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Meteoscienze.it testata giornalistica telematica reg. Tribunale di Taranto n.1750, dir. resp. Alessandra Carpino A LEZIONE DI CAMBIAMENTI CLIMATICI I CAMBIAMENTI CLIMATICI: LE POLITICHE ERUOPEE
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I CAMBIAMENTI CLIMATICI: LE POLITICHE ERUOPEE

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Il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori sfide che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi anni. L’aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, la maggiore frequenza  degli episodi di siccità e delle alluvioni sono tutti sintomi di un cambiamento climatico ormai già in atto. I rischi per il pianeta e per le generazioni future sono enormi e ci obbligano ad intervenire con urgenza.L’Unione Europea è impegnata in questo campo da molti anni, sia sul piano interno che a livello internazionale e ha fatto della lotta al cambiamento climatico una delle priorità del suo programma di interventi.

Gli obiettivi che la UE si propone sono i seguenti:

·         promuovere un consumo più efficiente energia ed sviluppare le fonti rinnovabili;

·         favorire trasporti più puliti;

·         responsabilizzare le imprese senza comprometterne la competitività;

·         favorire una gestione sostenibile del territorio e dell’agricoltura;

·         favorire la ricerca e l’innovazione. 

Sulla base  dei lavori effettuati con il programma europeo  per il cambiamento climatico (ECCP), l’Unione Europea ha elaborato una strategia climatica realistica fondata su misure concrete intese a contenere l’aumento della temperatura entro 2°C rispetto ai livelli preindustriali. A tal fine ha proposto un piano d’azione per i paesi membri (A Energy Policy for Europe), che prevede entro il 2020 di ridurre del 20% le emissioni di CO2 ed entro la stessa data di aumentare del 20% l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Tale importante impegno assegna all’Europa la leadership mondiale nella politica ambientale globale. Tuttavia, per il momento, pare ad esempio rinviato il provvedimento che dovrebbe obbligare i costruttori di auto a ridurre i gas di scarico degli autoveicoli, i cui valori medi sono oggi attestati sui 163 grammi di CO2 per chilometro percorso. È la prova che tra le buone dichiarazioni di intenti e le azioni concrete, anche minime, c’è ancora una lunga strada da fare, nonostante che l’azione diplomatica dell’Europa sia stata determinante per l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Al settore dei trasporti è ormai imputabile la maggioranza relativa delle emissioni di gas serra in quasi tutti i paesi avanzati, fra cui l’Italia, che è ben lontana dall’aver finora ottemperato agli impegni di Kyoto ed è anche una tra le nazioni europee meno virtuose.



Ultimo aggiornamento Domenica 11 Ottobre 2009 10:51  
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