È esplosa recentemente la questione dell’oscuramento globale (global dimming), ovvero del fenomeno che negli ultimi decenni ha portato a una considerevole riduzione della quantità di luce solare che arriva sulla superficie terrestre. Questo effetto è dovuto molto probabilmente all’inquinamento e alle polveri che stiamo immettendo nell’atmosfera. In via di principio l’oscuramento globale potrebbe anche essere una buona cosa, dato che l’oscuramento potrebbe contrastare il riscaldamento dell’atmosfera dovuto all’aumento di gas serra emessi dai combustibili fossili. Ma in realtà la conseguenza grave di queste osservazioni è che l’effetto riscaldante della CO2 potrebbe essere molto superiore di quanto si ritenesse finora. Ovvero, il riscaldamento globale potrebbe essere un problema talmente grave che potremmo essere condannati a continuare ad inquinare l’atmosfera per evitare danni peggiori. Come se stessimo cavalcando una tigre: dopo che ci siamo saliti sopra, non possiamo più scendere. Il primo rapporto sull’oscuramento globale risale al ricercatore giapponese Ohmura nel 1986. Da allora l’argomento è stato trattato sulle riviste scientifiche, ma è rimasto ignoto ai più e il problema non è mai emerso nei tanti dibattiti sull’effetto serra e sul riscaldamento globale. Solo nel 2003 TheGuardian ha pubblicato il primo articolo apparso sulla stampa sull’argomento.
La faccenda è esplosa verso la fine del 2004 e il programma della BBC andato in onda il 15 gennaio 2005 ha dato probabilmente la spinta necessaria per far diventare l’oscuramento globale un argomento bollente, dibattuto sui giornali e su tutti i forum che si occupano del cambiamento climatico, perlomeno su quelli in lingua inglese. Al momento in cui queste note vengono scritte una ricerca con Google trova circa 13.000 riferimenti al “global dimming”. Di questi, circa 12.000 sono apparsi soltanto negli ultimi tre mesi. In Italia, per il momento, il termine “oscuramento globale” è pochissimo noto, ma si può presumere che, come succede di solito, l’ondata di interesse nata nel mondo anglosassone arriverà anche da noi in tempi brevi. I rapporti parlano di un abbassamento di luminosità che è impressionante in alcune zone, dal 1950 a oggi: il 22% di diminuzione in Israele, il 9% in Antartide, 10% negli USA e addirittura il 30% in Russia. L’oscuramento medio su tutto il pianeta sembra essere molto minore, misurabile intorno al 3%, un valore comunque non trascurabile. L’interpretazione è che questo effetto non ha niente a che vedere con cambiamenti della luminosità del Sole, che rimane costante o che, al massimo, ha delle minime variazioni.
Cambiamenti così massicci, soprattutto nell’emisfero Nord, possono essere soltanto spiegati come dovuti alle particelle emesse dalla combustione degli idrocarburi che formano un aerosol nell’atmosfera. Queste particelle rimangono nell’aria per un lungo periodo e fanno da nuclei di condensazione per la formazione di nuvole. Di conseguenza, il cielo diventa sempre più nuvoloso e riflette indietro la luce solare. Sembra che una causa importante di questa riflessione siano le scie degli aerei in alta quota. Si attribuiscono all’oscuramento globale fenomeni quali la desertificazione e la siccità in alcune zone del pianeta. È possibile che molti fenomeni di cambiamento climatico osservati negli ultimi anni anche in Italia siano attribuibili a questo fenomeno, per esempio siccità, spostamento delle perturbazioni invernali, riduzione delle portate dei fiumi ed altre cose. L’oscuramento globale è un elemento nuovo e di grande importanza nella comprensione di come funziona il meccanismo climatico del nostro pianeta, compresi gli effetti dell’attività umana sullo stesso.
Si sa che il prodotto della combustione degli idrocarburi fossili (CO2) si sta accumulando nell’atmosfera. È stato anche osservato che negli ultimi decenni il pianeta si è riscaldato di circa 0.6 gradi centigradi rispetto alle temperature medie degli ultimi 150 anni. L’incremento della concentrazione della CO2 e il riscaldamento sembrano andare di pari passo e i modelli fisici del clima confermano che esiste una correlazione fra le due cose. Secondo le stime, il riscaldamento globale potrebbe diventare rovinoso durante il secolo corrente se non si fa qualcosa per limitare la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera. Questa è la ragione del trattato di Kyoto e di molti altri provvedimenti proposti o messi in atto per ridurre l’uso degli idrocarburi fossili. L’effetto riscaldante della CO2 viene detto “effetto forzante”. Come è ovvio, ci sono molti altri effetti che possono influenzare la temperatura terrestre, per cui l’effetto forzante viene calcolato mediante modelli piuttosto complessi che tengono conto di tutti i fattori. I risultati dei calcoli potrebbero essere modificati dalle ultime novità sull’oscuramento globale. Se l’oscuramento, come sembra, tende a raffreddare il pianeta, ma ciò nonostante osserviamo un riscaldamento, questo vuol dire che l’effetto della CO2 è molto più intenso di quanto i modelli ci hanno indicato fino ad ora. Questa interpretazione sembrerebbe confermata anche dall’osservazione di altri fattori, quali per esempio il contributo del sequestro del calore nelle profondità oceaniche, che potrebbe averci fatto sottostimare l’effetto forzante della CO2.
Tutto questo potrebbe significare che viviamo in un equilibrio assai precario fra due fattori contrastanti, uno di riscaldamento e l’altro di raffreddamento. Se uno dei due dovesse prendere il sopravvento saremmo nei guai. In particolare, la riduzione rapida dell’inquinamento atmosferico potrebbe, paradossalmente, fare più danni di quanti ne rimedi, causando un riscaldamento globale disastroso. D’altra parte, l’inquinamento atmosferico è estremamente dannoso per la salute umana. Decisamente, cavalcare la tigre dei combustibili fossili non è stata una buona idea: rischiamo di esserne divorati. Di fronte a una situazione complessa come quella del clima terrestre, è ancora presto per fare affermazioni certe ed esiste sicuramente la possibilità di interpretazioni diverse e, sperabilmente, più confortanti di quelle che si ipotizzano in questo momento a proposito dell’oscuramento globale.
Di una cosa possiamo tuttavia essere certi, ovvero che questi dati, e altri che si stanno accumulando, evidenziano come il nostro ecosistema sia molto più fragile di quanto non si pensasse. C’è chi critica i sostenitori della necessità di intervenire sul clima con azioni come quelle previste dal trattato di Kyoto, sostenendo che “il clima è sempre cambiato”. Questa critica si ritorce contro se stessa: il clima è sempre cambiato perché è naturalmente fragile. Proprio per questo motivo l’intervento massiccio dell’uomo può fare dei danni immensi e in tempi brevi. Si tratta ora di prendere dei provvedimenti globali per rimediare. Il primo passo è incrementare e potenziare il trattato di Kyoto per la riduzione delle emissioni di CO2 con l’obiettivo di convertire nei tempi più rapidi possibili il nostro sistema produttivo planetario a un sistema a “emissione zero” mediante fonti rinnovabili. Allo stesso tempo, sarà necessario prendere provvedimenti attivi, come la riforestazione, per ridurre la concentrazione di CO2 nell’atmosfera. Non possiamo essere completamente certi di quanto sia grave la situazione, ma nel dubbio non è il caso di correre rischi (www.noaa.gov.us).
Ultimo aggiornamento Domenica 20 Settembre 2009 10:22
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