Nel 1979 la banca mondiale introdusse i prestiti a sostegno di Stati con forti squilibri di debito estero, tra gli obiettivi da centrare emergeva con urgenza lo smantellamento del sistema a partecipazione statale.
Il risultato fu immediato: l’Africa sub sahariana fu definitivamente cancellata dalla geografia politica delle Nazioni Unite.
Nel 1992 quella strategia politica fu ribattezzata Consenso di Washington.
L’aggiustamento strutturale non funzionò in Stati retti da una forte partecipazione statale, lacerati da anni di guerre interne e da dispotismi poco illuminati.
Un esempio è rintracciabile in quello che possiamo definire, sul piano geografico, un paradiso tropicale di rara bellezza: il Mozambico.
Con circa 20 milioni di abitanti, il Mozambico confina a nord con la Tanzania, il Malawie e lo Zambia, il Canale di Mozambico a est lo divide dal Madagascar mentre a sud confina con il Sudafrica e a ovest con lo Zimbabwe e lo Swaziland.
La capitale Maputo è abitata da più di un milione di persone e a sud incontra l’oceano Indiano:
spettacolare è il litorale oceanico.
La costa che si estende per circa 3000 Km rappresenta il polo d’attrattiva turistica più interessante mentre l’Ila de Moçambique con i suoi siti storici è da qualche anno patrimonio UNESCO.
L’elenco di queste località potrebbe proseguire nell’avvolgente e rassicurante poltrona di un’agenzia viaggi dove si sogna ad occhi aperti ma l’intento per chi scrive è quello di spostare il focus d’attenzione sul “reale” sperando di non inciampare in scritti al sublimato corrosivo e al contempo superare l’atteggiamento ancillare proponendo un ritratto “al rovescio” di tutto quello che realmente è la terra del Mozambico.
L’etica è il non sintetizzabile per eccellenza e tende verso un orizzonte di disincanto che ci allontana da “visioni” di paradisi terrestri incontaminati e da infuocati inferni danteschi.
Il qui ed ora è “cosa altra” soprattutto quando rigirando la medaglia del paradiso terrestre scopriamo l’inferno dei tempi moderni.
Questa terra non ha una bella storia da raccontare. Purtroppo non è possibile.
Il Mozambico fu guidato del 1932 al 1968 da un dispotismo sfrenato, quello di Salazar, e dopo profonde guerre intestine tra gruppi indipendentisti (Frelimo –Renamo) durate per circa un decennio fu proclamata l’indipendenza dal Portogallo nel 1975.
Oggi, dei 168 milioni di persone la metà è analfabeta, l’età media si aggira intorno ai quarant’anni e le malattie infettive affliggono intere popolazioni.
Sarebbe auspicabile il sorgere di una politica attiva che rifiuti improbabili consensi.
Non saranno i cosiddetti processi di sgocciolamento della ricchezza o le tesi ugualitarie di matrice Rawlsiana infarcite di “veli d’ignoranza” a risolvere il problema povertà-ambiente ma la volontà politica di recuperare l’identità di un paese promuovendo l’eccellenza ambientale attraverso progetti eticamente regolati e ampiamente condivisi, non prima di aver reso questi paesi liberi dall’imbarazzo di un DEBITO estero incommensurabile.
L’incipit in apertura ci riporta al 1979, nello stesso anno R.Darendorf scrisse: “ I paesi possono essere descritti in termini di chances di vita che offrono, di opportunità” (La libertà che cambia 1979).
Qual è l’opportunità, la chance di vita in questa splendida terra creata dal buon Dio e spesso dimenticata dagli uomini?
Meditate..








