terrestre indebolendolo e favorendo di conseguenza una maggiore concentrazione dei raggi cosmici con minore incidenza della radiazione solare, questa minore incidenza si sarebbe dovuta ripercuotere su tutto il globo, ma i maggiori effetti, inizialmente li avremmo dovuti avere proprio sul polo nord nel periodo estivo, avulso dai fenomeni di inerzia termica che gli oceani tropicali e equatoriali a lungo riscaldati in questi decenni di global warming avrebbero potuto apportare in quelle zone mascherando così il cambiamento. Questa costituisce dunque, a nostro avviso, la prima prova dell’influenza del minimo solare sulla troposfera, dedicheremo altri articoli sulle conseguenze a breve termine di questo recupero artico, e ne dedicheremo altri per sottolineare le altre prove che ci portano ad affermare che il cambiamento climatico verso il global cooling sia già iniziato.








