Il regime climatico mediterraneo influenza tutti i paesi che sono bagnati dall’omonimo mare. È caratterizzato da un’estate asciutta e siccitosa a differenza del regime climatico oceanico dell’Europa occidentale, che vede i massimi accumuli pluviometrici nel trimestre estivo. La siccità estiva del regime climatico mediterraneo è dovuta all’espandersi sui paralleli della sub tropicale dinamica oceanica, che si identifica con l’anticiclone delle Azzorre, deviato sul Mediterraneo dall’alzarsi di latitudine del flusso zonale atlantico, una serie di cicloni mobili che corre da ovest verso est, inserito nel flusso occidentale delle medie latitudini (quello mediterraneo).
Tale flusso, durante la stagione autunnale/invernale, investe il Mediterraneo occidentale, attraversando l’Italia, fino ai Balcani.Nel trimestre estivo (giugno/agosto) il flusso zonale atlantico tende a salire di latitudine posizionandosi sulla media e alta Europa, lasciando a secco il Mediterraneo, ove si genera un anticiclone termico, dovuto alle acque fresche del mare. Tale anticiclone richiama l’alta pressione delle Azzorre, formando un ponte anticiclonico esteso fino alla Grecia, determinando sulla penisola italiana un tempo stabile, siccitoso, quasi monotono. Solo sui monti, nel primo pomeriggio, si formano dei temporali (termo convettivi) che in parte recano un sollievo, ma trattasi di fenomeni brevi e localizzati, che non risolvono i problemi idrici, in quanto il giorno seguente il sole ristabilisce di nuovo il tutto.
L’estate mediterranea è caratterizzata dalle fresche brezze, venti periodici che durante il giorno (dal primo mattino fino al tardo pomeriggio) provengono dal mare verso la terra, mentre nelle ore notturne si instaura il ciclo opposto, ossia dalla terra verso il mare.Per il mutamento climatico in atto, tali regole stanno cambiando. Dal 2002 si è entrati in un nuovo ciclo, non più flusso zonale dominante, ma un flusso meridiano (nord/sud e viceversa); le estati del 2002 e del 2003 ne sono state un classico esempio. Ciò denota come il classico regime climatico mediterraneo abbia assunto un carattere più a regime continentale, con due fattori nuovi, il vortice polare e l’anticiclone sub tropicale continentale. Specialmente quest’ultimo si è manifestato spesso sul Mediterraneo anche nei mesi invernali.Sembra che la frequente presenza di tale figura barica sul Mediterraneo e sull’Italia possa essere attribuita al fenomeno del Niño (un anomalo surriscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico al largo delle coste Peruviane).
Il Niño sconvolge il clima del pianeta con gravi conseguenze da zona a zona.Secondo alcuni climatologi americani il clima europeo, compreso quello italiano, non risente affatto del Niño; secondo un'altra scuola di pensiero invece si pensa che il Niño influenzi anche il clima europeo.E’ stato notato di recente che, in alcuni anni, imperversando il Niño, la presenza dell’anticiclone africano sul Mediterraneo assume notevole durata e persistenza.Nel 2007 è subentrata la Niña (al contrario del Niño trattasi di un raffreddamento delle acque dell’Oceano Pacifico), stesso discorso del Niño sull’influenza del clima in Europa. La presenza della Niña in Italia è spesso causa di stagioni invernali caratterizzate da periodi siccitosi ma molto freddi, poiché il fenomeno causa il distendersi dell’anticiclone delle Azzorre sui paralleli mediterranei, interessando anche l’Italia, causando una classica situazione di blocco, quindi le irruzioni fredde tipiche dell’ inverno, provenienti da nord est, nonché i fronti perturbati atlantici che giungono sterili sulla penisola, non recando fenomeni di rilievo, ma solo forte vento e qualche modesta nevicata e poca pioggia, come si è verificato nella stagione invernale del 2007 e principalmente nel mese di febbraio.La variazione del regime climatico mediterraneo, secondo lacune fonti, potrebbe essere associata al presunto rallentamento della Corrente del Golfo, misurata con l’indice tele connettivo AMO (Atlantik Mittle Oscillation), dovuto allo sciogliersi della banchisa groenlandese, conseguenza diretta del riscaldamento globale di origine antropica.
Se le acque dell’Oceano Atlantico settentrionale diventeranno sempre meno salate per l’aumentato apporto di acque dolci, gli scienziati sostengono che non è da escludersi il rallentamento di tale meccanismo, con conseguente fase di raffreddamento della regione nord europea, che ora gode di condizioni climatiche miti favorite appunto dalla Corrente del Golfo.Si pensi alle differenze di temperatura che si riscontrano sulle due sponde dell’Atlantico alla stessa latitudine, tra la Norvegia e la Groenlandia, o anche l’Isola di Baffin e la parte settentrionale del Labrador. L’interruzione della Corrente del Golfo potrebbe anche innescare una nuova glaciazione come quella immaginata nel film di Rolland Emmenrich “The Day After Tomorrow” (L’alba del giorno dopo), trasmesso con enorme successo in tutta Italia nel 2003, o nel notissimo rapporto fantapolitico commissionato dal Pentagono a P. Schwartz e D. Randall. “Abbiamo delineato, affermano i due autori, uno scenario di cambiamento climatico che, sebbene non sia il più probabile, è plausibile e minaccerebbe la sicurezza nazionale degli Stati Uniti in un modo che dovrebbe essere preso in considerazione immediatamente”.








