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CACCIA AL PELLET RADIOATTIVO

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Ancora sequestri di ecocombustibile contaminato. Chi ne possiede deve chiamare la polizia. Nel nostro paese 700.000 stufe con questo sistema.

Dopo il sequestro di diecimila tonnellate di alcuni giorni fa, si moltiplicano le segnalazioni dei cittadini. In Valle d'Aosta, da dove è partita l'inchiesta che coinvolge 30 città, la fornitura di combustibile contaminato è giunto a febbraio tramite un rivenditore di Saint-Christophe. La polizia ha sequestrato nel magazzino poco meno di 1500 sacchetti. La Protezione civile consiglia a tutta la popolazione in possesso del combustibile della marca indicata di contattare i numeri telefonici 115 dei Vigili del fuoco e 113 della Questura per il corretto smaltimento del combustibile. "Il materiale stoccato nei sacchetti o comunque allo stato inerte, si legge nella nota diffusa dalla Regione, non risulta essere dannoso per la salute della popolazione".

Un carico dalla Lituania. Nell'eco-combustibile domestico proveniente dalla Lituania e sequestrato in tutta Italia sono state rilevate tracce di Cesio137. La sostanza radioattiva è prodotto dalla detonazione di armi nucleari e dai reattori delle centrali nucleari. "I pellet contaminati, ha spiegato il questore di Aosta, Salvatore Aprile, non sono pericolosi per la salute dell'uomo quando sono inerti, mentre lo possono essere i fumi prodotti dalla loro combustione, così come le ceneri".

Il mercato. L'Italia rappresenta uno dei maggiori mercati europei per i sistemi di riscaldamento con il pellet, ecocombustibile che utilizza biomassa naturale in Europa. Circa l'80% delle vendite - afferma il sito www.pelletitalia.org - riguarda stufe a pellet di media potenza utilizzate principalmente in singoli ambienti domestici. Il restante 20% riguarda invece sistemi di riscaldamento centralizzato come termostufe, termocaldaie e termocamini.

Secondo i dati Coldiretti, si stima la presenza di oltre 700mila stufe alimentate a pellet in Italia e negli ultimi cinque anni si verificato un aumento dei consumi nazionali del 400% secondo le ultime rilevazioni dall'associazione di settore (Aebiom).

Tra produzione nazionale ed importazioni in Italia - afferma Coldiretti - sono utilizzati circa un milione di tonnellate di pellet, per la grande maggioranza di provenienza nazionale, anche se negli ultimi anni sono aumentate le importazioni dai Paesi dell'Est europeo.

L'associazione dei coltivatori consiglia di scegliere il made in Italy, con prodotti che garantiscono la tracciabilità. "E' necessario investire sulla produzione di energia rinnovabile dell'agricoltura italiana che è ottenuta per oltre il 70% da biomasse combustibili dove sono completamente assenti i rischi di contaminazione nucleare".

 

 



Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Giugno 2009 19:53  
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