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Meteoscienze.it testata giornalistica telematica reg. Tribunale di Taranto n.1750, dir. resp. Alessandra Carpino A LEZIONE DI CAMBIAMENTI CLIMATICI LE PARTICOLARI STAGIONI ESTIVE DEL 2002 E DEL 2003 E GLI ANNI PIU' RECENTI
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LE PARTICOLARI STAGIONI ESTIVE DEL 2002 E DEL 2003 E GLI ANNI PIU' RECENTI

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La stagione estiva del 2002 in Italia è stata registrata ed archiviata come la più piovosa degli ultimi anni. Si ebbero forti ondate di calore, una alla fine di giugno e l’altra nella prima decade di luglio, tanto da far prevedere l’inizio di una stagione torrida. Ma, con l’instaurarsi di un potente ed anomalo anticiclone sulla Scandinavia e la latitanza dell’anticiclone delle Azzorre sul Mediterraneo centro occidentale, si formò un canale perturbato sul Mediterraneo, Italia compresa, causando quel lungo periodo piovoso che caratterizzò quella stagione.Ne risentì subito il turismo balneare, e chi aveva preferito le Alpi e l’Appennino dovette fare i conti con un autunno anticipato. Particolarmente piovoso e freddo fu il mese di agosto, tanto che, in alcune località del centro nord Italia (Dolomiti, Valle d’Aosta, Appennino centro settentrionale e Umbria) si è dovuto ricorrere all’apertura anticipata degli impianti di riscaldamento.

 

Se l’estate del 2002 è risultata la più piovosa e fredda, quella successiva del 2003 è annoverata come la più calda degli ultimi 50 anni, tanto è stata torrida e lunga.Il mese di aprile del 2003 fu l’ultimo di un inverno rigido e nevoso, benché le proiezioni stagionali indicassero la stagione estiva come perturbata e fresca. Le cause di tanto calore sono da addebitare ad un canale depressionario formatosi sul medio e basso Atlantico, nonché sulla Penisola Iberica, estendendosi fin sulle Isole Baleari e lo Stretto di Gibilterra, a causa della posizione anomala dell’Anticiclone delle Azzorre sulla Groenlandia*.

L’estate del 2003 è stata la più calda e lunga dall’inizio del XXI secolo, si sono registrati i più alti tassi di ricoveri e decessi fra gli anziani e categorie più deboli (bambini).La lunga serie di impulsi caldi di origine Sahariana ha fatto impennare ovunque i termometri fino a sfiorare i 50° gradi in alcune località del Sud Italia, un fenomeno durato dalla seconda decade di aprile e conclusasi a fine agosto. Alla caldissima estate del 2003 sono seguite quelle più fresche del 2004 e del 2005. Soprattutto quest’ultima è stata dinamica, col prevalere del maestrale impetuoso e rare occasioni piovose. La stagione estiva del 2006 è trascorsa all’insegna della normalità climatica, così come quella del 2007, ma quest’ultima ha fatto registrate il più alto numero di incendi boschivi. 

Dal punto di vista meteorologico l’Italia è divisa in due parti: il centro nord spesso ha risentito di tempo perturbato e fresco, tanto da compromettere il settore turistico balneare; il Sud Italia, a causa della sua posizione, ha visto il succedersi di intense rimonte sub tropicali, con picchi termici al di sopra dei 40°C, siccità prolungata e danni all’agricoltura. Questo alternarsi di stagioni calde a stagioni più fresche e umide potrebbe essere segno evidente di una continentalizzazione dell’attuale regime climatico mediterraneo e quindi italiano.  



*A causa degli Indici Teleconnetivi in forte calo, fra cui la Nao (North Atlantik Oscillation) e la Ao (Artic Oscillation), si è verificata una stagione monsonica particolarmente intensa, coadiuvata anche dal fenomeno del Niño nel Pacifico che accentua la presenza nonché la persistenza dell’Anticiclone Africano (sub tropicale continentale) sul Mediterraneo e sull’Italia. Ciò fu la causa di record pluviometrici insolitamente alti che si registrarono in India. Mentre tutta l’Africa Sub Sahariana, di solito alle prese con una siccità quasi perenne, venne a trovarsi in un anomalo e persistente regime pluviometrico. Ciò causò un innalzamento dell’ ITCZ (Intertropical Convergence Zone) sin verso l’Equatore, causando la continua risalita verso nord dell’Anticiclone Africano, che oltre a penalizzare fortemente l’Italia sotto una soffocante miscela di caldo e umidità, si spinse sulla Francia e sulla Germania, causando oltre 35000 decessi fra le persone anziane, diversi ricoveri per malori causati dalla forte calura, gravi e seri problemi all’agricoltura a causa della siccità. Gli studiosi riscontrarono un avvio del clima verso un eccessivo riscaldamento, con il Mediterraneo a rischio tropicalizzazione e i paesi adiacenti a rischio desertificazione. In Italia fu un ripetersi di incendi boschivi a catena, la temperatura superficiale dei mari italiani raggiunse valori record (fra 27° e 30°C), tanto da far crescere la preoccupazione circa la probabile formazione di uragani sul Mediterraneo, tesi che fu smentita da altri studiosi, in quanto il Mediterraneo, essendo un mare chiuso e poco profondo, non può originare uragani. Il persistere di una bassa pressione sulla Spagna incrementò la continua risalita verso l’Italia di masse d’aria arroventate provenienti dal cuore del Sahara, che, attraversando il mare, si inumidivano, formando una fastidiosa cappa caldo umida sul cielo della Penisola, rendendo l’aria irrespirabile e opprimente nelle grandi città.


Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Novembre 2009 19:21  
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