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La desertificazione consiste in un processo di “degrado delle terre nelle zone aride, semiaride, sub umide e secche provocato dalle variazioni climatiche e dalle attività umane. Le zone aride, semi aride, sub umide e secche sono rappresentate da quelle aree, escluse le zone polari, dove il rapporto tra le precipitazioni annue e l’evapotraspirazione potenziale si situa nell’intervallo tra 0,05 e 0,65 (www.nasa.gov). Il concetto fondamentale che sta alla base della desertificazione è quindi rappresentato dal degrado delle terre. A riguardo è opportuno riferirsi alla definizione dell’UNCCD (1994), dove si parla di diminuzione o scomparsa della produttività biologica o economica della complessità delle terre coltivate e non irrigate, delle terre coltivate irrigate, dei percorsi, dei pascoli, delle foreste, o delle superfici boschive in seguito all’utilizzazione delle terre, alle attività dell’uomo e ai suoi modi di insediamento. La desertificazione si manifesta con la comparsa dei seguenti fenomeni: 1) erosione del suolo provocata dal vento e dall’ acqua; 2) deterioramento delle proprietà fisiche, chimiche, biologiche o economiche dei suoli; 3) scomparsa a lungo termine della vegetazione naturale.
Nel contesto dei cambiamenti globali, il problema della desertificazione si presenta come un fenomeno determinato sia da componenti naturali (il clima e il connesso ciclo dell’acqua), sia antropiche, ovvero l’uso delle risorse ed in particolare le modalità con le quali l’uso e la gestione della risorsa suolo interagiscono con il ciclo dell’acqua. Fra queste due determinanti del fenomeno, in passato una maggiore enfasi veniva generalmente posta sull’azione dell’uomo, tant’è che, prima della definizione data dall’UNCCD, il fenomeno veniva ricondotto sostanzialmente a cause di natura antropica (Rubio, 1995). Nel terzo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) del 2001, l’analisi disponibile non riusciva ancora a fare chiarezza sulla coesistenza di questi due fattori determinanti. Fra le principali cause della desertificazione, il rapporto sottolineava il ruolo di pratiche agricole e pascolamento non sostenibili e della deforestazione. Rispetto ai cambiamenti climatici, si metteva in luce come la desertificazione comporti degli impatti sul clima attraverso l’aumento di temperatura in superficie come diretta conseguenza dei cambiamenti nella vegetazione. Si faceva inoltre riferimento a cambiamenti nel potere di assorbimento del carbonio o nelle emissioni di metano nelle aree desertificate. Quindi, si vedeva la desertificazione più come uno dei fattori che contribuiscono ai cambiamenti climatici, che come uno dei loro effetti. Il quarto e recentissimo rapporto dell’IPCC (2007) indica finalmente che il cambiamento climatico e la pressione antropica legata all’utilizzo della terra probabilmente comportano impatti sinergici sugli ecosistemi e sulle specie delle aree desertiche che potrebbero essere compensati almeno in parte dai benefici in termini di produttività della vegetazione e sequestro del carbonio dovuti all’aumento della CO2 nell’atmosfera. L’effetto netto di questi trend sarebbe con molta probabilità diverso da regione a regione. La co-azione di determinanti antropiche e naturali, cui i cambiamenti climatici contribuiscono in modo diretto, ma anche e soprattutto indiretto, appare evidente in primo luogo attraverso il bilancio dell’acqua e le sue interazioni con il comparto suolo, siccità, erosione, ecc. La desertificazione infatti è strettamente connessa a caratteristiche climatiche quali l’aridità, la siccità e l’erosione prodotta dalle precipitazioni. Dunque una variazione di questi fattori in un certo contesto territoriale a seguito di cambiamenti climatici implica inevitabilmente variazioni dell’intensità con cui i fenomeni di desertificazione si manifestano. I temi della desertificazione, e più in generale, del degrado delle terre e dei cambiamenti climatici sono generalmente trattati da due filoni di ricerca distinti e, di questi, il secondo è sicuramente molto più vasto e consolidato. |