Ambiente fenomenico o ambiente attuale?
Per il bene di tutti.
Nel panorama ambientale italiano sembrerebbe che la politica si stia facendo trascinare in uno stagno melmoso da repentini e disastrosi “fenomeni” naturali.
Spesso si costituiscono in tempo record unità di crisi che in tempi altrettanto brevi cercano affannosamente di risolvere l’aspetto fenomenico di un problema.
Certo in taluni casi la teoria sarebbe solo tempo perso e si esige un intervento tempestivo su situazioni devastanti. Ma se per un attimo ci soffermassimo sull’ attualità di qualcosa il discorso cambierebbe.
Anche in questo caso ritengo di dover fare una velocissima risemantizzazione dei due termini e concetti cardine oggetto di questo articolo.
Quando parlo di fenomeno intendo tutto ciò che si presenta a noi e che conosciamo attraverso i sensi: insomma tutto ciò che “sentiamo”. Per attualità invece intendo una cosa che ne contiene un’altra, che si riferisce a un’altra cosa: per intenderci, non si tratta di una cosa che è presente ma di una cosa che sta presente in un’altra.
Tutto ciò che accade in natura nel bene o nel male, per fortuna o purtroppo è già presente, i latini direbbero: è in nuce e talvolta si presenta ai nostri occhi così com’è ma noi pieni d’ingenuità crediamo che il fenomeno sia una cosa “fuori dal mondo” che, per incanto, venga giù come una punizione voluta da un dio minore.
Ora, dis-allontanandoci dall’aspetto puramente filosofico della questione è opportuno procedere in senso “attuale”e a tal proposito preciso che il discorso fatto finora riguarda l’ambiente naturale ovvero quella mescolanza di fenomeni che la natura ci riserva ogni giorno.
Altra cosa è l’ambiente “attuale”. E’ lì che la natura soccombe a causa delle scelte azzardate di un homo faber sempre più disposto a scommettere sulla sua pelle e su quella dei suoi simili. Ma sappiamo bene che chi scommette spesso è portato ad alzare la posta in gioco e se non si sa scommettere si perde tutto. Spesso le situazioni sconvolgenti non sono provocate dall’acredine che viene scatenata su di noi da madre Natura.
Un esempio è dato dallo scenario che si presenta ai nostri occhi sul litorale della costa verde di Taranto, la città dei due mari e del mostro d’acciaio, un’ingente mole di ferro rugginoso da lavorare o già lavorato giace in una fabbrica siderurgica a picco sul mare e impiantata a 100 metri dalle zone abitate. L’uomo ha provocato per decenni dei fenomeni negativi irreversibili!
Questa scelta sarà stata partorita dalla mente di un beota o è il frutto velenoso della mancata considerazione dell’attualità di un ambiente? Di certo è stata la forza innaturale dell’uomo a produrre una tale sciagura ambientale e questa forza Lui l’ha sempre avuta.
Negli anni ‘60 un colosso d’acciaio di tale portata non si era mai visto prima e a dire il vero la forza dell’uomo è sempre stata superiore a quella della natura, lo leggiamo anche nel Coro dell’Antigone di Sofocle; ascoltiamone un passo:
Molte ha la vite forze
tremende; eppure più dell’uomo nulla,
vedi, è tremendo.
Va sul mare canuto
nell’umido aspro vento,
solcando turgidezze che s’affondano
in gorghi sonori
E la suprema fra gli dèi, la Terra,
d’anno in anno affatica egli d’aratri
sovvertitori e di cavalli preme
tutta sommovendola.
Tornando ai giorni nostri.. è palese che ambiente responsabile e teorie della responsabilità, della fine degli anni ‘70, non hanno rallentato il cammino dell’homo faber al quale ieri andava bene tutto perché puzzava la fame mentre oggi è intento a riordinare il malfatto grazie a numerose leggi che salvaguardano l’uomo e il suo lavoro.
Il fenomeno, dunque, spesso lo creiamo noi deus ex machina del mondo attuale, consapevoli e strafottenti, disposti cartesianamente a procedere mascherati: per il bene di tutti.








